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Il Medio Oriente sotto scacco: l’acqua diventa un’arma nella guerra tra Iran e alleati USA

I raid in Kuwait e Iran confermano una nuova strategia di guerra: colpire gli impianti di desalinizzazione per negare acqua ed energia.

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Via Depositphotos

Attacchi agli impianti di desalinizzazione come parte della strategia di guerra

I recenti raid che hanno colpito il Kuwait e le coste iraniane dimostrano come gli impianti di desalinizzazione e le centrali di cogenerazione siano diventati i punti più vulnerabili e mirati nelle strategie di attacco. In una regione stremata da anni di siccità e caratterizzata da un cronico stress idrico, mettere fuori uso queste infrastrutture significa privare intere popolazioni, con un solo colpo, sia dell’acqua potabile che dell’energia elettrica. Esperti e analisti internazionali avvertono: non siamo di fronte a una classica “guerra per l’acqua“, ma a un’inedita e pericolosa evoluzione in cui l’acqua stessa viene trasformata in un’arma di pressione psicologica e militare.

A luglio i raid iraniani hanno ripetutamente preso di mira gli impianti di desalinizzazione e le centrali elettriche del Kuwait. Questi attacchi hanno causato una pressione senza precedenti su un Paese fortemente dipendente dalla desalinizzazione per il proprio approvvigionamento idrico. Come risposta le autorità del Kuwait hanno chiesto alla popolazione di ridurre i consumi di elettricità, in particolare l’uso dei condizionatori d’aria, per poter garantire la fornitura di elettricità.

Già a marzo il Bahrein e il Kuwait avevano subito attacchi iraniani contro i propri impianti di desalinizzazione. Ma prendere di mira tali strutture nel pieno dell’estate, significa provocare danni assai maggiori. Il Kuwait non dispone di risorse di acqua dolce, giacché il 90% dell’acqua potabile del Paese è generata dalla desalinizzazione dell’acqua di mare. Inoltre, si affida alla cogenerazione per produrre sia elettricità sia acqua desalinizzata. Ecco perché attraverso un singolo attacco, e con un minimo sforzo, l’Iran può interrompere contemporaneamente l’erogazione di acqua e di energia. Teheran colpisce il Kuwait per via della presenza militare statunitense. Il Paese ospita infatti uno dei contingenti statunitensi più numerosi della regione.

L’Iran ha accusato Washington di seguire la stessa strategia. Il 7 marzo gli Stati Uniti hanno colpito un impianto di desalinizzazione sull’isola di Qeshm. Teheran ha denunciato ulteriori attacchi statunitensi il 18 luglio, attacchi che avrebbero distrutto l’impianto di desalinizzazione di Bonji, vicino a Jask, e danneggiato un’altra struttura sull’isola di Qeshm. Come conseguenza, circa 10.000 persone in una ventina di villaggi, sarebbero rimasti senz’acqua, secondo quanto dichiarato dalla televisione iraniana. Gli Stati Uniti, però, hanno respinto le accuse.

I conflitti legati all’acqua sono in aumento

Questo tipo di conflitto è “senza precedenti nella regione, ma prevedibile“. La pensa così Pierre Blanc, docente di geopolitica all’Istituto di Scienze Agricole di Bordeaux e a Sciences Po Bordeaux sentito da France 24. “La principale vulnerabilità di questo sistema di approvvigionamento idrico è che si affida a una manciata di impianti di desalinizzazione, che sono estremamente sensibili“. Blanc pensa tuttavia che questa non sia la grande guerra dell’acqua che si temeva, perché bloccare l’accesso all’acqua non è il motivo principale degli attacchi. Sarebbe, invece, di una guerra che usa l’acqua come arma, una guerra “combattuta attraverso l’acqua“.

Liz Saccoccia, esperta idrica del World Resources Institute e responsabile per il WRI della Water, Peace and Security Partnership, ha spiegato che i conflitti legati all’acqua sono in aumento, secondo la Water Conflict Chronology del Pacific Institute. L’ultimo aggiornamento ha rilevato 844 nuovi casi di conflitti violenti associati alle risorse e ai sistemi idrici nel 2024, con un aumento del 20% rispetto al 2023.

L’acqua, sostiene Saccoccia, può essere un fattore scatenante per una guerra. Lo ha dimostrato la Siria, dove la siccità prolungata e l’esaurimento delle riserve di acque sotterranee hanno contribuito alla migrazione di massa verso le città, alimentando le condizioni che hanno preceduto la guerra civile. L’acqua può diventare anche la vittima di una guerra, come sta succedendo in Medio Oriente dove vengono attaccati gli impianti di desalinizzazione. E, in molti casi, può essere anche un’arma. Nel 2023, per esempio, una diga è stata bersaglio delle forze russe, provocando la morte di persone e bestiame e il rilascio di contaminanti tossici. Queste dinamiche causano un circolo vizioso: la scarsità d’acqua alimenta l’instabilità e la violenza, l’instabilità distrugge i sistemi idrici e i sistemi distrutti pesano ancora di più sulla scarsità d’acqua.

Lo stress idrico in Iran può solo peggiorare a causa della guerra

Sebbene gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Iran minaccino le forniture idriche, non è ancora possibile valutarne appieno gli effetti. Tuttavia, è quasi certo che la crisi idrica del Paese, già molto grave, peggiorerà per via della guerra. Sono anni che l’Iran fa i conti con il fenomeno della siccità. L’anno scorso la capitale Teheran, dove vivono 10 milioni di persone, ha rischiato di essere evacuata. Secondo gli ambientalisti, la crisi dell’acqua in Iran avrebbe origine da decenni di cattiva gestione e da altre politiche giudicate sbagliate, come l’estensione eccessiva delle aree urbane e la costruzione massiccia di dighe.

In base ai dati di Aqueduct del World Resources Institute, che misura i rischi idrici, il punteggio dello stress idrico di base dell’Iran rientra nella categoria estremamente alto. Significa che il Paese consuma più dell’80% delle riserve idriche rinnovabili.

A novembre 2025 l’Iran ha dovuto affrontare la peggiore crisi idrica degli ultimi decenni, per via del quinto anno consecutivo di siccità. I livelli dell’acqua erano così bassi che la diga Amir Kabir di Teheran arrivava ad l’8% della capacità, mentre nel resto del Paese 19 dighe principali si erano prosciugate.

Il professor Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), autore del termine bancarotta idrica, ha dichiarato ad Al Jazeera: “L’Iran non ha considerato l’acqua come un limite alla crescita, a differenza di altre nazioni ambiziose del Medio Oriente e del Nord Africa. Oggi si trova in questa situazione perché nel Paese si continua a investire nelle infrastrutture e a espandere l’agricoltura, portando a un limite naturale“.

Valutazione dello stress idrico in Iran per punteggi WRI

Categoria di Rischio Idrico / Settore (Iran)Punteggio WRI (0-5.00)Classe di Rischio Ufficiale
RISCHIO IDRICO COMPLESSIVO (Overall Water Risk)3.98Alto (High)
• Stress Idrico nel Settore Agricolo4.59Estremamente Alto
• Stress Idrico nel Settore Domestico / Urbano4.41Estremamente Alto
• Stress Idrico nel Settore Industriale4.45Estremamente Alto
Stress Idrico di Base (Baseline Water Stress – Media)4.57Estremamente Alto
Variabilità Interannuale (Interannual Variability)3.24Alto (High)
Variabilità Stagionale (Seasonal Variability)3.84Alto (High)
Frequenza delle Siccità (Drought Frequency)3.60Alto (High)

Tabella basata esclusivamente sui dati ufficiali estratti dal portale WRI Aqueduct Country Rankings per l’Iran.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.