Stati Uniti: invocata la “forza maggiore” per il Dakota Access Pipeline

Energy Transfer ha intenzione di raddoppiare le dimensioni del Dakota Access nonostante alcuni partner ritengano che il progetto di ampliamento non sia più necessario.

Dakota Access
Credits: David Mark da Pixabay

Contro ogni evidenza, continua lo scontro sull’oleodotto Dakota Access

(Rinnovabili.it) – La società statunitense di condutture Energy Transfer, responsabile dell’espansione del controverso oleodotto Dakota Access, ha invocato la clausola di “forza maggiore” per impedire alle aziende petrolifere di tirarsi indietro rispetto al progetto di ampliamento dell’infrastruttura.

La clausola di forza maggiore viene usata quando si danno delle circostanze che, al di fuori del controllo delle parti, possono rendere l’esecuzione di un contratto troppo difficile o addirittura impossibile. Laddove un evento (o una serie di eventi) inneschi una clausola di forza maggiore, la parte che la invoca può sospendere, rinviare o essere liberata dai suoi doveri contrattuali senza alcuna responsabilità. Normalmente, la clausola viene invocata in tempi di guerra o disastri naturali.

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In questo caso, Energy Transfer ha intenzione di raddoppiare le dimensioni del Dakota Access nonostante alcune aziende (che avevano aderito all’iniziativa) ritengano che il progetto di ampliamento non sia più necessario. La causa di questo cambio di rotta sarebbe il forte calo della produzione di petrolio negli Stati Uniti dopo la pandemia di coronavirus.

“Onestamente, il Dakota Access non è necessario, ha dichiarato a Reuters, chiedendo l’anonimato, un funzionario di una delle società coinvolte nel progetto, “vorremmo uscirne? Sì, certo”. L’oleodotto è la più grande conduttura del bacino di scisto Bakken del Nord Dakota, in via di esaurimento. Finora, ha spedito 570.000 bpd (barili al giorno) di greggio, ma in molti ritengono che sia improbabile che un’espansione a 1,1 milioni di bpd venga colmata, poiché la produzione di petrolio dello stato non potrà riprendere in tempi brevi.

L’appello alla clausola di forza maggiore da parte di Energy Transfer consentirà all’azienda di avere più tempo per ottenere le approvazioni normative e impedirà ai partner di abbandonare i loro impegni. Nonostante i dubbi sulla produzione di greggio, la portavoce dell’azienda, Lisa Coleman, ha ribadito che l’Energy Transfer ha ricevuto manifestazioni d’interesse tali da decidere di aumentare la capacità dell’oleodotto. Tutto questo, mentre la produzione di petrolio nel Nord Dakota è diminuita di 450.000 bpd, registrando un calo di quasi 1,5 milioni di bpd nel 2019, secondo i dati dell’Energy Information Administration.

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Per espandere il Dakora Access, Energy Transfer necessita dell’approvazione dei regolatori del Nord Dakota, del Sud Dakota, dello Iowa e dell’Illinois. I primi tre hanno già dato il via libera, ma alcuni gruppi ambientalisti hanno presentato numerose sfide legali in Illinois, sostenendo che l’espansione dell’infrastruttura aumenta il rischio di perdite su larga scala. Secondo una fonte di Reuters, l’appello alla forza maggiore nascerebbe anche dalla mancanza dei permessi e dalla volontà di prendere tempo in loro attesa.

Anche se i partner di Energy Transfer volessero respingere la dichiarazione di forza maggiore, secondo gli osservatori potrebbero essere riluttanti ad avviare un’azione legale contro l’azienda. Finora, aziende come Hess Corp, la raffineria Marathon Petroleum e il produttore Bakken si sono rifiutati di commentare.

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