Post-Brexit: arrivano le condizioni UE

L’Unione Europea pubblica le sue condizioni per il post-Brexit, con un occhio di riguardo all’ETS. Nel frattempo, gli osservatori temono che la Gran Bretagna possa trovarsi sotto pressione e accettare standard climatici più bassi nella stipula di accordi con partner commerciali non UE.

Post-Brexit
Credits: Pete Linforth da Pixabay

Arriva il mandato negoziale della Commissione per il post-Brexit: “La Gran Bretagna rispetti gli obiettivi climatici europei”.

 

(Rinnovabili.it) – In vista dei negoziati per il post-Brexit, la Commissione Europea ha recentemente adottato un mandato negoziale secondo cui la Gran Bretagna dovrà rispettare gli obiettivi e gli standard europei in materia di cambiamenti climatici anche dopo il periodo di transizione. I colloqui avranno inizio la prossima settimana, con lo scopo di concordare un accordo di partenariato che definisca i rapporti UE-UK dal momento in cui il processo di uscita del Regno Unito dall’eurozona sarà definitivamente terminato (31 dicembre di questo anno).

 

Il testo del mandato dell’UE afferma che l’accordo, che riguarda principalmente la cooperazione commerciale ed economica, dovrà richiedere da parte dei britannici degli impegni minimi in materia ambientale, compresa la piena aderenza agli obiettivi climatici UE “ove pertinente”. Gran Bretagna e Unione Europea hanno entrambi lottato per la leadership climatica mondiale, affermando che le questioni legate al tema del riscaldamento globale sono una priorità politica ed economica.

 

Gli ambientalisti, tuttavia, sono preoccupati che la Gran Bretagna possa trovarsi sotto pressione e accettare standard più bassi durante la stipula di accordi con partner commerciali non UE. Allo stato attuale, non solo il Regno Unito contribuisce agli obiettivi climatici europei, ma ha anche degli obiettivi nazionali giuridicamente vincolanti per ridurre la produzione di gas serra. Se mantenuti anche nel post-Brexit, questi standard sarebbero in linea con gli obiettivi minimi dell’UE.

 

In questi giorni, la Commissione sta cercando un accordo con gli Stati membri e il Parlamento Europeo (che dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno e prima della COP26, secondo le intenzioni della Commissione Europea) al fine di aumentare le ambizioni di riduzione delle emissioni del 50-55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (l’attuale obiettivo è del 40%). Il bilancio del carbonio della Gran Bretagna, attraverso cui vengono limitati i gas a effetto serra che possono essere emessi dal 2028 al 2032 nel paese, richiede invece che le emissioni nazionali siano del 57% inferiori nel 2030 rispetto ai livelli del 1990.

 

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Questo significa che il mandato dell’UE guarda soprattutto al sistema di tariffazione del carbonio che, secondo il testo, deve essere “almeno della stessa efficacia e portata” del sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS). L’ETS dell’UE è il meccanismo di punta del blocco per contrastare il riscaldamento globale facendo pagare il diritto all’emissione di anidride carbonica. La Gran Bretagna sta valutando molto realisticamente la possibilità di lanciare un proprio regime nel gennaio 2021.

 

Se il mandato europeo, da una parte, accetta la possibilità di un mercato del carbonio parallelo e diverso, dall’altra afferma che esso dovrà garantire l’integrità del mercato UE e mantenere condizioni di parità. Se così non fosse, il mancato allineamento dei prezzi del carbonio potrebbe costringere l’UE ad applicare le sue misure alla frontiera alla Gran Bretagna. Infatti, l’esecutivo europeo sta elaborando i piani per una carbon border tax, che vedrebbe il blocco imporre dei costi sulle importazioni da paesi con politiche climatiche meno rigorose. L’obiettivo della Commissione è proteggere le industrie ad alta intensità energetica dell’Europa dalle importazioni più economiche proveniente da paesi in cui le imprese non affrontano i costi delle emissioni.

 

Domani, la Gran Bretagna pubblicherà il suo mandato negoziale per le relazioni post-Brexit con l’Unione Europea. “Saranno dei negoziati complessi, esigenti, forse molto difficili, che per riuscire dovranno essere svolti in un clima di fiducia. Prima di tutto fra di noi, nell’Ue, con i 27 Stati membri, il Parlamento europeo, quelli nazionali, e la squadra di negoziatori. Ma la fiducia deve esserci anche con i britannici. Che significa negoziati in buona fede, con buona volontà reciproca e rispetto”, questo il commento riportato da Ansa di Michel Barnier, capo negoziale dell’UE.

 

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