Abbiamo 10 anni meno del previsto per contenere il riscaldamento globale

Messo a punto dalla McGill University, il modello Scaling Climate Response Function (SCRF) si basa soprattutto su dati presi da serie storiche, invece che su relazioni teoriche tra valori come i modelli suati dall’IPCC

Riscaldamento globale
credits: M. H. da Pixabay

Elaborato un nuovo modello di proiezione climatica per valutare il riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – La finestra entro la quale il mondo supererà la prima soglia critica di riscaldamento globale si chiuderà prima di quanto previsto fino ad ora. Ma alla fine del secolo la colonnina di mercurio, anche nello scenario peggiore, salirà meno di quanto si stima oggi. Sono i due risultati principali di uno studio con cui alcuni ricercatori della McGill University hanno rodato un modello climatico alternativo a quello normalmente in uso dal Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC).

I vantaggi del nuovo modello? Lo SCRF – questa la sigla che lo identifica, che sta per Scaling Climate Response Function – ridurrebbe i margini di incertezza delle previsioni di circa la metà rispetto al modello IPCC, che fa parte della famiglia dei General Circulation Models (GCM).

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Per arrivare  questi risultati, i ricercatori hanno costruito un modello capace di fare proiezioni sulle temperature globali fino al 2100 che lavora soprattutto sulla base di dati presi da serie storiche, dunque rilevazioni reali effettuate nel passato. A differenza del modello usato dall’IPCC, che fa largo uso di interpolazioni basate su relazioni teoriche tra dati. Ovvero su stime.

Facendo macinare al modello dati reali, quindi, il team di studiosi ha testato i risultati a cui è arrivato l’IPCC. Nel complesso li conferma, ma con alcuni scarti rilevanti. Il primo è il lasso di tempo entro il quale il pianeta supererà la soglia degli 1,5°C di riscaldamento globale. Non entro il 2052, come scrive l’IPCC, ma almeno 10 anni prima, cioè entro il 2042.

Il secondo punto invece riguarda l’aumento a fine secolo della temperatura globale, che con il nuovo modello viene stimato del 10-15% più basso rispetto alle previsioni IPCC. Tuttavia, i valori massimi e minimi entro i quali è molto probabile che si attesti il riscaldamento globale rientrano nel ventaglio presentato dal Comitato, risultato che ne corrobora le indicazioni di policy.

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“Ora che i governi hanno finalmente deciso di agire sul cambiamento climatico, dobbiamo evitare situazioni in cui i leader possano affermare che anche le politiche più deboli possono evitare conseguenze pericolose”, afferma Shaun Lovejoy, coautore dello studio. Il nuovo modello climatico, e i suoi eventuali miglioramenti nel futuro, lasciano “meno spazio di manovra” in questo senso.

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