Il riscaldamento dell’Artico ci costerà fino a 90mila mld

Novanta scienziati lanciano l’allarme: i gas serra stanno scaldando il Polo Nord più rapidamente del previsto. Gravi conseguenze per gli ecosistemi e la società

riscaldamento dell'artico

 

(Rinnovabili.it) – Nessuna altra regione sulla Terra sta soffrendo il riscaldamento globale come il Polo Nord. Il cambiamento climatico sta accelerando la fusione dei ghiacci artici e del permafrost, scaldando mare e terreno e accorciando di anno in anno lo spazio per d’intervento. Per questo motivo, novanta scienziati internazionali esortano oggi i governi con interessi nella regione a intervenire rapidamente per ridurre le emissioni di gas serra. Gli esperti, membri dell’internazionale Arctic Monitoring and Assessment Program (AMAP), hanno redatto una nuova valutazione che mette in guardia dagli imminenti pericoli: il riscaldamento dell’Artico non avrà solo “gravi conseguenze per gli ecosistemi e la società”, ma costerà al Pianeta decine di miliardi di dollari entro la fine di questo secolo.

 

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Secondo il report, “l’Artico sta mostrando una chiara evidenza d’evoluzione verso un nuovo stato prima della metà del secolo”, con condizioni climatiche più calde, umide e soprattutto più variabili. Il periodo 2011-2015 è stato il più caldo dall’inizio delle rilevazioni, nel 1900. Le temperature medie dell’inverno artico quest’anno sono state 2,5°C sopra la media, con notevoli anomalie causate da possenti ondate di calore che hanno rallentato il ricostituirsi della calotta.  Senza contare che il ghiaccio marino sul Mar Glaciale Artico, che si è ridotto al minimo storico nel 2012, potrebbe scomparire completamente durante il periodo estivo nel 2030.

 

I danni economici del riscaldamento dell’Artico

Il documento è stato commissionato dal Consiglio Artico, il forum di cooperazione intergovernativa nato per garantire alla regione uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che gli autori calcano la mano: il riscaldamento dell’Artico potrebbe avere costi netti cumulativi per il periodo tra 2010 e il 2100 variabili dai 7mila ai 90mila miliardi di dollari. Un danno economico che supera qualsiasi beneficio oggi ipotizzabile grazie all’apertura di nuove rotte commerciali o all’attività petrolifera.

 

 

L’Artico continua a sciogliersi, e lo sta facendo più velocemente di quanto previsto  nel 2011″, spiega alla Reuters Lars-Otto Reiersen, responsabile dell’AMAP e tra gli autori del report. I danni si contano già oggi come dimostra, ad esempio, la serie di frane innescate dalla fusione del permafrost presso il giacimento di gas russo Bovanenkovo, in Siberia.

Inoltre senza un intervento immediato per ridurre le emissioni di gas serra, lo scioglimento dei ghiacci artici potrebbe sollevare il livello globale dei mari di 25 cm entro il 2100. Una minaccia per le comunità costiere in tutto il mondo.

 

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“I cambiamenti sono cumulativi – aggiunge James Overland, un oceanografo presso la National Oceanic and Atmospheric Administration e co-autore del documento – e così quello che faremo nei prossimi cinque anni sarà veramente importante per rallentare i cambiamenti dei prossimi 30 o 40 anni”.

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