Adesso Cina e Stati Uniti vanno a braccetto sulla diplomazia climatica

Pochi impegni concreti ma qualche passo avanti importante. Il primo incontro sul clima tra Pechino e Washington ha più luci che ombre. Definito il perimetro (largo) della cooperazione sul dossier. Anche il carbone tra i temi. Lotta agli HFC, supporto ai paesi in via di sviluppo per la transizione energetica. E l’accordo di Parigi come bussola per un decennio di azione climatica

Diplomazia climatica: Cina e Stati Uniti pronti a collaborare
Foto di sunflair da Pixabay

Gli inviati Kerry e Xie riavviano i motori della diplomazia climatica tra le due potenze

(Rinnovabili.it) – Almeno sul clima, Pechino e Washington provano a cooperare. Il primo faccia a faccia tra Cina e Stati Uniti per discutere della crisi climatica si è chiuso con diverse note positive e qualche dubbio. L’inviato speciale di Joe Biden per il clima, John Kerry, ha incontrato a Shanghai il suo omologo cinese Xie Zhenhua. I due si conoscono da tempo e sotto Obama avevano lavorato fianco a fianco. Una ‘familiarità’ che è servita non poco per evitare che le tensioni – su commercio, 5G, gestione della pandemia – tra le due potenze tracimassero anche sulla diplomazia climatica.

Prima nota positiva: c’è stato un comunicato finale congiunto. Non era affatto scontato e significa che c’è un accordo minimo di base tra i due paesi sulla ‘cornice’ generale all’interno della quale si può muovere la cooperazione bilaterale sul clima. Ogni parola conta, nel linguaggio della diplomazia. L’approccio comune alla crisi climatica ha due paletti: serietà e urgenza. “Gli Stati Uniti e la Cina si sono impegnati a cooperare tra loro e con altri paesi per affrontare la crisi climatica, che deve essere affrontata con la serietà e l’urgenza che richiede”, recitano le prime righe del comunicato.

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Chi cerca qualche impegno molto concreto e dettagliato resterà deluso. Cina e Stati Uniti hanno appena iniziato un nuovo percorso e nessuno dei due paesi si è voluto sbilanciare. Unico passo concreto, l’annuncio che anche Pechino metterà al bando gli HFC, gli idrofluorocarburi tra i maggiori responsabili del buco dell’ozono di cui la Cina è il primo produttore mondiale. Non è ancora chiaro se il presidente cinese Xi Jinping sarà presente al summit sul clima di questa settimana organizzato da Biden, né il faccia a faccia tra Kerry e Xie ha portato chiarezza. Né si sa molto su come la cooperazione tra i due paesi, anche nella cornice delle Nazioni Unite, si muoverà davvero.

Dal comunicato emerge un impegno a lavorare fianco a fianco per tutto il decennio, con l’obiettivo di rispettare i target dell’accordo di Parigi. Entrambi i paesi, poi, si sono impegnati a supportare i paesi in via di sviluppo ad accelerare nella transizione verso economie low-carbon. Tra gli aspetti forse più importanti del comunicato: le due delegazioni hanno stilato una lista non breve degli ambiti e dei temi che saranno oggetto della cooperazione. La nota positiva è che non resta fuori nessuno dei dossier importanti, incluso il phase out del carbone (punto dolente per la Cina). Le premesse per ingranare sulla diplomazia climatica ci sono, adesso bisogna rimboccarsi le maniche. Lo ha fatto notare anche Kerry: “Ho imparato in diplomazia che non ti metti d’impegno con le parole, ma con le azioni. Dobbiamo tutti vedere cosa succede”.

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