Guerre dell’acqua, migranti climatici: cosa ci riserva il 2040 secondo i servizi segreti

Cosa succederebbe in un mondo senza cooperazione tra Stati per contrastare la crisi climatica? Se lo chiedono le 18 agenzie di intelligence degli Stati Uniti in un rapporto chiesto da Biden. Acqua, migrazioni, Artico e geoingegneria al centro del dossier

guerre dell'acqua
Foto di rony michaud da Pixabay

Il rapporto USA individua le aree a rischio guerre dell’acqua e instabilità

(Rinnovabili.it) – Guerre dell’acqua e migranti climatici saranno la norma tra 20 anni se gli Stati non cooperano tra loro sul clima. Lo sostiene il rapporto National Intelligence Estimate on Climate Change preparato dalle 18 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Il dossier esamina i rischi per la sicurezza che possono derivare dalla crisi climatica da qui al 2040, un esercizio inedito e inaugurato quest’anno sotto la presidenza Biden.

Cosa ci riserva la crisi climatica in futuro? Il rischio più concreto è instabilità politica a livello globale. Senza cooperazione tra gli Stati si innescheranno due dinamiche parallele, entrambe deleterie. La prima è più competizione tra Stati, guidata dalla volontà di controllare le risorse. Pensiamo ad esempio alle supply chain di litio e terre rare, fondamentali per EV, turbine eoliche e pannelli fotovoltaici. Ma anche competizione sulle nuove tecnologie per la transizione energetica.

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La seconda dinamica, in un mondo che non collabora sul clima, è l’aumento dell’impatto della crisi climatica su alcune aree del pianeta. A rischio sono soprattutto i paesi più poveri che hanno meno capacità di reagire. Guerre dell’acqua, migrazioni forzate a causa del cambiamento climatico, della desertificazione o di altri eventi estremi diventano possibilità concrete in questo scenario. L’accesso all’acqua diventerà un problema in tutto il Medio Oriente, ma anche per Pakistan e India, e per i paesi del bacino del Mekong. E l’Artico potrebbe diventare un “flashpoint”, un luogo dove si intensifica lo scontro fra paesi rivali.

Il rapporto USA individua 11 paesi in “zona rossa”: Afghanistan, Birmania, India, Pakistan e Corea del Nord in Asia; Guatemala, Haiti, Honduras e Nicaragua in America centrale e nei Caraibi; e poi ancora Colombia e Iraq. A queste si aggiungono vaste parti dell’Africa centrale e i piccoli Stati insulari del Pacifico.

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“Man mano che le temperature aumentano e si manifestano effetti più estremi, c’è un crescente rischio di guerre dell’acqua e di migrazione, in particolare dopo il 2030”, si legge nel dossier dell’intelligence USA. Non solo: secondo i servizi segreti americani bisogna fare attenzione alle prossime mosse sul fronte della geoingegneria. Ci sarebbe, infatti, “una crescente possibilità che i paesi testeranno e implementeranno unilateralmente la geoingegneria solare su larga scala, creando una nuova area di controversie”. Un passaggio del rapporto USA che non sorprende, visto che il paese che più di altri sembra intenzionato a compiere questo passo è la Cina.

Insieme a questo dossier, oggi sono apparsi anche altri due rapporti analoghi, preparati dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Le loro conclusioni sono in linea con quelle dell’intelligence e fanno parte di una valutazione globale chiesta da Biden lo scorso febbraio, appena dopo il suo insediamento.

(lm)

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