Asvis, senza sostenibilità non c’è sviluppo

Nulla tornerà come prima” è stato il leit motiv di questi mesi di confinamento. Ma qual è il mondo che vogliamo, la nuova normalità? Abbiamo l’opportunità di progettare un mondo migliore di quello che abbiamo lasciato. Asvis ha cominciato a raccogliere idee, analisi e progetti. Una cosa è certa: nel futuro che sceglieremo – più green, innovativo e sostenibile – nessuno dovrà essere lasciato indietro

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di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – L’Asvis-Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile ha organizzato incontri preparatori in vista del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Il denominatore comune degli interventi è la convinzione che sia il momento di spingere l’acceleratore sugli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite(sui quali la pandemia ha avuto effetti negativi) e il Green New Deal Europeo, la strategia per la crescita con un piano integrato clima-energia che porti l’Europa a diventare il primo Continente a impatto zero sul clima. 

La sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale ed economica. Asvis ha proposto un piano di investimenti di oltre 200 mld da spendere in dieci anni per lo sviluppo sostenibile di città e territori. Il piano prevede quattro macro-aree: transizione verde, trasformazione digitale, sanità e lotta alla povertà. Enrico Giovannini, portavoce di Asvis, ritiene che si debba investire subito per sostenere il sistema produttivo, l’occupazione, l’istruzione e per arginare povertà e disuguaglianze, rapidamente moltiplicatesi in questo periodo di isolamento. È venuta più allo scoperto la povertà educativa che affligge un numero troppo alto di bambini e ragazzi, compromettendo il loro futuro e quindi quello dell’Italia. 

Se nella fase pre-Covid si stava sviluppando la coscienza di un cambiamento necessario per scongiurare maggiori crisi ambientali e sociali, nella fase post-Covid il livello di consapevolezza è cresciuto: il futuro è nella green economy, nell’innovazione, nell’economia circolare e nella sostenibilità. Quattro pilastri che non sono più considerati incompatibili con lo sviluppo, la crescita e la creazione di posti di lavoro, ma ne sono diventati la componente irrinunciabile: la crescita o sarà sostenibile o non ci sarà.

«Salute e lavoro hanno superato la crisi climatica tra le priorità dei cittadini, ma non dobbiamo mollare», ha notato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea. «Prima della crisi le aziende si chiedevano se investire nel cambiamento o restare com’erano. Ora hanno capito che devono investire nella sostenibilità perché ci sia un futuro». È diventato evidente che si deve agire «velocemente e in modo solidale: se cade un paese cadiamo tutti, forse l’Unione Europea stessa. Ci stiamo giocando il nostro futuro europeo».

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Ripartire con il cambiamento

All’inizio della crisi, il primo impulso era quello di dire “intanto ripartiamo, poi penseremo all’ambiente”. Dopo pochi giorni si è compreso che bisognava pensare a una ripartenza diversa e a riflettere su cosa e come si doveva cambiare. Sembra che finalmente anche in Europa stia iniziando una nuova stagione e stiano prendendo forma maggiore solidarietà e coesione politica, ha affermato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Più solidarietà chiama più responsabilità: i fondi europei di cui potremo disporre sono subordinati al modo in cui verranno spesi e agli obiettivi da realizzare. È giusto che ci venga chiesto il rendiconto di fondi che dovranno essere impiegati nella sanità, nell’efficienza del sistema giudiziario, nella green economy, negli incentivi alle imprese, nella formazione, nelle infrastrutture, nella digitalizzazione.

Sostenibilità, innovazione e sviluppo incidono sulle scelte delle aziende? Per quelle più aperte all’innovazione, come Ferrero, il futuro è iniziato da tempo. Credono fortemente nella sostenibilità: non la considerano un lusso, ma un’opportunità e uno stimolo alla competitività. «Le persone – clienti, dipendenti, lavoratori delle filiere alimentari – sono al centro delle nostre scelte imprenditoriali», ha detto Alessandro D’Este, presidente e ad di Ferrero Commerciale Italia. Un’azienda globale si confronta con situazioni molto diverse in ogni parte del mondo; il no al lavoro minorile, diffuso in molti paesi in cui opera Ferrero, è una scelta nettissima. L’attenzione all’ambiente è alta: entro il 2025 il packaging avrà eliminato la plastica e tutte le confezioni saranno compostabili o riciclabili. 

