Il blocco deciso da Assorimap arriva dopo mesi di allarmi, tavoli istituzionali e dati che evidenziano una crisi strutturale della filiera italiana.

Il blocco in risposta alla crisi strutturale della filiera
Il riciclo della plastica, oggi al centro di una crisi senza precedenti, arriva al punto di rottura: “fermiamo gli impianti”, ha annunciato Assorimap (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche), nel comunicato diramato nei giorni scorsi. La decisione arriva “dopo anni di sopravvivenza” e segue l’assenza di misure urgenti richieste nei mesi scorsi. L’associazione, che rappresenta il 90% della filiera, spiega che il blocco è legato a perdite ormai “insostenibili”.
Il fermo avrà effetti immediati sull’intero sistema dei rifiuti: “i piazzali dei centri di stoccaggio sono già stracarichi e ai limiti autorizzativi” e senza lavorazione dei lotti si rischia il blocco della raccolta differenziata nel giro di poche settimane. La crisi è confermata dai numeri condivisi nei tavoli con il Governo: gli utili di esercizio sono crollati dell’87%, da 150 milioni nel 2021 a 7 milioni nel 2023, con una proiezione verso lo zero nel 2025, mentre il fatturato risulta in calo del 30% dal 2022.
Tavoli istituzionali e richieste rimaste senza risposta
Assorimap ricostruisce mesi di interlocuzioni senza esito: l’incontro di ottobre al MASE e quello al MIMIT non hanno prodotto misure concrete. “È passato più di un mese dal tavolo convocato dal ministero dell’Ambiente con la promessa di una nuova convocazione operativa”, ricorda l’associazione. Già a metà settembre, in una lettera al ministro Pichetto Fratin, Assorimap aveva scritto che il settore “non è più in condizione di proseguire le attività”, segnalando il rischio collasso di una filiera composta da 350 imprese, 10mila addetti e 1,8 milioni di tonnellate di capacità installata.
Nella stessa lettera, si denunciava l’assenza di provvedimenti comparabili a quelli adottati da altri Paesi europei. Le cause indicate sono sempre le stesse: costi energetici tra i più alti d’Europa, concorrenza dei polimeri vergini low cost e importazioni extra-UE prive di tracciabilità. Tra le soluzioni proposte, anticipate ai tavoli ministeriali, figurano anticipi sull’obbligatorietà del contenuto riciclato negli imballaggi, crediti di carbonio, certificati bianchi e nuovi sistemi di controllo sulle importazioni.
Un problema europeo: riciclo della plastica in calo e 1 milione di tonnellate a rischio
La crisi del riciclo della plastica non riguarda solo l’Italia. A settembre, Assorimap aveva firmato insieme ad altre 27 realtà europee una lettera alla Commissione UE in cui si evidenzia che la produzione europea di plastica è calata dell’8,3% nel 2023. L’associazione sottolinea che, dal 22% al 12% in vent’anni, la quota di mercato globale europea è crollata.
Le raccomandazioni rivolte all’UE includono nuove misure doganali, controlli serrati sulle importazioni e interventi per calmierare i costi energetici. “Non c’è più tempo da perdere”, dichiarava Walter Regis, presidente di Assorimap, spiegando come la filiera stia affrontando una pressione competitiva crescente dovuta ai polimeri vergini importati a prezzi stracciati e privi di certificazione. Il rischio evidenziato riguarda anche l’applicazione del nuovo Regolamento Imballaggi (PPWR), che richiede contenuti minimi di riciclato negli imballaggi ma non distingue doganalmente tra materiale vergine e riciclato, rendendo più vulnerabile il mercato europeo.
L’allarme lanciato in estate sui costi dell’energia e le difficoltà di tenere il passo della concorrenza internazionale
Ad agosto, Assorimap aveva ricordato che gli impianti non si fermano neppure nei mesi estivi. “L’economia circolare lavora 365 giorni l’anno”, spiegava Regis, evidenziando che il comparto gestisce la quasi totalità dei rifiuti plastici provenienti dalla raccolta differenziata nazionale. Anche allora il tema era la sostenibilità economica: costi dell’energia triplicati, importazioni low cost dall’Asia e dal Nord Africa e una domanda di materia prima seconda che non riesce a compensare la compressione dei prezzi.
Il settore, composto da oltre 240 produttori di MPS e 86 impianti dedicati alla plastica post-consumo, ha continuato a lavorare pur tra margini ridotti e necessità crescenti di investimenti. Le richieste al Governo includevano semplificazione delle procedure e politiche di sostegno agli investimenti.
Il Report 2024 sul riciclo della plastica: crescono i volumi ma prezzi e mercato restano fermi
Il Report Assorimap 2024, elaborato da Plastic Consult, fornisce un quadro dettagliato del contesto che ha portato allo stop degli impianti. La produzione di polimeri riciclati raggiunge 833mila tonnellate, con una crescita del +3,2%, ma il fatturato del comparto cala dello 0,8%, attestandosi a circa 690 milioni di euro. Il PET riciclato supera 230mila tonnellate, crescendo del 17,2%, mentre polietilene e poliolefine mostrano cali di produzione e vendite. In parallelo, le importazioni a basso costo si espandono senza controlli efficaci per assenza di un codice doganale dedicato. Sul fronte dei costi, l’energia supera 135 €/MWh a fine 2024. Nel complesso, quasi 7,2 milioni di tonnellate di CO2 potrebbero essere evitate annualmente grazie al riciclo, ma secondo Assorimap mancano meccanismi economici che riconoscano questo valore ambientale. La filiera resta esposta alla concorrenza dei polimeri vergini e a un mercato globale che premia i prezzi bassi, non la circolarità.
Le proposte di Assorimap per uscire dalla crisi
Assorimap ha presentato una serie di soluzioni definite “concrete e già sul tavolo” per affrontare la crisi del settore. Tra le richieste principali compare l’anticipo al 2027 dell’obbligatorietà del contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi, considerato un passaggio essenziale per creare domanda stabile di materia prima seconda. L’associazione propone inoltre il riconoscimento dei crediti di carbonio per chi produce MPS, l’estensione dei certificati bianchi alle attività di riciclo, insieme a maggiori controlli sulla tracciabilità delle importazioni e sanzioni efficaci contro le frodi.
Nei tavoli istituzionali Assorimap ha anche sostenuto la necessità di un sistema europeo di certificazione e di codici doganali distinti per differenziare correttamente polimeri riciclati e vergini.
L’obiettivo è duplice: proteggere il mercato nazionale dalla concorrenza dei prodotti extra-UE a basso costo e garantire che le imprese italiane possano continuare a contribuire agli obiettivi del Green Deal e alla transizione ecologica del Paese.












