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Ecco la legge sul clima UE, viaggio obbligato verso le zero emissioni 2050

La Commissione europea ha adottato la proposta sulla prima “climate law” comunitaria  per rendere giuridicamente vincolante la neutralità climatica del Blocco.

legge sul clima ue
Photographer: Jennifer Jacquemart – © European Union, 2020

 

 

La legge sul clima dovrà traghettare l’Unione Europea verso la neutralità climatica

(Rinnovabili.it) – Fumata bianca per la legge sul clima europea, il primo provvedimento a rendere vincolante l’obiettivo delle zero emissioni al 2050 per i Paesi UE. La proposta  è stata adotta oggi dalla Commissione Europea come annunciato da Elisa Ferreira, Commissario europeo per la coesione e le riforme attraverso il suo profilo twitter.

 

 

Elemento chiave del Green Deal voluto da Ursula Von der Leyen, la nuova legge sul clima europea dovrebbe riuscire a traghettare il Blocco lungo il percorso delle neutralità climatica. Nel dettaglio il provvedimento propone un obiettivo giuridicamente vincolante di zero emissioni nette  di gas a effetto serra da raggiungere per la metà del secolo. Ciò, tuttavia, non si tradurrà in vincoli nazionali: Istituzioni comunitarie e Stati membri sono tenuti ad adottare le misure necessarie per raggiungere l’obiettivo collettivamente.

Ovviamente saranno presenti dei “requisiti nazionali”. Nella proposta adottata oggi Bruxelles si è data la possibilità di rendere tali requisiti più rigorosi in futuro senza dover passare attraverso il normale processo legislativo dell’UE, che prevede invece l’approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE. Questa possibilità è nota come “atto delegato” ed è progettata per eliminare la politica dalle decisioni che dovrebbero invece basarsi unicamente sulla scienza.

Anche per questo motivo, la legge sul clima include misure per tenere traccia dei progressi e adeguare di conseguenza le azioni messe in campo,In che modo? Ad esempio attraverso il processo di governance per i PNIEC, i Piani Nazionali Energia e Clima. I progressi saranno rivisti ogni cinque anni, in linea con l’esercizio di inventario globale previsto dall’accordo di Parigi.

 

“Ciò che stiamo facendo oggi è rendere l’Unione Europea il primo continente climaticamente neutro al mondo entro il 2050″, ha commentato la presidente presidente von der Leyen. “La legge sul clima è la traduzione legale del nostro impegno politico e ci pone irreversibilmente sulla strada verso un futuro più sostenibile. È il cuore del Green Deal europeo. Offre prevedibilità e trasparenza per l’industria e gli investitori europei. E orienta la nostra strategia di crescita verde garantendo che la transizione sia graduale ed equa”.

 

>>leggi anche European Green Deal, Ursula Von der Leyen svela i dettagli<<

 

La legge sul clima affronta anche il percorso per raggiungere la neutralità climatica 2050, annunciando i prossimi passi da compiere. Il primo sarà definire un nuovo obiettivo UE 2030 per la riduzione delle emissioni a effetto serra che incrementi l’ambizione rispetto quanto già definito dal pacchetto clima energia. Ma prima di mettere mano ai numeri, Bruxelles effettuerà  una valutazione d’impatto globale. Entro giugno 2021, la Commissione esaminerà e, se necessario, proporrà la revisione degli strumenti politici pertinenti per conseguire ulteriori riduzioni dei gas climalteranti per il 2030. Quindi stabilirà una traiettoria a livello comunitario per il periodo 2030-2050.

All’esecutivo UE sarà anche conferito il potere di formulare raccomandazioni agli Stati membri le cui azioni non sono coerenti con l’obiettivo di neutralità climatica; i Paesi saranno tenuti “a tenere debitamente conto di tali raccomandazioni o a spiegare le loro motivazioni in caso contrario”. Dal canto loro i Ventisette dovranno  sviluppare e attuare strategie di adattamento per rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità agli effetti dei cambiamenti climatici.

 

 

Legge sul clima UE, cosa non convince

Il provvedimento è stato ben accolto da ONG e associazioni ambientaliste, ma le critiche non mancano. Uno dei punti deboli individuati dagli esperti è l’assenza di un organismo scientifico indipendente, instituito ad hoc, che valuti e diriga i decisori nazionali in questa nuova sfida climatica. Lo scollamento tra scienza e politica, si era avvertito già ai tempi del pacchetto UE Energia pulita per tutti (o pacchetto clima energia 2030) della Commissione Junker. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di crescita delle rinnovabili erano subito apparsi più contenuti rispetto sia a quanto richiesto dal mondo scientifico e sia agli effettivi trend del Blocco. Oggi la scelta del nuovo esecutivo UE è riportare la scienza al centro del processo decisionale, ma la mancanza in tal senso di un organismo indipendente, fa storcere il naso.

