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Senza regole condivise gli sforzi per salvare l’oceano possono fallire

Neanche le tecniche più moderne da sole bastano: dobbiamo abbracciare il concetto di trasformazione marina responsabile, un approccio di governance basato su sostenibilità, equità e adattabilità.

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Immagine generata da IA

Tanta fatica per salvare i mari dalle conseguenze del riscaldamento globale, ma senza regole condivise potrebbero esserci più danni che benefici. In mancanza di una governance solida e adeguata, gli interventi tesi a proteggere l’oceano dagli effetti negativi del cambiamento climato, seppure motivati da ottime intenzioni, potrebbero rivelarsi inefficaci se non addirittura dannosi. Lo sostiene uno studio internazionale i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Salvare i mari dal riscaldamento del clima non basta

Il riscaldamento del clima sta cambiando le caratteristiche dell’oceano a un ritmo molto veloce e per tale ragione l’azione di mitigazione si rende particolarmente necessaria. Gli interventi per la salvaguardia dell’oceano sono tantissimi e spaziano dalle tecniche per aumentare l’alcalinità dei mari per assorbire più anidride carbonica all’allevamento di coralli in grado di sopravvivere in acque più calde; dalla coltivazione di alghe capaci di catturare il carbonio al ripristino delle foreste di mangrovie lungo i litorali per proteggere le coste e immagazzinare più anidride carbonica.

Secondo i ricercatori, neanche le tecniche più moderne da sole bastano: dobbiamo abbracciare il concetto di trasformazione marina responsabile, un approccio di governance basato su sostenibilità, equità e adattabilità.

Perché abbracciare il concetto di trasformazione responsabile

La portata e l’intensità dei cambiamenti sperimentati dai mari hanno condotto a nuovi interventi a sostegno delle acque e delle società che dipendono da esse. Lo studio ha esaminato tutti questi interventi, riscontrando dei rischi significativi. Queste azioni sono troppe o isolate tra loro ecco perché possono verificarsi conseguenze indesiderate per l’ambiente o le comunità. Il motivo è la mancanza di sistemi di governance a garanzia di una trasformazione responsabile dei sistemi marini.

La trasformazione responsabile implica dunque la transizione dei sistemi marini verso condizioni di sostenibilità, equità e adattività. Tutto questo si ottiene valutando attentamente rischi e benefici degli interventi, rispondendo alle responsabilità etiche, apportando benefici sociali. Gli interventi di adattamento vanno allineati agli obiettivi più ampi di mitigazione climatica e i principi di trasformazione responsabile, così suggeriti dai ricercatori, devono essere tradotti in regole e buone pratiche per assicurare che i nuovi interventi sul clima marino siano sicuri.

La professoressa Tiffany Morrison dell’Università di Melbourne ha guidato il gruppo di scienziati e insieme a loro è autrice della ricerca. “Il ritmo dell’innovazione – ha spiegato – sta superando la nostra capacità di regolamentare, monitorare e valutare questi interventi in modo responsabile. I finanziamenti privati e no profit accelerano ancor la spinta verso questa innovazione. Solo nel 2020, i filantropi hanno donato 160 milioni di dollari per l’azione climatica a favore dell’oceano. La COP28 del 2023 ha stanziato altri 250 milioni di dollari di donazioni attraverso l’Ocean Resilience and Climate Alliance“.

Tutto questo denaro non può andare sprecato o peggio risultare deleterio. Per garantire una governance sostenibile dei mari è necessario collaborare con le popolazioni indigene e gli stakeholder locali fin dall’inizio, permettendo a conoscenze, valori e diritti di definire la progettazione e l’attuazione degli interventi. Le azioni devono dimostrarsi utili e devono essere considerate anche le implicazioni ecologiche e sociali su ampia scala.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.