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Auto a fine vita, Ue punta a riciclo e recupero: ecco le nuove norme

Il Parlamento Ue ha approvato nuove norme per la gestione del fine vita dei veicoli e imposto obiettivi da raggiungere ai Paesi membri

Auto a fine vita, Ue punta a riciclo e recupero: ecco le nuove norme
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Auto a fine vita, le nuove norme europee

Lunga vita alle auto. O meglio, nuova vita, grazie al nuovo provvedimento europeo che guida l’industria automotive massimizzando il riutilizzo, riciclo e recupero (vedi il caso Stellantis in Italia). Ogni anno, infatti, dei circa 285 milioni di veicoli a motore presenti sulle strade europee, 6,5 milioni giungono alla fine del loro ciclo di vita. Ora il Parlamento europeo ha deciso di voltare pagina, vincolando i vari produttori all’utilizzo di materiali riciclati nei nuovi veicoli, mentre quelli non idonei alla circolazione non potranno neanche più essere esportati

Il nuovo regolamento “End-of-Life Vehicles”, ELV, dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio dell’Unione europea, dopodiché ogni Stato avrà due anni per recepirlo ed applicarlo. Le nuove norme UE sull’economia circolare riguardano l’intero ciclo di vita di un veicolo, dalla progettazione al trattamento a fine vita.

Progettazione circolare e utilizzo di materiali riciclati

L’Ue chiede ai car maker di progettare i loro prodotti in modo da consentirne la facile rimozione del maggior numero possibile di parti e componenti. A questo si aggiungono obiettivi importanti: entro sei anni, la plastica usata per ogni veicolo dovrà contenere il 15% di plastica riciclata, che diventa il 25% tra dieci anni. Almeno il 20% di questa plastica riciclata dovrà provenire da materiali recuperati da veicoli fuori uso o da parti usate. E c’è di più, perché in futuro si potranno introdurre ulteriori obiettivi per altri materiali: acciaio, alluminio, magnesio e materie prime critiche riciclate che oggi si importano da Paesi terzi. L’Europa cerca sempre più di essere autosufficiente, o comunque di ridurre la dipendenza da altri Paesi.

Ma si va anche oltre, perché tre anni dopo l’entrata in vigore di queste nuove norme, si introdurrà anche la responsabilità estesa del produttore. Questo significa che l’industria dell’auto avrà un costo in più da gestire. Si, perché dovrà necessariamente occuparsi di raccogliere e smaltire i veicoli giunti a fine vita in qualsiasi parte dell’UE.

Auto usate: serve il certificato

Le aziende che vendono auto usate dovranno certificare che quel veicolo non sia classificato come ELV, cioè veicolo fuori uso (Evently Loss Vehicle), quindi dovrà accompagnare la vendita con un certificato di idoneità alla circolazione valido. Per le transazioni tra privati ​​servirà questa documentazione solo se la vendita viene conclusa esclusivamente su piattaforma online.

Questo ulteriore passaggio di burocrazia, per l’Ue, serve a fronteggiare il problema dei veicoli scomparsi, circa 3,5 mln ogni anno, si tratta di auto smantellate in modo illegale, per rivendere o esportare i pezzi di ricambio sottratti alle auto. Veicoli fantasma che arrivano in Africa, Medio Oriente o Asia mercati secondari e paralleli sotto le vesti di auto usate. Il divieto di esportazione dei veicoli dichiarati non idonei alla circolazione sarà applicabile cinque anni dopo l’entrata in vigore del regolamento.

L’opinione

In Europa, solo nel 2023, sono stati prodotti 14,8 milioni di autoveicoli, mentre ne sono stati immatricolati 12,4 milioni e ne circolano 285 milioni. di auto e ogni anno circa 6,5 ​​milioni di essi giungono alla fine del loro ciclo di vita. Tanti? Troppi? In linea con il Green Deal europeo le istituzioni Ue stanno cercando di cambiare il trend, dare più responsabilità a chi produce, proprio perché chi immette un prodotto sul mercato debba contribuire economicamente alla sua gestione quando diventa un rifiuto.

Sensibilizzare anche l’automobilista sul tema della circolarità. Ad esempio, in quanti sanno che anche in Italia esiste una rete di pezzi di ricambi usati rigenerati e certificati per essere riutilizzati? I prezzi sono più bassi e quando i componenti sono ancora buoni è meglio non rottamarli. D’altronde se si compra uno smartphone rigenerato perché non un sedile, un cambio, un tachigrafo? Eppure, solo un automobilista italiano su dieci compra ricambi usati o rigenerati.

“Stiamo compiendo passi importanti per accelerare la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare. Stiamo promuovendo la sicurezza delle risorse, proteggendo l’ambiente e garantendo la sostenibilità“, le parole dei correlatori Jens Gieseke della commissione Ambiente, e Paulius Saudargas della commissione Mercato interno.

Stellantis, ad esempio, attraverso SustainEra, l’hub dedicato all’economia circolare sta già mettendo in piedi processi per il recupero di materiali e componenti di ricambio.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.