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L’Italia dei RAEE cresce: impianti da record, ma il collo di bottiglia è la raccolta

Diffusi i dati 2025 sui rifiuti elettrici ed elettronici in Italia, secondo il Report Gestione RAEE pubblicato dal Centro di Coordinamento RAEE

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L'Italia dei RAEE cresce: impianti da record, ma il collo di bottiglia è la raccolta
Foto di banah su Unsplash

RAEE, cresce efficienza impianti, ma lontani da standard UE

C’è un’Italia dell’economia circolare che viaggia a due velocità. Gli impianti di trattamento dei rifiuti RAEE lavorano bene, con alti tassi di efficienza. Ma siamo ancora indietro, e molto, dal target che ci chiede l’Europa. È la fotografia, nitida e senza sconti dell’ultimo Report Gestione RAEE pubblicato dal Centro di Coordinamento RAEE. I dati del 2025 parlano chiaro: il vero nodo da sciogliere, tuttavia, sta a monte.

Le aziende del settore hanno gestito complessivamente 588.689 tonnellate di RAEE, mettendo a segno un solido +9% rispetto all’anno precedente. Un incremento trainato sia dal comparto domestico (387.370 tonnellate, +4,5%) sia, in modo ancor più marcato, da quello professionale, che fa registrare un balzo del 18,2% superando le 201mila tonnellate.

L’eccellenza del riciclo

Se guardiamo a ciò che succede dentro i cancelli degli impianti accreditati – che da soli trattano il 95% dei rifiuti elettronici domestici del Paese – il bilancio è da primi della classe. Infatti, se si guardano con attenzione i target di recupero e riciclaggio imposti da Bruxelles, vediamo che in ogni categoria andiamo oltre quello che l’Ue ci chiede.

  • Tasso di riciclaggio oltre l’85%: significa che la stragrande maggioranza dei materiali trattati viene effettivamente reimmessa nel ciclo produttivo come nuova materia prima o destinata al riutilizzo.
  • Tasso di recupero superiore al 90%: un dato che include anche la valorizzazione energetica delle frazioni non riciclabili.

Cosa ci manca

Ma se siamo davvero i primi della classe, in cosa non siamo così bravi? La nota dolente rimane la fase di intercettazione del rifiuto. Nonostante la crescita dei volumi trattati abbia spinto il tasso di raccolta nazionale al 32,5% – con un progresso di 3 punti percentuali rispetto al 2024 – siamo ancora piuttosto lontani dall’obiettivo del 65% fissato dall’Unione Europea. Raccogliamo esattamente la metà di quanto ci chiede.

Come ha giustamente evidenziato Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE, questi numeri testimoniano una reale solidità del sistema e la sua “capacità di trasformare i rifiuti elettronici in nuove risorse, massimizzando il recupero delle materie prime…ma mostra anche quanto sia ancora ampio il margine di crescita”.

Dove arrivano i dati

Questo indicatore viene calcolato rapportando i RAEE gestiti con la media delle apparecchiature nuove immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Significa che immettiamo sul mercato molta più tecnologia di quanta siamo in grado di recuperare a fine vita. I canali di raccolta differenziata faticano a contrastare i flussi paralleli illegali, lo smaltimento indifferenziato o, più banalmente, l’accumulo dimenticato nelle cantine degli italiani.

L’opinione

I dati del 2025 ci consegnano una certezza: l’industria italiana del riciclo dei RAEE è matura, efficiente e pronta a scalare i volumi. Ma fino a quando non riusciremo a raddoppiare quel “misero” 32,5%, la nostra miniera urbana di metalli, plastica e materie prime critiche rimarrà in gran parte sepolta o dispersa. E nei canoni dell’economia globale equivale a non trarre profitto da ciò che è disponibile. Ed il tempo del lusso è davvero finito.

Guardando alla tabella diffusa dal Centro di Coordinamento RAEE si vedono anche i punti deboli del nostro sistema. In ambito domestico TV e monitor sono diminuiti del 7,8%, mentre in quello professionale del 7,7%. Parlando di volumi, si capisce l’entità del problema: in ambito domestico, stiamo parlando di 39.343 tonnellate, mentre in ambito professionale di 5.895 tonnellate.

Il motivo per cui si faticano a recuperare questi diffusissimi device (quanti ne abbiamo in casa?) non è uno solamente. Quello più diffuso è di certo, il fatto che si tratta di apparecchiature più colpite dal mercato nero e dalla gestione illegale dei rifiuti elettronici. Infatti, sono sottratti dai centri di raccolta comunali perché ricchi di schede elettroniche e metalli preziosi, componentistica rivendibile su mercati paralleli.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.