 

Altro testo dolente, la proposta di legge sul clima non include una disposizione per rivedere ogni 5 anni la strategia a lungo termine dell’UE per il clima e l’energia, in linea con i PNIEC degli Stati membri. L’elemento che delude di più, però, è la mancanza di un nuovo obiettivo di taglio emissioni per il 2030, messo nero su bianco. Il documento accenna infatti alla necessità di alzare l’attuale target ma rimanda a valutazioni successive tale percentuale.

“Abbiamo bisogno di un sistema GPS per il clima,  – commenta Imke Lübbeke, responsabile per il clima e l’energia del WWF European Policy Office – ma questa proposta è solo una bussola che ci indica la direzione generale della neutralità climatica. Deve portare a una massiccia riduzione delle emissioni a partire da oggi. Questo può essere fatto aumentando l’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030 al 65%, portando le politiche dell’UE in linea con i nostri obiettivi climatici, e creando un organismo scientifico indipendente che fornisca consulenza sulla nostra azione per il clima. I ministri dell’Ambiente devono farsi sentire domani”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Batterie al sodio allo stato solido, verso la produzione di massa

Grazie ad un nuovo processo sintetico è stato creato un elettrolita di solfuro solido dotato della più alta conduttività per gli ioni di sodio più alta mai registrata. Circa 10 volte superiore a quella richiesta per l'uso pratico

Batterie al sodio allo stato solido
via Depositphotos

Batterie al Sodio allo Stato Solido più facili da Produrre

La batterie allo stato solido incarnano a tutti gli effetti il nuovo mega trend dell’accumulo elettrochimico. E mentre diverse aziende automobilistiche tentano di applicare questa tecnologia agli ioni di litio, c’è chi sta percorrendo strade parallele. É il caso di alcuni ingegneri dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone. Qui i professori Osaka Atsushi Sakuda e Akitoshi Hayash hanno guidato un gruppo di ricerca nella realizzazione di batterie al sodio allo stato solido attraverso un innovativo processo di sintesi.

Batterie a Ioni Sodio, nuova Frontiera dell’Accumulo

Le batterie al sodio (conosciute erroneamente anche come batterie al sale) hanno conquistato negli ultimi anni parecchia attenzione da parte del mondo scientifico e industriale. L’abbondanza e la facilità di reperimento di questo metallo alcalino ne fanno un concorrente di primo livello dei confronti del litio. Inoltre l’impegno costante sul fronte delle prestazioni sta portando al superamento di alcuni svantaggi intrinseci, come la minore capacità. L’ultimo traguardo raggiunto in questo campo appartiene ad una ricerca cinese che ha realizzato un unità senza anodo con una densità di energia superiore ai 200 Wh/kg.

Integrare questa tecnologia con l’impiego di elettroliti solidi potrebbe teoricamente dare un’ulteriore boost alla densità energetica e migliorare i cicli di carica-scarica (nota dolente per le tradizionali batterie agli ioni di sodio). Quale elettrolita impiegare in questo caso? Quelli di solfuro rappresentano una scelta interessante grazie alla loro elevata conduttività ionica e lavorabilità. Peccato che la sintesi degli elettroliti solforati non sia così semplice e controllabile. Il che si traduce in un’elevata barriera per la produzione commerciale delle batterie al sodio allo stato solido.

Un Flusso di Polisolfuro reattivo

É qui che si inserisce il lavoro del team di Sakuda a Hayash. Gli ingegneri hanno messo a punto un processo sintetico che impiega sali fusi di polisolfuro reattivo per sviluppare elettroliti solidi solforati. Nel dettaglio utilizzando il flusso di polisolfuro Na2Sx come reagente stechiometrico, i ricercatori hanno sintetizzato due elettroliti di solfuri di sodio dalle caratteristiche distintive, uno dotato della conduttività degli ioni di sodio più alta al mondo (circa 10 volte superiore a quella richiesta per l’uso pratico) e uno vetroso con elevata resistenza alla riduzione.

