Il Politecnico di Milano guida il progetto europeo che trasforma gli scarti di materiali compositi in materia prima direttamente su truck: una risposta concreta contro la discarica in vista degli obiettivi UE 2030

Dal Politecnico di Milano il progetto YouRban
Il riciclo dei materiali compositi esce dal suo territorio naturale, l’industria, e si avvicina ai cittadini, in strada. Si chiama YouRban, il progetto europeo coordinato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, che accorcia le distanze tra ricerca scientifica e tessuto industriale, per accelerare la transizione ecologica.
Riciclo vetroresina, il progetto creativo
L’idea ingegnosa di YouRban portata avanti dall’ateneo milanese è stata quella di implementare un truck con tutto ciò che serve ad un impianto mobile e itinerante progettato proprio per il trattamento e riprocessamento on-site dei materiali compositi a fine vita, in particolare della vetroresina. I materiali compositi ad alte prestazioni rappresentano da decenni una colonna portante dell’industria moderna. Grazie all’eccezionale combinazione di leggerezza e resistenza meccanica, questo materiale domina settori strategici che vanno dalle attrezzature sportive (sci, racchette da tennis, scafi) alla componentistica automotive, fino all’edilizia e alle pale eoliche.
Il problema dei materiali compositi
La stessa struttura chimica che li rende così resistenti costituisce il loro principale limite ambientale. A differenza delle plastiche tradizionali che possono essere fuse e rimodellate, le resine termoindurenti usate nei compositi creano legami chimici irreversibili.
Milioni di tonnellate di compositi giungono ogni anno a fine vita in Europa e per molto tempo la soluzione prevalente è stata la discarica o l’incenerimento nei cementifici, opzioni oggi sempre più ostacolate dalle normative europee e dalla saturazione dei siti di stoccaggio.
Il ciclo di trattamento industriale a bordo di YouRban
YouRban racchiude in un impianto mobile alloggiato su truck le tecnologie di riprocessamento meccanico e termomeccanico avanzato. Il processo che avviene a bordo si sviluppa in una catena ingegneristica ben definita. Inizialmente, i manufatti a fine vita inseriti nel mezzo subiscono una riduzione volumetrica tramite trituratori a lame ad alta coppia, che riducono gli oggetti in frammenti millimetrici.
Successivamente, un sistema combinato di vagliatura dinamica, separazione densimetrica e depolverazione aerodinamica provvede a frazionare il macinato, separando la resina polverizzata dalle fibre di vetro residue per recuperare materiali di rinforzo ancora riutilizzabili. Queste frazioni ricavate vengono poi miscelate con nuove matrici polimeriche all’interno di un estrusore compatto, capace di stampare direttamente sul posto nuovi manufatti o pannelli per l’edilizia e l’arredo urbano. Integrando l’intera filiera dentro un container mobile, il sistema azzera del tutto la logistica pesante e i costi di trasporto dei rifiuti ingombranti verso impianti remoti.
Il progetto ha coinvolto sette partner tra Italia, Spagna, Austria e Lituania, ed è stato finanziato dall’Unione Europea, che ha consentito di sviluppare un truck secondo un modello modulare e scalabile che lo rende replicabile e customizzabile in base alle specifiche esigenze dei distretti industriali o delle diverse tipologie di materiali da trattare.
Riciclo vetroresina, la situazione italiana
In Italia la gestione della vetroresina e dei materiali compositi a fine vita rappresenta uno dei colli di bottiglia più complessi dell’economia circolare, con oltre 100.000 tonnellate di scarti generati ogni anno tra distretti industriali e manufatti dismessi. Inoltre, secondo i dati dell’ANEV, in Italia sono in funzione circa 7.500 turbine eoliche, di cui oltre il 25% ha superato o quasi i 20 anni di vita operativa. Si calcola che il decommissioning dei parchi eolici più datati genererà decine di migliaia di tonnellate di pale in vetroresina da smaltire o riciclare.
Sebbene la frazione metallica delle grandi infrastrutture venga recuperata quasi al 100%, le resine termoindurenti della vetroresina sono storicamente finite in discarica o a co-incenerimento nei cementifici. La vetroresina, difatti, viene usata come combustibile e la cenere di vetro integrata nel cemento, ma presenta alti costi logistici ed emissioni.
Con costi di smaltimento che oscillano tra i 150 e i 300 euro a tonnellata e l’imminente target europeo di zero rifiuti compositi in discarica entro il 2030, soluzioni itineranti di riciclo meccanico come YouRban stanno segnando il passaggio fondamentale verso la trasformazione di questi costi in materia prima secondaria ad alto valore.
Applicazioni pratiche e scenari futuri
YouRban nasce quindi anche con una forte missione di partecipazione e consapevolezza pubblica. Motivo per cui l’impianto, pur essendo racchiuso in un container, è reso trasparente da ampie vetrate che permettono ai cittadini di vederlo in funzione, toccando con mano il valore concreto dell’economia circolare. «Il vero punto di forza di YouRban è stato dimostrare che l’innovazione tecnologica può e deve uscire dai laboratori per incontrare le persone e i territori. Vedere dal vivo la trasformazione di scarti in nuovi prodotti ha permesso ai cittadini di toccare con mano il valore dell’economia circolare» spiega Marcello Colledani, docente del Dipartimento di Meccanica e responsabile del progetto YouRban.
Con la chiusura della fase di sperimentazione, ora si aprono gli scenari pratici futuri più promettenti per questa nuova tecnologia. Tra le applicazioni principali c’è l’erogazione di servizi on-demand per le aziende: il truck può spostarsi nei diversi distretti produttivi per trattare gli scarti di produzione direttamente in loco, azzerando i costi di trasporto dei rifiuti. «Un altro scenario di grande rilievo è la gestione dei grandi eventi, come la Fiera dell’Artigianato o la Design Week, vere e proprie istituzioni del territorio milanese dove la forte concentrazione di allestimenti temporanei richiede soluzioni di trattamento e trasformazione dei residui rapide e virtuose» aggiunge Colledani.
Infine, la flessibilità del mezzo consente di gestire la logistica in zone remote e difficilmente raggiungibili, portando il riciclo direttamente sul posto: potrebbe essere usato nei parchi eolici, per esempio, facilitando il trattamento delle pale delle turbine giunte a fine vita.












