Emissioni: il ruolo degli investimenti esteri per delocalizzare la CO2

Una ricerca di UCL e Università di Tianjin mostra, indirettamente, quale potrebbe essere l’impatto che le multinazionali possono avere incoraggiando una maggiore efficienza energetica tra i fornitori.

Investimenti esteri
Credits: Pixource da Pixabay

Il flusso degli investimenti esteri contribuisce a produrre emissioni nelle parti più povere del mondo

(Rinnovabili.it) – Secondo uno studio condotto dall’UCL e dall’Università di Tianjin, 1/5 delle emissioni di anidride carbonica proviene dalle catene di approvvigionamento globali delle società multinazionali. Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change, mappa le emissioni generate dalle risorse e dai fornitori delle multinazionali all’estero, scoprendo che il flusso di investimenti esteri è tipicamente dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo Questo significa che le emissioni sono in effetti esternalizzate alle parti più povere del mondo.

La ricerca mostra, indirettamente, quale potrebbe essere l’impatto che le multinazionali possono avere incoraggiando una maggiore efficienza energetica tra i fornitori. Gli autori hanno proposto di assegnare le emissioni ai paesi da cui proviene l’investimento, piuttosto che ai paesi in cui vengono generate le emissioni.

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A questo proposito, Dabo Guan, docente presso la UCL, ha dichiarato che “le aziende multinazionali hanno un’enorme influenza che si estende ben oltre i confini nazionali. Se le aziende leader mondiali esercitassero la leadership sul cambiamento climatico, ad esempio richiedendo efficienza energetica nelle loro catene di approvvigionamento, potrebbero avere un effetto trasformativo sugli sforzi globali per ridurre le emissioni”.

Dallo studio è emerso che le emissioni di carbonio degli investimenti esteri delle multinazionali sono diminuite da un picco del 22% nel 2011 al 18,7% nel 2016. I ricercatori hanno affermato che questo non è solo il risultato di nuove tecnologie e processi che rendono le industrie più efficienti in termini di emissioni di carbonio, ma di nuove strategie di investimento.

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Infatti, mappando il flusso globale di investimenti esteri, i ricercatori hanno riscontrato un aumento di questi ultimi dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Ad esempio, tra il 2011 e il 2016 le emissioni generate dagli investimenti dagli Stati Uniti all’India sono aumentate di quasi la metà (da 48,3 milioni di tonnellate a 70,7 milioni di tonnellate), mentre negli stessi anni le emissioni generate dagli investimenti dalla Cina al sud-est asiatico sono aumentate di dieci volte (da 0,7 milioni di tonnellate a 8,2 milioni di tonnellate).

“Le multinazionali trasferiscono sempre più investimenti dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Ciò ha l’effetto di ridurre le emissioni dei paesi sviluppati, imponendo al contempo un carico di emissioni maggiore sui paesi più poveri, ha concluso Guan.

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