Questo processo è utile per la produzione di quasi tutti i materiali solforati contenenti sodio, compresi elettroliti solidi e materiali attivi per elettrodi“, ha affermato il professor Sakuda. “Inoltre, rispetto ai metodi convenzionali, rende più semplice ottenere composti che mostrano prestazioni più elevate, quindi crediamo che diventerà una metodologia mainstream per il futuro sviluppo di materiali per batterie al sodio completamente allo stato solido“.  I risultati sono stati pubblicati su Energy Storage Materials and Inorganic Chemistry .

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Fotovoltaico, ecco il materiale quantistico con un’efficienza del 190%

Un gruppo di scienziati della Lehigh University ha sviluppato un materiale dotato di una efficienza quantistica esterna di 90 punti percentuali sopra quella delle celle solari tradizionali

fotovoltaico materiale quantistico
via Depositphotos

Nuovo materiale quantistico con un assorbimento solare medio dell’80%

Atomi di rame inseriti tra strati bidimensionali di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. Questa la ricetta messa a punto dai fisici Srihari Kastuar e Chinedu Ekuma nei laboratori della Lehigh University, negli Stati Uniti, per dare una svecchiata alla prestazioni delle celle solari. Il duo di ricercatori ha così creato un nuovo materiale quantistico dalle interessanti proprietà fotovoltaiche. Impiegato come strato attivo in una cella prototipo, infatti, il nuovo materiale ha mostrato un assorbimento solare medio dell’80%, un alto tasso di generazione di portatori fotoeccitati e un’efficienza quantistica esterna (EQE) record del 190%. Secondo gli scienziati il risultato raggiunto supera di gran lunga il limite teorico di efficienza di Shockley-Queisser per i materiali a base di silicio e spinge il campo dei materiali quantistici per il fotovoltaico a nuovi livelli. 

leggi anche Fotovoltaico in perovskite, i punti quantici raggiungono un’efficienza record

L’efficienza quantistica esterna

Tocca fare una precisazione. L’efficienza quantistica esterna non va confusa con l’efficienza di conversione, il dato più celebre quando si parla di prestazioni solari. L’EQE rappresenta il rapporto tra il numero di elettroni che danno luogo a una corrente in un circuito esterno e il numero di fotoni incidenti ad una precisa lunghezza d’onda

Nelle celle solari tradizionali, l’EQE massimo è del 100%, tuttavia negli ultimi anni alcuni materiali e configurazioni avanzate hanno dimostrato la capacità di generare e raccogliere più di un elettrone da ogni fotone ad alta energia incidente, per un efficienza quantistica esterna superiore al 100%. Il risultato di Kastua e Ekuma, però, rappresenta un unicum nel settore.

Celle solari a banda intermedia

Per il loro lavoro due fisici sono partiti da un campo particolare della ricerca fotovoltaica. Parliamo delle celle solari a banda intermedia (IBSC – Intermediate Band Solar Cells), una tecnologia emergente che ha il potenziale per rivoluzionare la produzione di energia pulita. In questi sistemi la radiazione solare può eccitare i portatori dalla banda di valenza a quella di conduzione, oltre che direttamente, anche in maniera graduale. Come?  “Passando” per l’appunto attraverso stati di una banda intermedia, livelli energetici specifici posizionati all’interno della struttura elettronica di un materiale creato ad hoc. “Ciò consente a un singolo fotone di provocare generazioni multiple di eccitoni attraverso un processo di assorbimento in due fasi“, scrivono i due ricercatori sulla rivista Science Advances.

Nel nuovo materiale quantistico creato dagli scienziati della Lehigh University questi stati hanno livelli di energia all’interno dei gap di sottobanda ideali. Una volta testato all’interno di una cella fotovoltaica prototipale il materiale ha mostrato di poter migliorare l’assorbimento e la generazione di portatori nella gamma dello spettro dal vicino infrarosso alla luce visibile. 

La rivoluzione dei materiali quantistici

Il duo ha sviluppato il nuovo materiale sfruttando i “gap di van der Waals”, spazi atomicamente piccoli tra materiali bidimensionali stratificati. Questi spazi possono confinare molecole o ioni e gli scienziati dei materiali li usano comunemente per inserire, o “intercalare”, altri elementi per ottimizzare le proprietà dei materiali. Per la precisione hanno inserito atomi di rame tra strati di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. “Rappresenta un candidato promettente per lo sviluppo di celle solari ad alta efficienza di prossima generazione – ha sottolineato Ekuma – che svolgeranno un ruolo cruciale nell’affrontare il fabbisogno energetico globale“.

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