Our Ocean Conference in Kenya, la Cina impone l'esclusione di Taiwan. Lo scontro tra Pechino e Taipei minaccia la tutela dell'oceano.
Cina vs Taiwan, Kenya primo Paese africano a ospitare la conferenza globale sull’oceano, espelle i taiwanesi
La scorsa settimana a Mombasa, in Kenya, si è conclusa l’11ª Our Ocean Conference. Era la prima volta che la conferenza si teneva nel continente africano. Vi hanno partecipato oltre 100 Governi, aziende e organizzazioni della società civile, che hanno annunciato 320 nuovi impegni per un valore di 6,4 miliardi di dollari. La conferenza è stata celebrata come un successo diplomatico. Eppure, in questa occasione è emerso nuovamente il bullismo della Cina ai danni di Taiwan.
Tensioni Cina-Taiwan, Kenya schierato dalla parte delle istanze di Pechino
Il primo Paese africano a ospitare la conferenza globale sull’oceano ha escluso i delegati taiwanesi e ha difeso le espulsioni affermando di “riconoscere una sola Cina“. Da decenni la RPC considera Taiwan un proprio territorio e sostiene che l’isola debba tornare sotto il controllo cinese, se necessario anche con l’uso della forza.
Durante la conferenza è stata firmata la Dichiarazione di Mombasa sulla trasparenza della pesca e la lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU). Inoltre, è stata riconosciuta l’entrata in vigore dell’Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction (Trattato BBNJ) per la creazione di aree marine protette.
Con questa mossa, il Kenya sta cercando di porsi come forza trainante nella governance globale degli oceani. I progetti coperti dai finanziamenti vanno dalla conservazione dei mari alla pesca sostenibile, fino alla resilienza climatica e allo sviluppo dell’economia blu. Tali impegni sono stati annunciati davanti a una platea di più di 5 mila partecipanti, tra cui capi di Stato, Ministri, scienziati, leader di popolazioni indigene. Il Kenya, Paese ospitante, ha promesso di impegnarsi per l’espansione delle aree marine protette, il monitoraggio della pesca, i finanziamenti per il clima e lo sviluppo dell’economia blu. Il governo kenyota ha inoltre stanziato 200 milioni di dollari per installare sistemi di monitoraggio elettronico su tutti i pescherecci industriali che operano nelle sue acque.
Lancio dell’Alleanza G7 sulla gestione delle Aree Marine Protette
Anche l’Italia ha partecipato alla Our Ocean Conference, prendendo parte all’evento di alto livello dedicato al lancio dell’Alleanza G7 sulla gestione delle Aree Marine Protette. Il Sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, ha ribadito il forte impegno italiano nella tutela degli ecosistemi marini: “L’Italia crede fortemente nella cooperazione multilivello come motore per rafforzare ed esportare modelli di successo nella gestione delle aree marine protette. Accogliamo con favore l’istituzione di questa Alleanza G7 sulle Aree Marine Protette, un’iniziativa internazionale promossa dai Paesi del G7 per tutelare gli ecosistemi oceanici e raggiungere l’obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030“.
Precedente agghiacciante per la cooperazione scientifica globale
Eppure, come racconta questo articolo di The Diplomat, dietro questo sfarzo diplomatico si nasconde un precedente agghiacciante per la cooperazione scientifica globale.
Il Governo keniota, spinto probabilmente da Pechino, ha improvvisamente revocato le autorizzazioni elettroniche di viaggio già approvate per la delegazione taiwanese, guidata dall’Ocean Affairs Council (OAC). Il Segretario Generale del Ministero degli Esteri keniota, Korir Sing’oei, ha affermato che le persone in possesso di passaporto taiwanese mancavano di documenti di viaggio validi. “A chiunque pretenda di esibire un passaporto taiwanese non verrebbe ordinariamente permesso di superare i nostri confini per mancanza di documentazione adeguata e, in ogni caso, non farebbe parte di un incontro ufficiale di Stato convocato dal Governo del Kenya“, ha dichiarato Sing’oei.
Cosa ancora più allarmante, prosegue l’articolo, a uno studioso taiwanese che era già arrivato è stato negato l’ingresso in Kenya. Il passaporto e il telefono gli sono stati confiscati per più di 20 ore prima che l’intera delegazione fosse espulsa.
In un comunicato, il Governo di Taiwan ha denunciato “gli atti barbarici di confisca di passaporti e telefoni cellulari e la restrizione della libertà personale e di comunicazione, azioni che violano i diritti umani e le norme internazionali“. L’Ocean Affairs Council (OAC) di Taipei, l’organo governativo responsabile delle politiche marittime, ha confermato che i visti sono stati revocati all’ultimo minuto, definendo l’accaduto un “barbaro ostruzionismo“.
La Ministra dell’OAC, Kuan Bi-ling, Partito Progressista Democratico (PPD), che si oppone a Pechino, ha dichiarato che “l’interferenza politica non porta alcun beneficio alla governance degli oceani“ proprio in un momento in cui “l’oceano ha bisogno di una cooperazione più profonda e più ampia“.
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