Riscaldamenti a legna, il piano AIEL per tagliare le emissioni

La strategia “Rottamare ed Educare” dell’associazione mira a ridurre del 70% le emissioni di PM10 provenienti dalla combustione di legna e pellet, nei prossimi 10 anni

Riscaldamenti a legna
Foto di JackieLou DL da Pixabay

L’86% degli impianti di riscaldamento a legno e pellet in Italia usa tecnologie vecchie e superate

(Rinnovabili.it) – Con l’arrivo dell’inverno e l’accensione dei riscaldamenti, torna a crescere i livello di emissioni inquinanti. Per la precisione il 17% dei livelli di PM10 registrato in Italia proviene da impianti a legna e pellet, nella grande maggioranza dei casi apparecchi vecchi con più di 10 anni di vita alle spalle. Secondo i dati dell’AIEL (Associazione italiana energie agroforestali), infatti, l’86% dei riscaldamenti a legna e pellet impiega tecnologie di combustione ormai obsolete e superate. Parliamo di circa 6,3 milioni di impianti tra stufe e caminetti, installati a livello nazionale. Quello che a prima vista ad alcuni può sembrare un problema, per altri è invece un’opportunità per accelerare la transizione ecologica. A mostrare la strada è la stessa AIEl con la sua nuova strategia “Rottamare ed educare” contenuta nel Libro Bianco presentato in questi giorni.

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Il piano propone di incentivare la sostituzione dei generatori vecchi ed inquinanti con riscaldamenti a legna e pellet moderni ed efficienti, caratterizzati da emissioni di PM10 da 4 a 8 volte inferiori rispetto alle tecnologie più datate. Il percorso del turnover tecnologico, che l’Associazione ha stimato in circa 350 mila nuovi generatori l’anno per 10 anni, è la soluzione per contribuire alla riduzione dell’impatto apparecchi domestici sulla qualità dell’aria. 

“È fondamentale inoltre – scrive l’AIEL – avviare un’azione incisiva di informazione e sensibilizzazione degli utenti finali, in particolare di chi utilizza legna da ardere. Una conduzione scorretta dell’apparecchio a legna può infatti causare incrementi fino anche a 10 volte  delle emissioni di PM10 e di carbonio organico, responsabile a sua volta della formazione delle polveri sottili”.

Per raggiungere il meno 70% di emissioni in dieci anni è necessario “confermare e migliorare i sistemi incentivanti esistenti a sostegno del turnover tecnologico”, primo fra tutti il Conto Termico, prevedendone un potenziamento. Ma non in termini di budget  – spiega AIEL- bensì di capacità di fruizione e di semplificazione del meccanismo di accesso. Un altro elemento è il rafforzamento dello schema di certificazione volontario dei generatori per il riscaldamento domestico alimentati a legna e pellet, ariaPulita® e l’utilizzo di combustibili legnosi certificati, come la certificazione del pellet ENplus® e la certificazione di qualità di legna da ardere e cippato Biomassplus®. Va ricordata anche l’importanza della qualificazione professionale degli installatori e dei manutentori di impianti a biomasse

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Sul fronte dell’educazione la sfida è di fornire ai consumatori informazioni fondamentali come gli impatti della combustione, le modalità di corretto utilizzo dei generatori, le norme di installazione, i controlli previsti e gli obblighi a cui adempiere, oltre ai sistemi incentivanti per accelerare il turnover tecnologico. L’utente deve imparare ad utilizzare correttamente gli apparecchi, abbandonando comportamenti errati e sostituendo i vecchi impianti che non possono più essere utilizzati.

3 Commenti

  1. Con bonus 50% all’acquisto, saremmo molti di più ad installare i nuovi impianti. Così è molto difficile xché non tutti se lo possono permettere.

  2. Vietare la vendita e l’utilizzo di legna non stagionata. La legna non stagionata contiene una percentuale altissima di acqua che fa abbassare la temperatura e l’efficienza di combustione aumentando l’emissione di sostanze inquinante.
    Da quest’anno nel Regno Unito e vietata la vendita di legna da ardere non stagionata.

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