L’abbandono del nucleare spaventa l’International Energy Association

L’Agenzia ha pubblicato un report sullo stato di salute del comparto nucleare: il lento declino del settore metterebbe a rischio il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione

nucleareIl rallentamento del nucleare occidentale non piace alla IEA che paventa una strada in salita per l’energia low carbon

 

(Rinnovabili.it) – Il declino del nucleare potrebbe rallentare la transizione verso un sistema globale di produzione energetica a basse emissioni: lo sostiene un recente report dell’International Energy Agency, Nuclear Power in a Clean Energy System,il primo a tracciare lo stato di salute del comparto nucleare negli ultimi 20 anni.

Il comparto nucleare garantisce ad oggi il 10% della generazione elettrica mondiale, la seconda fonte di elettricità a basse emissioni dopo il comparto idroelettrico (16%). Proprio l’età degli impianti è uno dei maggiori problemi identificati dagli esperti dell’IEA: buona parte dei reattori costruiti negli Stati Uniti e nell’Unione europea ha un’età media superiore ai 35 anni.

 

nucleare emissioni

 

L’IEA ipotizza una perdita del 25% della capacità del settore già entro il 2025 e di 2/3 del totale entro il 2040: per quella data, il comparto nucleare dovrebbe generare “appena” 90 GW annui rispetto ai 280 GW prodotti nel 2018. A soffrire di più sarebbe l’Ue, dove la produzione da nucleare scenderebbe al 4% del mix energetico, complice anche una serie di programmi nazionali per il phase out; male anche gli Stati Uniti (con le previsioni che vedono il nucleare garantire l’8% del fabbisogno nazionale per il 2040) e il Giappone (2%).

 

Mentre eolico e fotovoltaico sono cresciuti di 580 GW nelle economie più avanzate, l’IEA segnala che la percentuale di energia a basse emissioni di carbonio (circa il 36% del fabbisogno globale) è rimasta la stessa dagli inizi degli anni 2000 a causa del progressivo declino del nucleare.

 

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Per sopperire al lento calo del comparto stimato nelle prossime due decadi, l’IEA stima che le installazioni di fonti rinnovabili dovrebbero aumentare  di 5 volte rispetto agli attuali trend, con un costo complessivo di 1.600 miliardi di dollari.

 

centrale nucleare età

 

“Senza l’importante contributo del nucleare, l’obiettivo di una transizione energetica sarà molto difficile da raggiungere– ha affermato Fatih Birol, Direttore generale dell’IEA – Al fianco delle fonti rinnovabili, dell’efficientamento energetico e di nuove tecnologie, il nucleare può dare un contributo significativo per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e per garantire sicurezza energetica. Tuttavia, a meno che gli ostacoli che vi si oppongono non verranno superati, il suo ruolo sarà presto in declino in tutto il mondo e in particolar modo negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone”.

 

Di qui l’invito dell’IEA ai Paesi più avanzati di sviluppare tecnologie che possano allungare la vita media dei reattori senza compromettere gli standard di sicurezza: una strada già intrapresa da diversi operatori statunitensi, dove i permessi di numerosi impianti sono stati prorogati per altri 40 – 60 anni, e presa in considerazione anche dai gestori europei, con la francese EDF in primis.

 

La competitività di altre fonti energetiche resta, tuttavia, uno dei fattori determinanti per il declino del nucleare: dei circa 90 impianti nucleari statunitensi che hanno ottenuto le proroghe alla produzione, già diversi hanno avviato la fase di chiusura perché non più redditizi a livello commerciale. In quest’ottica, l’economicità di risorse come il gas naturale, di cui proprio gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione lo scorso anno, sta assumendo un ruolo sempre più importante come alternativa alla generazione elettrica da nucleare.

 

Inoltre il comparto porta con sè numerosi dubbi, soprattutto riguardo l’affidabilità dei vecchi reattori: la stessa IEA, nel suo report, sottolinea come tutti i parametri di sicurezza andrebbero ridiscussi nel caso si volesse prolungare la vita degl’attuali impianti nucleari. Allo stesso tempo invita le nazioni economicamente più sviluppate a promuovere soluzioni tecnologiche innovative e a implementare le reti energetiche in modo da poter valorizzare al meglio la produzione attuale.

 

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