Rinnovabili • Rischio climatico Europa: senza interventi urgenti sarà “catastrofico”

Il rischio climatico in Europa può diventare “catastrofico”: studio dell’EEA

Dei 36 indicatori individuati nel rapporto dell’Agenzia UE per la protezione ambientale, oltre la metà sono già a livelli critici. E 8 sono quelli a cui bisogna dare assoluta priorità, tra cui invertire il degrado degli ecosistemi marini e costieri e ripensare il sistema delle assicurazioni. I rischi climatici “si acuiscono più rapidamente di quanto le nostre società riescano a prepararsi”, avverte l’EEA

Rischio climatico Europa: senza interventi urgenti sarà “catastrofico”
Foto di Anthony Cantin su Unsplash

La prima valutazione complessiva del rischio climatico in Europa

(Rinnovabili.it) – L’Europa non è pronta per affrontare la rapida evoluzione dell’impatto del cambiamento climatico. È il continente dove il riscaldamento globale corre più veloce e continua ad accelerare. Febbraio si è chiuso con +3,3°C sulla media degli ultimi 30 anni e l’inverno con +1,44°C. Senza interventi “urgenti” e “decisivi”, il rischio climatico in Europa – già a livello critico – potrebbe diventare “catastrofico”.

È questo giudizio netto che l’Agenzia UE per la protezione dell’ambiente (EEA) consegna alla prima edizione dell’European climate risk assessment (EUCRA), il rapporto in cui monitora l’impatto del rischio climatico in Europa nelle sue diverse declinazioni, accompagnandolo con una valutazione sulle azioni prioritarie per evitare gli effetti peggiori del climate change.

Rischi climatici multipli per l’Europa meridionale

Dal rapporto emerge una sfida trasversale e davvero cruciale: in tutta Europa, le politiche e gli interventi di adattamento non tengono il ritmo con la rapida evoluzione dei rischi climatici. “L’Europa si trova di fronte a rischi climatici urgenti che si acuiscono più rapidamente di quanto le nostre società riescano a prepararsi”, sottolinea Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’EEA. Perché in molti casi un adattamento incrementale non sarà sufficiente.

E bisogna partire subito, perché la maggior parte delle politiche di adattamento richiedono tempo prima di mostrare risultati apprezzabili. Solo in questo modo l’UE riuscirà a intervenire prima che molti di rischi climatici raggiungano una soglia critica. Senza contare che alcune regioni devono affrontare rischi climatici multipli.

“L’Europa meridionale è particolarmente a rischio a causa degli incendi boschivi nonché degli effetti delle ondate di calore e della scarsità di acqua sulla produzione agricola, sul lavoro all’aria aperta e sulla salute umana. Le inondazioni, l’erosione e l’infiltrazione di acqua salata minacciano le regioni costiere europee a bassa quota, comprese molte città densamente popolate”, sottolinea il rapporto.

Priorità per mitigare il rischio climatico in Europa

Tra i 36 principali aspetti del rischio climatico in Europa, l’EEA segnala che oltre la metà sono già in fase critica. Ma 8 sono quelli su cui si dovrebbero concentrare le priorità della politica. Gli ecosistemi marini e costieri sono decisivi: un ulteriore loro degrado avrebbe effetti a cascata su produzione alimentare, salute, infrastrutture ed economia.

E proprio alla sicurezza alimentare è legato il 2° rischio da trattare con più urgenza. Il caldo eccessivo e le siccità minacciano ormai non solo l’Europa mediterranea ma anche quella centrale. Una delle soluzioni proposte dall’EEA – che ricalca in questo le raccomandazioni dei rapporti dell’IPCC – consiste in un passaggio, anche parziale, dalle proteine di origine animale a quelle di origine vegetale ottenute da piante coltivate in modo sostenibile” per ridurre il consumo di acqua in agricoltura e la dipendenza da mangimi importati.

Contro le ondate di calore bisogna aggiungere un livello sanitario a politiche sociali che oggi ne sono prive, come la pianificazione urbana, le normative edilizie e quelle sul lavoro. Bisogna poi rendere più resilienti le infrastrutture, preparandosi non solo contro le alluvioni – su cui l’Europa è a buon punto – ma anche contro l’aumento del livello dei mari e cambiamenti dei modelli evolutivi delle perturbazioni. L’EEA chiude la lista delle priorità principali con la finanza: ripensare il modello delle assicurazioni – con i premi che rischiano di gonfiare e diventare insostenibili, come peraltro già accade in altre zone particolarmente esposte al rischio climatico, ad esempio Florida e California. Questo scenario farebbe diventare ancora più vulnerabili le famiglie a basso reddito. Mentre le svalutazioni delle proprietà a causa del climate change possono rendere più fragili i mutui.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.