Rinnovabili • Giornata mondiale dell'ambiente 2024

Giornata mondiale dell’ambiente 2024, abbiamo “Una sola Terra”

La Giornata mondiale dell’ambiente 2024 ci invita a salvaguardare la vita del Pianeta. Il degrado creato da modelli di produzione e consumo insostenibili non è inarrestabile: abbiamo le conoscenze e la capacità per invertire la rotta e ripristinare la salute dell’ambiente, ma dobbiamo agire subito

Giornata mondiale dell'ambiente 2024
Foto di Rob Morton su Unsplash

Giornata mondiale dell’ambiente 2024, fermiamo il degrado del Pianeta

La Giornata mondiale dell’ambiente 2024 (World Environment Day) si celebra il 5 giugno e quest’anno avrà come tema “Una sola Terra”, ovvero non abbiamo un altro Pianeta. Un’occasione per ricordare l’importanza di salvaguardare la salute dell’ambiente, ma soprattutto un incoraggiamento a prendercene cura tutti insieme.

Word Environment Day 2024, è il momento di fare un esame di coscienza

La Terra vive perché esiste la vita sullaTerra. Può sembrare un gioco di parole, ma proviamo a pensarci cambiando la nostra lettura delle cose. Proviamo a considerarci degli ospiti “collaboranti” del nostro Pianeta. Foreste, terreni agricoli, savane, torbiere, pascoli, montagne, mare: tutti questi spazi naturali, con i loro ecosistemi, forniscono all’umanità ciò di cui ha bisogno per sopravvivere, a cominciare dall’acqua e dalle materie prime per nutrirsi.

Il cambiamento climatico porta con sé siccità, desertificazione del territorio, aumento delle temperature, minore disponibilità di acque potabili e carenza di cibo. È davvero tutta colpa della Terra o dovremmo fare un esame di coscienza? Perché il Pianeta è così stressato? Forse abbiamo spinto il suo sfruttamento ben oltre i limiti?

Il 19 maggio è iniziato il deficit ecologico dell’Italia

La prima riposta arriva dall’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse prodotte dal Pianeta in un anno. Questo significa che il nostro consumo di risorse naturali supera la capacità di rigenerazione della Terra.

L’Overshoot Day ovviamente non è uguale per tutti i paesi, perché dipende dalle singole impronte ecologiche secondo il calcolo dell’organizzazione indipendente Global Footprint Network. Il 5 giugno comunicherà l’Earth Overshoot Day 2024; nel 2023 cadde il 2 agosto.   

Quest’anno, ad esempio, l’Italia è in deficit ecologico dal 19 maggio: questo significa che abbiamo consumato le risorse disponibili per il 2024 e dal 20 maggio il nostro conto ambientale è in deficit.

Per fare un esempio facilmente comprensibile, è come se continuassimo a spendere soldi che non abbiamo: il conto andrà sempre più in rosso finché la banca non ci accorderà più prestiti.

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Giornata Mondiale dell’Ambiente 2024: Una crisi planetaria a tre dimensioni

I nostri modelli di produzione e consumo sempre più insostenibili hanno creato una crisi planetaria a tre dimensioni: cambiamento climatico, perdita di natura e biodiversità, inquinamento e rifiuti.

Più di un quinto della superficie terrestre (circa 2 miliardi di ettari) è degradato. Circa 3,2 miliardi di persone (il 40% della popolazione mondiale) ne pagano le conseguenze perché non hanno i mezzi e le capacità per difendersi: popolazioni indigene, comunità rurali, piccoli agricoltori e i più poveri, in particolare donne e giovani. Ogni anno 55 milioni di persone sono duramente colpite dalla siccità, un fenomeno che ha ripercussioni dirette sull’agricoltura e sugli allevamenti.

Se non si arresta il degrado del suolo, la produzione alimentare globale potrebbe ridursi del 12% (mentre la popolazione continua ad aumentare), con un rialzo dei prezzi delle materie prime alimentari anche del 30%. A livello globale, circa 2 miliardi di persone dipendono dall’agricoltura per la loro sussistenza, ma sono proprio gli attuali sistemi alimentari la prima fonte di degrado ambientale.

