Rinnovabili • Rifiuti tessili, possiamo riempire 200 stadi di calcio. Si può invertire la rotta? Rinnovabili • Rifiuti tessili, possiamo riempire 200 stadi di calcio. Si può invertire la rotta?

Rifiuti tessili, possiamo riempire 200 stadi di calcio. Si può invertire la rotta?

La filiera tessile, dall'estrazione delle materie prime alla produzione, è responsabile del 92% delle emissioni di gas serra dell’intero comparto moda.

Rifiuti tessili, possiamo riempire 200 stadi di calcio. Si può invertire la rotta?
Immagine creata con IA

Quanti rifiuti tessili può contenere uno stadio di calcio? Se la domanda può sembrare insolita, allora è bene che sappiate che lo scorso anno a livello globale abbiamo scartato indumenti che riempirebbero anche più di 200 stadi olimpici.

Un dato che rivela molto più di una crisi di gestione dei rifiuti. Racconta la storia di un’industria, quella della moda, che deve affrontare la sfida più urgente e complessa della sua storia: la sostenibilità. La filiera tessile, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, è responsabile del 92% delle emissioni di gas serra dell’intero comparto moda.

Rifiuti tessili, catastrofe ambientale ed economica

Secondo un nuovo studio di Boston Consulting Group, dal titolo “Spinning Textile Waste into Value”, i numeri sono veramente allarmanti. Circa l’80% dei capi dismessi finisce ancora in discarica o viene incenerito, mentre meno dell’1% viene effettivamente riciclato in nuove fibre. Possibile? Eppure questa inefficienza che ci sta portando ad una catastrofe ambientale, nello stesso tempo per l’industria è anche un’enorme perdita economica: circa 150 miliardi di dollari di materie prime disperse ogni anno

Dal problema alla risorsa: l’opportunità

Dietro questi numeri sconfortanti si nasconde una grande opportunità. Se si riuscisse a portare i tassi di riciclo oltre il 30%, l’industria tessile potrebbe generare oltre 50 miliardi di dollari di nuovo valore e creare circa 180.000 posti di lavoro.

“Lo studio mette in evidenza un dato su cui riflettere: oggi soltanto il 7% dei rifiuti tessili globali è disponibile come materia prima per il riciclo ‘textile-to-textile’, il resto si perde in discariche e inceneritori“, afferma Beatrice Lemucchi, Managing Director and Partner di BCG. “È un problema che richiede la creazione di nuove soluzioni industriali e tecnologiche su larga scala. E mai come ora ci troviamo nel momento giusto: in Europa la pressione normativa sta accelerando con l’introduzione della responsabilità estesa del produttore, che obbligherà i marchi a finanziare la raccolta e il riciclo nei mercati in cui operano“.

L’opportunità europea

La buona notizia, dunque, è che il momento giusto per fare qualcosa di concreto. L’Unione Europea ha inserito i tessili tra le cinque categorie di prodotti a maggiore impatto climatico e ha introdotto la responsabilità estesa del produttore (EPR). Si obbligheranno i marchi a finanziare la raccolta e il riciclo nei mercati in cui operano. Insomma un cambio di paradigma che sta prendendo piede anche in paesi di grandi dimensioni come Stati Uniti, Canada e Cile. E pare che anche multinazionali di abiti sportivi, brand noti ovunque, stiano investendo in modo concreto nel riciclo textile-to-textile: un approccio circolare fondamentale, visto che entro i prossimi 5 anni, la domanda di riciclati supererà l’offerta di 30-40 milioni di tonnellate.

La strada verso la circolarità

La transizione verso un’economia circolare nel settore tessile presenta ancora notevoli ostacoli. Una delle sfide più immediate riguarda i costi: il poliestere riciclato, ad esempio, può costare fino al doppio del suo omologo vergine, rendendo i materiali sostenibili meno competitivi sul mercato. Questo divario economico scoraggia le aziende che mirano a mantenere prezzi accessibili.

Un’altra barriera cruciale è rappresentata dalle infrastrutture insufficienti. I sistemi di raccolta e smistamento attuali sono spesso manuali e ottimizzati per la rivendita dell’usato, non per il riciclo su larga scala. Di conseguenza, non riescono a separare efficacemente le diverse tipologie di fibre o a rimuovere accessori come bottoni e cerniere, compromettendo la qualità del materiale riciclato.

Infine, la complessità dei tessuti moderni aggrava ulteriormente il problema. Molti capi sono realizzati con miscele di fibre naturali e sintetiche, una combinazione che le tecnologie di riciclo attuali faticano a gestire su scala industriale. Questa eterogeneità rende difficile il processo di recupero e trasformazione in nuove fibre, rallentando l’intero ciclo di vita del prodotto.

Cinque azioni chiave dell’industria

  • Stimolare la domanda di fibre riciclate: I grandi marchi devono fare da traino, promuovendo l’adozione su larga scala, mentre le PMI possono collaborare e condividere strumenti finanziari per affrontare i costi iniziali.
  • Aumentare la quantità di rifiuti raccolti: Potenziare i sistemi esistenti attraverso iniziative pubbliche e private. Si stima che in Europa questo sforzo potrebbe far salire i tassi di raccolta dal 30% al 55% entro il 2033.
  • Modernizzare lo smistamento: Investire in tecnologie avanzate che automatizzano e velocizzano i processi, con un potenziale di incremento della capacità fino al 90%.
  • Scalare le soluzioni di riciclo: Investire in infrastrutture in grado di trattare diverse tipologie di fibre, localizzate strategicamente e supportate da modelli di business sostenibili.
  • Sostenere l’innovazione tecnologica: Sebbene siano già stati raccolti oltre 250 milioni di dollari per aziende pionieristiche come Circ, Syre e Infinited Fiber, sono necessari maggiori investimenti, anche tramite consorzi, per portare queste soluzioni alla scala industriale.

L’esempio orribile di Atacama

Le montagne di vestiti usati crescono in ogni angolo del mondo. L’Africa è una delle discariche globali. Ma una delle immagini più emblematiche, arriva dal deserto di Atacama, in Cile, dove 66.000 tonnellate di abiti dismessi formano una discarica talmente vasta da essere visibile persino dallo spazio. Ma il cambiamento è sempre possibile. Ad esempio in Germania, esiste un deposito cauzionale per le bottiglie che ha raggiunto un tasso di ritorno del 98%, mentre gli investimenti coordinati nel settore energetico hanno ridotto dell’89% in dieci anni il costo dell’energia solare. E se il settore della moda seguisse questo modello?

Rinnovabili •

About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.