Rifiuti urbani: passata la crisi dei consumi, tornano a crescere

Raddoppiata in dieci anni la raccolta differenziata nazionale, ma siamo ancora 12,5 punti percentuali lontani dall’obiettivo che avremmo dovuto raggiungere nel 2012

rifiuti urbani

 

La XIX edizione del Rapporto Rifiuti urbani dell’ISPRA

(Rinnovabili.it) – La gestione italiana dei rifiuti urbani si è data una mossa nell’ultimo periodo: la raccolta differenziata è passata dal 25,8% del 2006 al 52,5% del 2016, anno in cui sono state chiuse 15 discariche sul territorio nazionale. Un raddoppio che segna la strada del cambiamento e che, tuttavia, è ancora parecchio lontano da quell’obiettivo richiesto dalla normativa europea per il 2012. In quell’anno l’Italia avrebbe dovuto portare la quota di differenziata addirittura al 65%, ma questo target è stato raggiunto oggi solo da 4 regioni: Veneto  (72,9%), Trentino Alto Adige (70,5%), Lombardia (68,1%) e Friuli Venezia Giulia (67,1%).

 

I numeri arrivano dalla XIX edizione del Rapporto Rifiuti urbani dell’ISPRA, report che ogni anno fornisce il quadro dettagliato e aggiornato sulla produzione, raccolta differenziata, gestione a livello nazionale, regionale e provinciale.

Il documento mostra alcuni elementi particolarmente interessanti, a cominciare da quello inerente la produzione nazionale dei rifiuti. Dopo 5 anni di calo, il dato torna crescere spinto in alto dall’aumento dei consumi finali e del PIL. I maggiori valori di produzione pro capite, che tengono conto della produzione di rifiuti in rapporto alla popolazione residente, si rilevano oggi per l’Emilia Romagna con 653 kg pro capite nel 2016, seguita dalla Toscana, 616 kg pro capite, a fronte di una media nazionale di 497 kg pro capite.

 

>>Leggi anche Comuni Ricicloni 2017: Al Nord lo scettro rifiuti free, Roma annaspa<<

 

E non si tratta del solo dato in crescita: l’analisi economica elaborata dall’ISPRA a partire dai piani finanziari comunali mostra un aumento generale dei costi di gestione, sia dei rifiuti indifferenziati che differenziati. Le spese sono ovviamente molto differenti da comune a comune e l’analisi premia in un certo senso il regime di Tariffazione puntuale, chiamato anche “Pay-As-You-Throw”(letteralmente paga per quello che butti) , rispetto alla TARI. I sistemi che legano il prezzo del servizio alla quantità di rifiuti urbani prodotti sono infatti lo strumento migliore per  risparmiare e incentivare il riciclo: i 223 comuni italiani che applicano la tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite inferiore a quelli che utilizzano la TARI normalizzata.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui