Le ondate di calore marino diventano sempre più intense e frequenti

Uno studio dell’Università del Colorado prevede che la parte più superficiale dei mari, che scherma la colonna d’acqua sottostante dal calore portato dall’aria, perderà il 30% del suo spessore nel 2100

Le ondate di calore marino diventano sempre più intense e frequenti
credits: Free-Photos da Pixabay

Il trend delle ondate di calore dipende dall’assottigliamento dello strato superficiale misto degli oceani

(Rinnovabili.it) – Le ondate di calore che investono gli oceani diventeranno sempre più frequenti e più intense nei prossimi decenni. Il motivo sta nel progressivo assottigliamento dello strato superficiale misto dei mari, cioè la parte a diretto contatto con l’atmosfera. Funziona come uno “scudo”: ripara le acque profonde dal calore dell’aria, assorbendolo.

Più questo strato è spesso, più può schermare le acque sottostanti dall’aria calda in ingresso. Ma man mano che si assottiglia, lo strato superficiale misto diventa più suscettibile a rapidi sbalzi di temperatura. Secondo uno studio condotto dall’Università del Colorado e pubblicato sul Bulletin of the American Meteorological Society, la comprensione di questo meccanismo permette di spiegare le ondate di calore estreme che di sono verificate di recente. E anche di fare previsioni sul riscaldamento dei mari nel prossimo futuro.

Leggi anche Temperature record per mari e oceani. Il Mediterraneo è il più bollente

Combinando rilevazioni e dati estrapolati grazie a modelli oceanici, il team di ricerca guidato da Dillon Amaya ha ricostruito l’andamento dello spessore di questo strato a partire dal 1980. Negli ultimi 40 anni si è assottigliato di quasi 3 metri in alcune regioni del Pacifico settentrionale. Ed entro il 2100, stimano i ricercatori, lo strato superficiale misto sarà di 4 metri più sottile, cioè il 30% in meno rispetto a oggi.

Questa tendenza, combinata con il trend di riscaldamento globale, potrebbe condurre verso delle oscillazioni consistenti delle temperature degli oceani. E quindi, sostengono gli studiosi, a eventi estremi come le ondate di calore più frequenti e anche di maggiore intensità.

Leggi anche Il riscaldamento degli oceani spinge le specie marine verso i poli

Lo studio si concentra in particolare sulle condizioni nel Pacifico nord-orientale. La regione nel 2019 è stata investita da un’ondata di calore devastante, che ha fatto schizzare in alto la temperatura delle acque di 3°C. Replicando le stesse condizioni atmosferiche con uno strato superficiale misto più sottile, come quello previsto per il 2100, “si ottiene un’ondata di calore marino di 6,5°C più calda di quella del 2019”, conclude Amaya. “Un evento del genere devasterebbe assolutamente gli ecosistemi marini sensibili lungo la costa occidentale degli Stati Uniti”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui