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FAO, oltre 1/3 degli stock ittici mondiali è sovrasfruttato

Il consumo di pesce pro capite aumenterà negli anni, per arrestarsi solo quando la domanda supererà l’offerta


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By C. Ortiz Rojas – http://www.photolib.noaa.gov/htmls/fish2172.htm, Public Domain, Link

Stock ittici sovrasfruttati: domanda e consumo di pesce crescono

(Rinnovabili.it) – Oltre un terzo degli stock ittici di tutto il mondo viene sovrasfruttato.
L’allarme arriva direttamente dalla FAO che, nel rapporto pubblicato lunedì, sottolinea la gravità di un problema destinato purtroppo ad aggravarsi negli anni che verranno.

La pesca eccessiva ed il sovrasfruttamento degli stock ittici impoveriscono le scorte a un ritmo che la specie non è in grado di reintegrare, riducendo le popolazioni ittiche e la produzione futura di cibo. Il consumo di pesce, aumentato di oltre il 20% in meno di 50 anni, rallenterà solo quando la richiesta supererà l’offera. In pratica, quando non ci saranno abbastanza pesci per tutti.

Il problema è globale – basti pensare che solo nel mediterraneo gli stock ittici sovrasfruttari hanno raggiunto la soglia del 78% (dati Sustainable Fisheries in Mediterranean EU waters through networks of MPAs) – ma più acuto nei paesi poveri.
Mentre i paesi sviluppati stanno migliorando il modo in cui gestiscono le loro attività di pesca, i paesi in via di sviluppo affrontano un peggioramento della situazione”, spiegano dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. “Notiamo che la sostenibilità è particolarmente difficile nei luoghi in cui esistono fame, povertà e conflitti, ma non esiste alternativa alle soluzioni sostenibili”. 

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I dati parlano chiaro: nel 2017, il 34,2% degli stock ittici è stato classificato come sovrasfruttato dalla pesca marittima mondiale, segnando di fatto una “tendenza in costante aumento” dal 1974, quando la cifra si attestava al 10%. In base ai dati FAO, il consumo mondiale di pesce pro capite ha stabilito un nuovo record nel 2018, raggiungendo la soglia dei 20,5 kg pro capite l’anno, con un aumento medio del 3,1% dal 1961.

Secondo l’Agenzia, il consumo globale pro capite salirà a 21,5 kg entro il 2030, con un rallentamento del tasso di crescita medio annuo vicino allo 0,4%. La ragione principale di questo declino – spiega la FAO nel suo rapporto – può essere rintracciata nella crescita della popolazione africana, destinata a superare  la crescita dell’offerta.
Il rapporto, chiarisce comunque la FAO, si basa sulle informazioni raccolte prima dell’epidemia di COVID-19, che ha portato a un declino dell’attività di pesca globale a seguito di restrizioni e carenze di manodopera a causa dell’emergenza sanitaria, ha dichiarato la FAO.

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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.