Dalla due giorni di vertice i capi di Stato dei Ventisette ne escono con la richiesta di esaminare e, se necessario, di proporre ulteriori misure a breve termine per affrontare l'impennata dei prezzi dell'energia, tenendo conto delle diverse circostanze negli Stati membri.

La crisi energetica ha acuito i suoi effetti in tutta Europa. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i costi per l’importazione di combustibili fossili sono aumentati di 106 miliardi di euro, senza nessun aumento dei volumi. I prezzi del gas sono saliti di circa il 140% dalla fine di febbraio a oggi, mentre quelli del diesel sono raddoppiati. Tra caro carburanti, preoccupazioni per gli stoccaggi e nuove incertezze geopolitiche, l’Unione deve mostrarsi preparata. Ma soprattutto, come ha sottolineato Antonio Costa, Presidente del Consiglio europeo alla fine del vertice del 15 e 16 ottobre, non può “continuare come se nulla fosse”.
In realtà in questi mesi il Blocco non è rimasto con le mani in mano, ma le soluzioni messe in campo finora hanno solo tamponato il problema. L’emergenza rimane e, come nella crisi del 2022, ha bisogno di una risposta condivisa, “coordinata sulla necessità di adottare misure a breve termine”, ha aggiunto Costa in conferenza stampa. Una risposta mirata per tutelare cittadini, industria e mercato unico.
“Guardando al futuro, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili è essenziale per rafforzare l’autonomia strategica e la resilienza dell’Europa, e la transizione energetica è la strada per raggiungerla”.
Se per il presidente del Consiglio il percorso appare netto e ben definito, la sua attuazione è ancora incerta. Nel complesso i Ventisette hanno approvato le proposte della Commissione europea su rilascio delle riserve, aiuti di Stato, raffinerie e potenziamento della task force per gli acquisti. “Ne abbiamo discusso intensamente con gli Stati membri, tenendo conto del fatto che ciascuno possiede un mix energetico molto diverso”, ha spiegato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Sappiamo che non esiste una soluzione magica, ma ci serve un insieme articolato di azioni, agendo sia a livello globale sia a livello europeo”.
Le misure sono quelle già annunciate nei giorni scorsi: lo svincolo di 100 milioni di barili di petrolio e diesel nei prossimi quattro mesi, operazione che l’Agenzia internazionale dell’energia sta iniziando a gestire; l’estensione, sia in termini di ambito che di durata, del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato introdotto a febbraio; il rinvio di un anno dell’attuazione del regolamento sul metano; l’avvio di un dialogo strategico sulle raffinerie europee, con l’obiettivo principale di aumentarne la presenza nell’Unione europea e di abbassare i prezzi; il potenziamento della task force di aggregazione della domanda affinché tramite l’operatore scelto acquisti le risorse energetiche necessarie sul mercato globale.
Nessun accenno dunque a un possibile contenimento della domanda né a una tassazione degli extraprofitti, ma il Consiglio europeo ha invitato Bruxelles a valutare nuove misure a breve termine per frenare i rincari, considerando le specificità dei singoli Stati e le differenze nei prezzi dell’elettricità.
Ma la vera questione rimane l’Emissions Trading System, il sistema di scambio delle emissioni dell’Unione europea, sia la revisione dell’ETS 1 che le prospettive dell’ETS 2.
“A luglio abbiamo presentato la nostra proposta per modernizzare l’ETS 1 – ha aggiunto von der Leyen. – Il testo è ora all’esame dei co-legislatori; i leader hanno fornito un indirizzo strategico ai ministri, sottolineando l’urgenza di chiudere questo dossier”. Dal canto loro i leader europei concordano nel chiedere ai co-legislatori di accelerare l’iter legislativo sulla riserva stabilizzatrice del mercato per ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi. Con un passaggio da non sottovalutare. “Il Consiglio europeo ribadisce la necessità di […] ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica”, si legge nelle conclusioni.
Allo stesso tempo i capi di Stato hanno domandato all’Esecutivo Ue di aggiornare la valutazione di impatto per l’ETS 2. “In particolare la sua concezione e le sue garanzie”.












