Al centro del workshop GSE-APER, il fermento creato dai recenti provvedimenti nel settore italiano delle FER e l'ambizione con cui il nostro Paese dovrà iniziare a guardare oltre il 2020

Qual è dunque il punto di ripartenza? Se l’Europa sta già fissando obiettivi al 2030 e strategie al 2050, lo stesso non si può dire dell’Italia, ancorata a una Strategia Energetica Nazionale (la cui bozza sta circolando proprio in questi giorni) il cui orizzonte temporale si esaurisce al 2020.
«In un momento in cui il contesto europeo ha quasi definito ambiziosi obiettivi al 2030 e le strategie al 2050 – ha commentato il Presidente di APER, Agostino Re Rebaudengo – il nostro Paese dovrebbe perseguire politiche di sviluppo con strumenti attuativi coerenti che rendano possibile il raggiungimento al 2020 di una quota pari al 38% di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, così come sembra suggerire la bozza di Strategia Energetica Nazionale, apparsa in questi giorni sui media».
Il problema, infatti, è che mentre a livello europeo c’è la volontà di rendere allettanti le rinnovabili rispetto alle altre fonti, creando un mercato attraente e definendo roadmap orientate al 2050, sul piano nazionale non ci sono oggi garanzie sull’efficacia del nuovo sistema incentivante, ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei, e non è chiaro se esso possa assicurare al settore una crescita costante. All’instabilità dei regimi di sostegno cui si è dovuto abituare il nostro Paese, poi, è andata a sommarsi la difficoltà con cui oggi è regolato l’accesso ai capitali.

Il grosso problema per la realizzazione di questo scenario, però, è il difficile accesso al credito, dovuto al fatto che si tratta di un meccanismo nuovo che stimola una certa titubanza da parte degli istituti; un problema a cui vanno ad aggiungersi anche i rischi legati alla vendita dell’energia a un utente privato, piuttosto che al GSE.
Nonostante i numeri per realizzare un tale scenario ci siano, staremo a vedere come risponderanno tutti gli attori coinvolti. Ma la volontà sembra essere quella di voler vedere il bicchiere mezzo pieno.