Possiamo invertire la rotta

Il degrado non è inarrestabile: abbiamo le conoscenze e la capacità per invertire la rotta e ripristinare la salute dell’ambiente, ma dobbiamo agire subito.

Le catastrofi climatiche, sempre più violente e frequenti, dovrebbero suonare come un campanello d’allarme sulla salute del Pianeta. Ragioniamo come se le risorse fossero infinite, ma non è così. Dobbiamo cambiare lettura, come dicevamo.

Pensiamo che adottare un comportamento sostenibile sia un favore che facciamo al Pianeta, in realtà è un favore che facciamo a noi e a chi verrà dopo di noi. Le tendenze del futuro sono prevedibili, ormai. Non agire oggi ci esporrà a crisi ancora più gravi negli anni a venire.

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Giornata mondiale dell’ambiente 2024: come celebrarla

La Giornata mondiale dell’ambiente 2024 è un’ottima occasione per mettere sul tavolo non più tanti buoni propositi, ma azioni concrete che ognuno – nelle sue possibilità – è chiamato a realizzare. Tornare indietro non si può, ma porre un freno a degrado ambientale è possibile.

Come afferma Bruno Pozzi, vicedirettore della Divisione Ecosistemi dell’UNEP (United Nations Environment Programme), «i governi e le imprese hanno un ruolo di primo piano da svolgere per invertire il danno che l’umanità ha arrecato alla Terra.

Ma anche le persone comuni hanno un ruolo vitale da svolgere nel ripristino, che è cruciale per il nostro futuro come specie».

Guida pratica per ripristinare gli ecosistemi

We Are #GenerationRestoration – Come invertire il degrado del territorio, arrestare la desertificazione e rafforzare la resilienza alla siccità è una guida pratica che suggerisce sette modi per partecipare per ripristinare gli ecosistemi a cui devono partecipare governi, istituzioni, finanziatori, università e centri di ricerca, cittadini:

  • Rendere sostenibile l’agricoltura promuovendo il modello rigenerativo. Ogni anno, gli agricoltori ricevono dai governi circa 540 miliardi di dollari di sostegni finanziari, che si potrebbero reindirizzare verso pratiche agricole sostenibili.

Si potrebbero sviluppare colture resilienti agli effetti del cambiamento climatico e gestire meglio l’uso di fertilizzanti e pesticidi per preservare la salute del suolo.

Anche i consumatori possono fare la loro parte adottando diete ricche di vegetali, che seguono le stagioni, acquistare i prodotti locali e consumare più spesso legumi e più di rado le proteine animali.

  • Salvare il suolo. Quasi il 60% delle specie vive nel suolo, e il suolo produce il 95% del cibo che mangiamo. Un suolo sano trattiene i gas serra, quindi svolge un ruolo fondamentale nella mitigazione del clima.

I governi potrebbero sostenere maggiormente le aziende agricole nel praticare l’agricoltura conservativa (che prevede minime lavorazioni meccaniche, copertura organica del suolo con residui colturali o colture di copertura, diversificazione delle specie con almeno tre colture diverse e migliorare la fertilità con l’aggiunta di compost e materiali organici).

L’irrigazione a goccia e la pacciamatura possono mantenere l’umidità del suolo senza sprechi e prevenire lo stress da siccità.

Foto di NASA su Unsplash

Con gli scarti di frutta e verdura le persone possono produrre compost per i giardini e le piante in vaso.

  • Proteggere gli impollinatori. Tre colture su quattro che producono frutti e semi dipendono dagli impollinatori, tutti in grave declino.

Le più attive sono le api, ma ci sono anche degli “insospettabili”: ad esempio, senza pipistrelli non avremmo più banane, avocado e mango. Proteggerli è fondamentale: per farlo bisogna ridurre l’inquinamento, diminuire fertilizzanti e pesticidi, preservare prati, foreste e zone umide.

