Inarrestabile fusione dei ghiacciai della Groenlandia: è il 20% in più di quanto pensavamo

Un nuovo studio riesce a quantificare anche l’ablazione glaciale sottomarina. In 40 anni sono scomparse 1.000 miliardi di tonnellate in più rispetto alle stime più accreditate oggi. Con un effetto minimo sull’aumento del livello dei mari. Ma con un impatto importante sulle correnti atlantiche. Da cui dipendono, tra le altre cose, la stabilità e mitezza del clima in Europa

Fusione ghiacciai Groenlandia: è il 20% in più di quanto pensavamo
Foto di Dylan Shaw su Unsplash

Il ritmo della fusione dei ghiacciai della Groenlandia aggiuntiva è di 40 Mt l’ora

(Rinnovabili.it) – La Groenlandia ha perso 1000 miliardi di tonnellate (Gt) di ghiaccio più di quanto stimato finora negli ultimi 40 anni. E continua a perderne al ritmo di 40 milioni di tonnellate ogni ora, l’equivalente dell’acqua che serve per riempire 16mila piscine olimpioniche. La causa principale è il riscaldamento globale e il suo impatto sugli oceani, che assorbono circa il 90% del calore in eccesso. Acque più calde, quindi, che hanno contribuito a una fusione dei ghiacciai della Groenlandia del 20% superiore rispetto alle stime più accreditate.

Lo ha calcolato un gruppo di ricercatori statunitensi basandosi su rilevazioni satellitari, grazie alle quali sono riusciti a conteggiare anche la fusione dei ghiacciai della Groenlandia che giacciono già sotto la superficie del mare. I metodi di misurazione adottati normalmente, infatti, sono efficaci solo per quantificare la perdita di massa glaciale in superficie. Per riuscirci, gli autori dello studio pubblicato su Nature hanno passato al vaglio oltre 236mila immagini satellitari e valutato l’ablazione glaciale che avviene sotto la superficie del mare misurando il ritmo del ritiro del fronte delle lingue glaciali.

Dal 1985 al 2022, la calotta glaciale della Groenlandia ha perso 5.091 ± 72 km2 di superficie, che corrispondono a 1.034 ± 120 Gt di ghiaccio svanite, e solo per il ritiro dei ghiacciai. La fusione analizzata in questo studio riguarda l’intera isola: nessuna lingua glaciale ne è immune.

Le conseguenze della fusione dei ghiacciai della Groenlandia

Quali sono le conseguenze? E perché questa fusione dei ghiacciai della Groenlandia aggiuntiva non è rilevabile misurando l’aumento del livello degli oceani globali, di cui l’isola è il secondo maggior contributore (le viene attribuito il 20% dell’aumento)? “La perdita di massa che riportiamo ha avuto un impatto diretto minimo sul livello globale del mare”, spiegano gli autori dello studio. Ma si tratta di una quantità di acqua dolce “sufficiente a influenzare la circolazione oceanica e la distribuzione dell’energia termica in tutto il mondo”.

Lo sversamento di tali quantità di acqua non salata nell’oceano Atlantico, infatti, modifica la salinità del mare e influisce sulle sue correnti. In particolare sul sistema di correnti regionali che fanno parte dell’AMOC, il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, da cui dipende il trasporto a livello globale di energia termica, ossigeno e nutrienti. I risultati di questo studio corroborano le evidenze di un rallentamento in atto dell’AMOC: è nello stato di massima debolezza da 1000 anni a questa parte.

Ed è possibile che si stia avvicinando ad un punto di non ritorno (tipping point). Così come la fusione dei ghiacciai della Groenlandia è ritenuta molto prossima al suo tipping point. Innescato il quale, la loro fusione totale sarebbe inevitabile, anche se avverrebbe nell’arco di alcuni secoli. Causando un aumento del livello dei mari globali di diversi metri.

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