Vertice sul clima Cop28, la 1° bozza del testo finale include il phase out fossili

Le tre opzioni in esame, frutto di un primo round di negoziati, citano l’eliminazione graduale di carbone, petrolio e gas. Ma solo la prima delle tre è un vero phase out. La seconda è un phase down mascherato, una semplice riduzione. Che non tocca il modello di business dell’industria oil&gas

Vertice clima Cop28: la 1° bozza del testo finale include il phase out fossili
crediti: UNclimatechange via Flickr CC BY-NC-SA 2.0 DEED

Analisi delle 3 opzioni sul phase out delle fossili considerate al vertice sul clima Cop28

(Rinnovabili.it) – L’eliminazione graduale dei combustibili fossili sopravvive ai primi giorni di negoziati di Dubai. Nella notte fra il 4 e il 5 dicembre, la presidenza emiratina di turno del vertice sul clima Cop28 ha pubblicato e fatto circolare la prima bozza della decisione finale. Un testo ancora pieno di parti mancanti, segnaposti e opzioni alternative. Ma un buon indicatore per capire in che direzione stanno andando le discussioni alla conferenza sul clima. E su uno dei dossier più scottanti, il phase out delle fossili osteggiato da molti, la prima bozza lascia aperte le speranze.

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Phase out fossili: lo stato dei negoziati al vertice sul clima Cop28

La bozza di decisione finale presenta tre opzioni alternative. Al punto 35, in cui si elencano le azioni sulle quali c’è bisogno di più impegno “durante questo decennio cruciale”, il comma c) elenca ancora il phase out.

Vertice clima Cop28: la 1° bozza del testo finale include il phase out fossili

Orderly and just phase out

L’opzione 1 chiede “un’eliminazione graduale ordinata e giusta dei combustibili fossili”. È la versione più ambiziosa. L’uso del termine “phase out” non lascia molto spazio alle interpretazioni: si tratta di eliminare, non solo di ridurre l’uso e la produzione di fossili.

I due aggettivi che qualificano il phase out sono altrettanto importanti. Perché nel gergo dei negoziati Cop indicano due concetti chiave. Il processo dev’essere ordinato, cioè non può avvenire con tempi e modi che mettano a rischio la tenuta sociale ed economica dei paesi. E dev’essere una transizione giusta, che tradotto significa che i paesi più ricchi e i maggiori responsabili della crisi climatica devono ultimare lo stop alle fossili prima di tutti gli altri. Due precisazioni che potrebbero rendere più “digeribile” un accordo globale sullo stop alle fossili anche ai paesi più restii ad accettarlo.

Phasing out unabated fossil fuels

L’opzione 2, invece, resta più vaga. Mantiene l’espressione “phase out” ma, di fatto, si tratta di un “phase down” mascherato. Il testo recita: “accelerare gli sforzi per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili non abbattuti e ridurre rapidamente il loro uso per raggiungere emissioni nette zero di CO2 nei sistemi energetici entro o intorno a metà secolo”.

In pratica, lo stop viene messo come obiettivo finale, ma posticipato nel tempo. Per tre motivi. Primo, il testo chiede solo di “accelerare gli sforzi”, cioè di fatto di ridurre l’uso di fossili. Secondo, il phase out qui riguarda solo le fossili senza tecnologie per abbattere le emissioni: lo stop, dunque, non consisterebbe nell’eliminazione della produzione di fossili, ma in un semplice aggiustamento del loro uso. Terzo, l’unica priorità menzionata riguarda le riduzioni nell’uso di fossili: ancora una volta, non si parla del lato supply. È la versione che piace di più all’industria oil&gas perché salva il modello di business attuale. E sposta il problema altrove: soluzioni tecnologiche e lato della domanda.

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L’opzione 3, infine, ancora sul tavolo, è non parlare di combustibili fossili, cioè non inserire del tutto il comma c).

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