Nel 2018 attese sentenze importanti sul cambiamento climatico

Le responsabilità del cambiamento climatico saranno accertate in alcuni processi che faranno molto rumore. I verdetti arriveranno nei prossimi mesi

cambiamento climatico

 

La giustizia globale alle prese con il cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – Il 2018 sarà un anno in cui potrebbero arrivare a conclusione alcune importanti cause legali di alto profilo, che vedono contrapposta la società civile a governi e industrie inquinanti. Sono processi intentati da attivisti o gruppi di cittadini che chiedono alla giustizia di accertare le responsabilità degli effetti del cambiamento climatico.

Negli Stati Uniti diverse azioni legali sono state lanciate da giovani attivisti e perfino dalle amministrazioni di numerose città californiane contro il governo centrale, ma anche in Europa non manca il potenziale per dar vita ad un precedente importante, con le cause di un agricoltore peruviano in Germania e di Greenpeace in Norvegia.

«C’è una tendenza ad aumentare il numero delle controversie sui cambiamenti climatici, e probabilmente la mancanza di azione politica negli Stati Uniti potrebbe alimentarla – ha affermato Sophie Marjanac, avvocato di ClientEarth – Laddove ci sarà un mancato esercizio della leadership sull’azione per il clima, penso che i tribunali avranno un ruolo sempre più importante da svolgere».

La speranza è che l’effetto a catena delle eventuali sentenze favorevoli potrebbe sentirsi in tutto il mondo, anche in paesi che stanno già lottando contro gli impatti dei cambiamenti climatici.

 

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Il processo Juliana vs USA, fissato a febbraio (ma il governo cerca di rinviarlo), 21 giovani attivisti dell’Oregon hanno portato in tribunale Trump e sperano di stabilire che le politiche sul cambiamento climatico degli Stati Uniti non siano in grado di proteggere il loro diritto costituzionale a vivere in un ambiente abitabile. La causa si basa sull’innovativa sentenza che ha premiato la ONG olandese Urgenda nel 2015, con la condanna del governo ad accelerare le riduzioni di gas serra. Tuttavia, questo verdetto è ora oggetto di appello, con una decisione probabile all’inizio del 2018.

Greenpeace Nordic e l’associazione ambientalista Nature and Youth hanno invece attaccato la Norvegia, sostenendo che abbia violato il suo impegno a combattere i cambiamenti climatici concedendo i diritti di esplorazione per il petrolio e il gas in zone delicate dell’Artico. La sentenza è prevista per questo mese.

 

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Non solo i governi, ma anche le aziende si trovano sotto il fuoco legale di cittadini e amministrazioni locali. Almeno sette città e contee californiane hanno intentato azioni legali contro importanti compagnie energetiche attive nel settore dei combustibili fossili. San Francisco e Oakland cercano di ottenere così i miliardi di dollari necessari a proteggersi contro l’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico. Un po’ come se il pubblico avesse deciso dopo tanto tempo di chiedere il conto ai colossi del settore privato.

Anche se le cause legate al clima non sono una novità – come dimostra il caso Urgenda del 2015 – i progressi scientifici di questi anni potrebbero rafforzare le richieste dei querelanti che provano ad addossare le responsabilità dei cambiamenti climatici su determinati attori. Un tribunale tedesco, ad esempio, ha accettato una causa promossa dal contadino peruviano Saúl Luciano Lliuya contro RWE, il secondo player nazionale dell’energia. L’agricoltore chiede al colosso del carbone di accollarsi i costi di rinforzo degli argini di un lago sopra il suo villaggio, pericolosamente gonfio dopo la fusione dei ghiacci che imputa al riscaldamento globale provocato dall’azienda.

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