La fine dell’era del carbone arriverà troppo tardi

Il budget di carbonio che ci resta prima di superare la soglia dei 2 gradi potrebbe essere consumato dalle centrali a carbone esistenti e future

carbone

 

La crescita del carbone in alcuni stati compromette i target climatici

 

(Rinnovabili.it) – La tanto annunciata morte del carbone potrebbe arrivare troppo in là per rispettare gli obiettivi climatici che ci siamo dati. Il budget di carbonio che che ci rimane (prima di eccedere la soglia dei 2 °C di riscaldamento globale oltre i livelli preindustriali) potrebbe essere speso in pochi decenni dalle centrali esistenti sommate a quelle in fase di costruzione o di progettazione.

Un’ondata di pessimismo urta il mondo scientifico con la pubblicazione di una nuova ricerca curata da tre istituti tedeschi: il Mercator Research Institute su Global Commons e Climate Change di Berlino, e il Potsdam Institute for Climate Impact Research e la Technical University di Berlino. I ricercatori ritengono che alcune nazioni potrebbero aumentare drasticamente le loro emissioni tra oggi e il 2030, visti i piani di aumento della produzione energetica dal carbone.

 

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In combinazione con l’infrastruttura già esistente, gli impianti pianificati o in costruzione, se utilizzati per la durata standard, potrebbero bruciare gran parte del budget di carbonio residuo. Lo studio prende in esame i piani mondiali per il settore, rilevando che cinque paesi – India, Cina, Turchia, Vietnam e Indonesia – coprono il 73% della capacità attualmente in costruzione o in fase di progetto. Una volta costruita, generalmente una centrale non viene chiusa: se i piani dovessero essere completamente realizzati le circa 700 miliardi di tonnellate di CO2 che possiamo ancora emettere prima di superare un riscaldamento globale di 2 °C superiore ai livelli preindustriali verranno consumate in poco più di 20 anni.

Le centrali a carbone esistenti e altre infrastrutture sono in grado di consumare da sole 500 miliardi di tonnellate, se non verranno chiuse prima della fine dell’ordinario ciclo di vita. Le nuove centrali in costruzione o presenti sulle carte progettuali, potrebbero consumarne altri 150 miliardi. Il calcolo è presto fatto. Peggio ancora, i ricercatori dicono che le probabilità di rispettare un obiettivo più ambizioso, quello di un aumento delle temperature sotto il grado e mezzo sono molto basse. Anche se da domani non si costruisse più nessun impianto.

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