«La sostenibilità sociale è nel nostro dna», ha spiegato Marco Pedroni presidente di COOP Italia. «Nell’emergenza abbiamo voluto offrire un sostegno: abbiamo tranquillizzato le persone assicurando costantemente le forniture, organizzato la distribuzione del cibo ai più fragili, messo in sicurezza i punti vendita sia per gli addetti che per i clienti». Il problema vero è l’impoverimento: se pure c’è maggiore sensibilità per l’alimentazione sostenibile, la preferenza va a prodotti scadenti ma a buon mercato. COOP dagli anni Ottanta fa una politica rispettosa dell’ambiente in agricoltura e negli allevamenti, ma servono scelte politiche a sostegno di imprese e cittadini.

«In questi mesi l’Italia ha fatto passi da gigante nel digitale, non è pensabile tornare indietro», ha sottolineato Luigi Gubitosi, ad di Tim. Grazie alla tecnologia abbiamo potuto lavorare (prima della crisi c’erano circa 600mila lavoratori in smartworking, che sono passati a 8 milioni) e studiare da casa, mantenere i contatti personali, fare videoconferenze, mettere in connessione ospedali e sistemi di soccorso, vedere i film in streaming. Tim ha fatto un lavoro enorme (nel periodo del lockdown il traffico di dati è aumentato di 12 volte), ma ci sono aree del Paese ancora tagliate fuori da ogni connessione.

Il digital divide è un divario geografico e generazionale da colmare per garantire a tutti le stesse possibilità, l’innovazione passa dalla diffusione delle tecnologie digitali di ultima generazione che aprono nuove prospettive di sviluppo sostenibile per molte filiere produttive, come quella agricola. In una lettura trasformativa dell’economia si perderanno posti di lavoro, ma se ne creeranno altri basati su nuove competenze, per questo si deve puntare sulla formazione a tutte le età.

I futuri possibili

Francesco Starace, ad di Enel, spinge sulla sostenibilità perché è il futuro, fa bene all’economia e all’ambiente. 37mila dipendenti di Enel su 70mila hanno lavorato in smart working, mentre i tecnici – il cui lavoro evidentemente non è remotizzabile – sono stati fisicamente operativi su reti e centrali in giro per il mondo. È stato possibile monitorare in tempo reale le performance dell’azienda, si è lavorato con rapidità di gestione e senza problemi di connettività, tutte le applicazioni e i dati sono su cloud. Grazie alla tecnologia, Enel ha un sistema resiliente anche in caso di recrudescenza del virus.

I Goal Onu devono essere il riferimento dello sviluppo. Tuttavia, secondo l’analisi di Asvis nell’ottica dell’Agenda 2030, il Decreto Rilancio si è concentrato soprattutto sulle misure di emergenza legate ai Goal 3 (salute e benessere), 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 9 (imprese, innovazione e infrastrutture); qualche attenzione ai Goal 11 (città e comunità sostenibili) e 16 (pace, giustizia e istituzioni solide). Sono assenti riferimenti alla parità di genere (le donne sono state le più colpite nella fase di confinamento e saranno le più penalizzate nella fase della ripresa); silenzio anche su sistemi idrici, ecosistemi, energia, inquinamento (l’impatto della plastica si è impennato per lo smaltimento scorretto di guanti e mascherine, sono assenti incentivi per l’utilizzo di materiali biodegradabili con la riapertura di bar e ristoranti).

«Il futuro sarà quello che sceglieremo», sostiene Giovannini. Impossibile prevederlo, possibile provare a cambiarlo in meglio guardando avanti con occhi nuovi. Il progetto Futuranetwork.eu è nato proprio per aiutare l’Italia a fare un balzo in avanti. Il nome “futura”, plurale della parola latina “futurum”, vuole rappresentare i tanti futuri possibili. Se la pandemia ci ha colto impreparati, la ripartenza richiede visione e programmazione di lungo periodo, a cui tutti devono partecipare.

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