I nuovi impegni sul clima non bastano, siamo ancora sulla strada per +2,4°C

Gli analisti di Climate Action Tracker hanno aggiornato i conti per tenere conto dei nuovi annunci di riduzione delle emissioni durante il Leaders Summit on Climate. La traiettoria del riscaldamento globale si abbassa di 0,2°C ma non è ancora abbastanza per rispettare l’accordo di Parigi

Clima: la traiettoria di riscaldamento globale segna ancora +2,4°C
Foto di Jürgen Jester da Pixabay

Se si considerano le politiche sul clima reali va anche peggio: siamo a +2,9°C

(Rinnovabili.it) – I nuovi impegni sul clima dichiarati al Leaders Summit on Climate di fine aprile non bastano ancora per rispettare l’accordo di Parigi. Il vertice internazionale organizzato dal presidente americano Joe Biden ha dato una scossa alle politiche climatiche di molti paesi, ma anche l’obiettivo meno  ambizioso dell’accordo resta fuori portata. Lo sottolineano gli analisti di Climate Action Tracker in un rapporto appena pubblicato.

Al summit, il presidente Biden ha promesso di tagliare le emissioni degli Stati Uniti del 50-52% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Il Giappone punta a -46% di emissioni entro il 2030, rispetto però ai livelli del 2013 (la soglia precedente era al 26%). Il Canada di Trudeau promette forte: taglio delle emissioni del 40-45% rispetto ai livelli del 2005 entro i prossimi 10 anni (finora l’obiettivo era fissato al 30%). Altri paesi hanno aggiornato i loro impegni facendo leva su temi come lo stop al carbone.

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Quanto valgono questi nuovi annunci, trainati dalla riduzione annunciata da parte del secondo inquinatore mondiale? Secondo l’analisi di CAT, hanno un peso considerevole: 0,2°C di riscaldamento globale in meno. Peccato che non sia ancora abbastanza per centrare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Infatti, al momento la traiettoria climatica ci porta dritti verso un aumento della temperatura globale di 2,4°C. Ancora molto distante dal +2°C che è l’obiettivo minimo fissato nella capitale francese, e a quasi 1 grado di distanza da quello più ambizioso.

“Questo è ancora un cambiamento climatico catastrofico, una situazione che fondamentalmente non è controllabile e che dobbiamo evitare con tutti i mezzi”, ha detto Niklas Hoehne del New Climate Institute, uno degli autori dello studio. Il rapporto sottolinea poi che una cosa sono gli annunci e un’altra le politiche pianificate, dettagliate e approvate dai vari paesi. Se ci si basa solo su queste ultime, quindi sugli sforzi che realmente sono già in atto, il riscaldamento globale entro la fine del secolo raggiunge ancora la poco rassicurante temperatura di +2,9°C rispetto ai livelli pre-industriali.

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“La nostra analisi mostra che mentre si stanno compiendo progressi, il divario di emissioni nel 2030 si è ridotto solo dell’11-14%. C’è ancora molto lavoro da fare prima della COP26 di Glasgow per mantenere aperta la finestra per limitare il riscaldamento a 1,5°C”, si legge nel rapporto.

Tra le azioni più pressanti, CAT indica un ripensamento degli NDC – i contributi nazionali volontari – con cui tutti i paesi si devono presentare all’appuntamento di novembre prossimo in Scozia. Chi ha solo annunciato i tagli dovrebbe cogliere l’occasione per aumentarli prima di presentare ufficialmente gli NDC (soprattutto la Cina). Altro punto fondamentale, più impegno sulla finanza climatica da parte dei paesi sviluppati. Solo così gli Stati meno avanzati economicamente potranno aumentare il loro impegno contro il riscaldamento globale.

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