Al cambiamento climatico si risponde con l’agroecologia

L’agricoltura industriale non è in grado di garantire la sicurezza alimentare in uno scenario di cambiamento climatico: serve una transizione

Al cambiamento climatico si risponde con l'agroecologia

 

(Rinnovabili.it) – Il cambiamento climatico rappresenta una grave minaccia per la sicurezza alimentare e potrebbe esporre a problemi di malnutrizione altre 600 milioni di persone entro il 2080. Un bilancio drastico quello tracciato da Hilal Elver, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, in un comunicato stampa pubblicato ieri.

«La frequenza e l’intensità di condizioni meteorologiche estreme, l’aumento delle temperature e del livello del mare, inondazioni e siccità hanno un impatto significativo sul diritto al cibo – ha detto l’esperta – Tutti questi incidenti climatici avranno una ricaduta negativa sulle coltivazioni e il sostentamento delle persone».

Elver ha poi avvertito che rispondere alla domanda di cibo con modelli di produzione agricola su larga scala non è la soluzione giusta. Piuttosto, vi è la necessità di una grande transizione dall’agricoltura industriale a sistemi di trasformazione, come l’agroecologia. Sistemi in grado di supportare la filiera corta e sostenibile, proteggere i piccoli agricoltori, rispettare i diritti umani, la democrazia alimentare e le tradizioni culturali, consentendo al tempo stesso una dieta sana e un ambiente in stato di salute.

 

Al cambiamento climatico si risponde con l'agroecologia 4«Coloro che hanno contribuito meno al riscaldamento globale sono quelli destinati a soffrire maggiormente i suoi effetti nocivi – ha detto la relatrice speciale dell’ONU – È necessaria un’azione urgente per rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico, ma le politiche di mitigazione e adattamento dovrebbero rispettare il diritto all’alimentazione, così come gli altri diritti umani fondamentali».

Hilal Elver non ha dimenticato di sottolineare la necessità di un accordo sul clima alla COP 21 che sia scritto in modo da non entrare in conflitto con i diritti umani di tutte le persone, in particolare quelle più vulnerabili: «Qualsiasi accordo deve comprendere un chiaro impegno da parte di tutte le parti interessate a garantire la giustizia climatica e la sicurezza alimentare per tutti».

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