Può essere utile falciare meno gli spazi verdi nelle città e piantare fiori autoctoni diversi per attirarli.

  • Ripristinare gli ecosistemi di acqua dolce. Mantengono fertile la terra, forniscono cibo e acqua, proteggono da siccità e inondazioni, sono l’habitat di piante e animali: eppure stanno scomparendo.

Oltre a monitorare e identificare le fonti di inquinamento, bisogna rimuovere le specie invasive e ripiantare la vegetazione autoctona e ripensare la gestione delle acque reflue.

I paesi, inoltre, possono aderire alla Freshwater Challenge per accelerare il ripristino dei fiumi e delle zone umide degradate entro il 2030. Finora hanno aderito 46 paesi.

  • Rinnovare le aree costiere e marine. Mari e oceani sono fonte di ossigeno, cibo e acqua e contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici.

La biodiversità marina è una fonte di sostentamento per 3 miliardi di persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Per ripristinare gli ecosistemi blu i governi devono attuare il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework. Contemporaneamente, devono applicare norme rigorose sull’inquinamento che deriva da scarichi industriali, rifiuti in plastica, deflusso dei reflui agricoli e zootecnici (da recuperare come fertilizzanti).

  • Riportare la natura nelle città. Oggi più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, entro il 2050 saranno i due terzi.

Le città consumano il 75% delle risorse del Pianeta, producono più della metà dei rifiuti globali e generano almeno il 60% delle emissioni di gas serra.

Affinché non si trasformino in giungle di cemento, possiamo arricchirle di alberi per migliorare la qualità dell’aria e abbassare le temperature; aumentare i giardini e creare coperture verdi sugli edifici per offrire un habitat favorevole agli uccelli e agli impollinatori.

  • Investire nel ripristino degli ecosistemi. Per raggiungere gli obiettivi climatici e di ripristino degli ecosistemi entro il 2030 bisognerebbe investire 542 miliardi di dollari, e non è così facile.

Nel frattempo, si potrebbe investire in azioni di prevenzione: allerta meteo precoci, ripristino del territorio, migliorare la gestione dei rifiuti, investire in imprese focalizzate sull’agricoltura sostenibile, sull’ecoturismo e sulle tecnologie verdi.

Non una decrescita, ma un’inversione di rotta

Al di là delle azioni dei governi o dei grandi gruppi finanziari e industriali, ognuno di noi può fare la sua parte investendo nelle aziende green, sostenendo l’agricoltura del territorio, diminuendo il consumo di proteine animali, adottando stili di vita più sostenibili.

L’economia ha un ruolo determinante. Come afferma Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, «per affrontare la crisi climatica e salvare l’ambiente è necessario costruire un’economia più sostenibile e innovativa. Un’Italia che affronta la sfida alla crisi climatica esiste già. Secondo il Rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere, circa un terzo delle imprese (510 mila) negli ultimi cinque anni hanno investito sul green. Sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro: i green jobs sono 3,2 milioni. Difendere l’ambiente e affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro come afferma il Manifesto di Assisi».

La Giornata mondiale dell’ambiente 2024 non ci chiama a una decrescita, ma sollecita un’inversione di rotta.

Come diceva Seneca, non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Noi sappiamo dove andare, ma dobbiamo pianificare il nostro viaggio con attenzione e responsabilità se vogliamo raggiungere la meta.

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About Author / Isabella Ceccarini

Lavora da più di trent’anni nel campo editoriale e giornalistico. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Non ama i confini mentali e geografici, è un’europeista sostenitrice dell’Italia, convinta che le sue grandi qualità – bellezza, arte, cultura, creatività – che il mondo ci invidia dovrebbero essere più apprezzate per primi dagli italiani. Promuove e sviluppa iniziative di comunicazione della scienza, di formazione giornalistica professionale e di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità, ricerca, innovazione e formazione, nuove tecnologie, economia circolare. Organizza e modera tavole rotonde per mettere a confronto opinioni diverse.


Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

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Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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