In Europa l’energia da carbone ha i giorni contati

I numeri del carbone non sono mai stati così bassi. Secondo lo studio di Carbon Brief, in Europa ciò è dovuto principalmente al sistema di scambio di quote di emissioni e alla diffusione dell’energia solare, eolica e a gas. Più complessa la situazione mondiale, in cui diversi fattori concorrono alla riduzione dell’energia a carbone.

Carbone
Credits: Анатолий Стафичук da Pixabay

Carbon Brief stima un crollo dell’energia da carbone del 23% in Europa e del 3% a livello mondiale

 

(Rinnovabili.it) – Secondo i dati di Carbon Brief, l’Unione europea ha registrato un calo senza precedenti del 19% su base annua della produzione di energia elettrica a carbone nella prima metà del 2019. I paesi dell’Europa occidentale sono in testa alla classifica, con un consumo di carbone che scende del 22% su base annua in Germania e fino al 79% in Irlanda. Non solo: la tendenza sarebbe ancora accelerata nella seconda metà dell’anno, fino a un calo stimato del 23% entro la fine del 2019.

 

Se le tendenze europee parlano di una riduzione molto consistente, ugualmente ottimistici sono i numeri su scala mondiale, per quanto inevitabilmente più ridotti: la produzione di elettricità da carbone, infatti, è in procinto di scendere di circa il 3% a livello globale nel 2019, il calo più consistente mai registrato.

 

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Da quello che emerge nel report di Carbon Brief, il crollo del carbone è principalmente dovuto al sistema di scambio europeo di quote di emissioni (ETS). I prezzi sul mercato UE del carbonio sono infatti aumentati da circa 5 € nel 2017 a circa 25 € per tonnellata di CO2 emessa nel 2019, spingendo così le centrali a carbone a ridurre la produzione. Altri fattori includono tanto l’espansione dell’energia eolica e solare, quanto la disponibilità di gas (i cui prezzi sono diminuiti) in sostituzione del carbone. Il calo della produzione di carbone è, tuttavia, molto più ridotto nell’Europa centrale e orientale. Secondo Carbon Brief, ciò è dovuto proprio alla quasi totale assenza di impianti eolici e solari e alla limitata capacità del gas nel sostituire il carbone.

 

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Tuttavia, rispetto al gas, il report sottolinea come si tratti di un miglioramento una tantum: infatti, poiché pochi nuovi impianti di gas sono in costruzione in Europa, ulteriori sostituzioni favorevoli di carbone-gas saranno più limitate negli anni successivi. Per questo motivo, secondo lo studio, l’eolico e il solare dovrebbero diventare un elemento trainante, in grado di spostare non solo la produzione di carbone, ma anche la produzione di gas.

 

Per quanto riguarda il panorama mondiale, Carbon Brief ha rilevato un appiattimento della crescita del carbone in Cina e “una brusca inversione di tendenza in India, dove la produzione di carbone è in procinto di diminuire per la prima volta in almeno tre decenni”. Le ragioni del calo variano ovviamente da paese a paese, ma includono un aumento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nucleare e gas, ma anche un rallentamento o una crescita negativa della domanda di energia. In Nord America, circa il 60% della caduta del carbone è stata per lo più dovuta alla chiusura delle centrali a carbone e all’apertura di nuovi impianti a gas.

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