Rinnovabili • Stato dell’ambiente in Italia 2024: luci e ombre della transizione

Stato dell’ambiente in Italia 2024: promossi solo 6 indicatori su 17

Agricoltura biologica, differenziata e rinnovabili gli ambiti dove l’Italia sta facendo meglio. Male su emissioni e consumo di suolo. Molti indicatori sono stabili, ma su livelli insoddisfacenti. La fotografia scattata dal Sistema nazionale di protezione ambientale sui trend degli ultimi 20 anni del Belpaese

Stato dell’ambiente in Italia 2024: luci e ombre della transizione
Foto di Jack Seeds su Unsplash

Sulle polveri sottili, bene il trend per PM2.5, male invece il PM10

(Rinnovabili.it) – Italia promossa in 6 indicatori ambientali su 17, tra cui energie rinnovabili, agricoltura biologica e raccolta differenziata. Tendenza stabile su 4 indicatori come adattamento ai cambiamenti climatici, aree protette marine e terrestri e rumore. Mentre il trend è negativo in 5 ambiti, dalle emissioni di gas serra al consumo di suolo, dalle polveri sottili all’incidenza del turismo sui rifiuti urbani. Altri 2 indicatori, lo stato delle acque di fiumi, laghi e falde, sono positivi ma non è possibile valutare quale sia la tendenza. È la fotografia scattata dal rapporto sullo stato dell’ambiente in Italia 2024 dal SNPA.

Stato dell’ambiente in Italia 2024, gli aspetti positivi

Sulle rinnovabili, la corsa dell’energia pulita tra 2004 e 2020 disegna una curva crescente che ha permesso di superare il target al 2020 di percentuale di rinnovabili sul consumo finale lordo (20% contro l’obiettivo del 17%). Grazie alle politiche di incentivazione, si è passati dai 14 Mtep del 2005 ai 29 Mtep del 2021. Mentre la domanda di energia da fonti fossili ha registrato una contrazione complessiva di circa 60 Mtep e un decremento medio annuo del 3%. Ma il trend è ancora lontano da quello che servirebbe per raggiungere in sicurezza i nuovi target al 2030.

Nota di merito va all’agricoltura biologica. Gli obiettivi italiani sono più ambiziosi di quelli della Farm to Fork europea. Nel 2022, dettaglia il rapporto sullo stato dell’ambiente in Italia 2024, l’agricoltura biologica interessa il 18,7% della superficie agricola utilizzata (SAU) e il 7,3% del numero di aziende agricole. Negli ultimi 32 anni l’andamento è stato crescente sia in termini di operatori sia di superficie coltivata, in controtendenza rispetto allo storico declino della superficie agricola.

Sul versante rifiuti, l’Italia è promossa per la differenziata (al 65% nel 2022) e sulla diminuzione di quelli conferiti in discarica: in 20 anni è crollata dal 63,1% al 17,8%. C’è però la necessità di “imprimere una accelerazione nel miglioramento del sistema di gestione per consentire il raggiungimento di obiettivi previsti dalla normativa europea”, cioè scendere ancora al 10% entro il 2035.

Buono anche il trend delle polveri sottili PM2.5, sceso costantemente nell’ultimo decennio, anche se quasi tutte le stazioni di monitoraggio segnano ancora valori al di sopra delle soglie di sicurezza indicate dall’OMS (un problema che riguarda la maggior parte dell’Europa).

Dove si può migliorare?

Molti sono i fronti su cui l’Italia potrebbe fare meglio. A partire dall’adattamento alla crisi climatica, dove il rapporto registra “stabilità ma a livelli insoddisfacenti”. La riduzione di rifiuti resta sostanzialmente al palo, mentre la percentuale di sorgenti di rumore per le quali si rilevano superamenti dei limiti normativi è “significativa” (42,7%), e non in miglioramento.

C’è un gap importante sul fronte della tutela di territorio e mare. La copertura nazionale arriva al 21,7% del territorio italiano e all’11,2% delle acque territoriali e ZPE (Zone di Protezione Ecologica). Ma i target al 2030 impongono di salire al 30% per entrambi gli ambiti.

Le bocciature

L’Italia fa invece molto male sulle emissioni di gas serra, con una riduzione di appena il 20% rispetto ai livelli del 1990. E sul consumo di suolo, che è cresciuto di 120mila ettari tra 2006 e 2022. “Nell’ultimo anno, il consumo di suolo netto registrato in Italia è stato in media, oltre 21 ettari al giorno pari a 2,4 m2 al secondo. Un incremento che allontana ancora di più dall’obiettivo di azzeramento del consumo netto di suolo, previsto dall’Ottavo Programma di Azione Ambientale, mostrando una preoccupante inversione di tendenza dopo i segnali di rallentamento registrati nel 2020”, spiega il rapporto.

Va male anche un altro indicatore, quello dei PM10. Sul valore limite giornaliero, “oltre al lontanissimo obiettivo di raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS anche rispettare l’obiettivo previsto dalla normativa su tutto il territorio nazionale sembra piuttosto difficile: nel 2022 non è stato rispettato nel 20% dei casi”, avverte il SNPA.

Il turismo continua a incidere in modo significativo sul totale dei rifiuti urbani, e lo fa con un andamento altalenante: segno che le politiche in merito non sono abbastanza incisive. L’Italia va poi in direzione completamente sbagliata sui rifiuti speciali: invece di ridurli, li sta aumentando. Sono 165 milioni di tonnellate nel 2021, pari a 98 tonnellate per 1 milione di euro di PIL (erano 80 t per 1 mln di euro nel 2010).


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.