Con la Delibera n.67/2025 del 16 dicembre scorso, la Corte dei conti torna a intervenire sui ritardi normativi e il mancato accordo con il Mef.

Fondo nazionale efficienza energetica bloccato, il richiamo della Corte dei Conti
La Corte dei conti certifica lo stallo nell’attuazione del Fondo nazionale efficienza energetica e sollecita il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica a chiudere rapidamente l’iter di riforma.
Nella delibera n. 67/2025, approvata il 16 dicembre 2025, il Collegio del controllo concomitante segnala ritardi persistenti, inefficacia complessiva della misura e un utilizzo estremamente limitato delle risorse disponibili.
A fronte di oltre 284 milioni di euro complessivi tra finanziamenti e garanzie, risultano mobilitati circa 18,4 milioni di euro, mentre la sezione garanzie resta ancora inattiva.
La Corte invita il Mase a definire dunque tempistiche stringenti per superare le osservazioni del Mef e arrivare all’emanazione del decreto di riforma, anche prima della revisione della norma primaria.
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Perché il Fondo nazionale efficienza energetica è in ritardo da anni
Secondo la Corte dei conti, le criticità del Fondo nazionale efficienza energetica non sono episodiche ma strutturali. Il nodo principale riguarda il mancato aggiornamento del decreto interministeriale del 22 dicembre 2017, che disciplina il funzionamento del Fondo.
Nel tempo, il quadro normativo è stato modificato da più interventi legislativi, tra cui l’estensione delle finalità, l’ampliamento della platea dei beneficiari e la possibilità di erogare una quota di contributi a fondo perduto. Tuttavia, queste modifiche non sono mai state pienamente recepite nella normativa secondaria.
La Corte evidenzia che l’assenza di un decreto aggiornato ha impedito al Fondo di dispiegare i suoi effetti, rendendolo di fatto inefficace rispetto agli obiettivi di politica energetica assegnati.
Quante risorse sono disponibili e quante sono state realmente utilizzate
Dal punto di vista finanziario, i numeri riportati nella delibera sono particolarmente critici. Le risorse complessive del Fondo ammontano a 284.845.272,40 euro, di cui 199,39 milioni destinati ai finanziamenti e 85,45 milioni alla concessione di garanzie.
Di queste somme, risultano effettivamente movimentati circa 18,4 milioni di euro, transitati dal conto di tesoreria dedicato ai finanziamenti verso il conto operativo gestito da Invitalia.
La sezione garanzie, pur essendo stata alimentata con oltre 77 milioni di euro, non è mai entrata in funzione per la mancata emanazione del decreto direttoriale attuativo. La Corte sottolinea che questa sezione avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri operativi del Fondo.
Quali obiettivi energetici il Fondo avrebbe dovuto raggiungere?
La Corte dei conti valuta l’inefficacia del Fondo anche alla luce degli obiettivi assegnati nel Piano nazionale integrato Energia e Clima. Il Fondo nazionale efficienza energetica avrebbe dovuto contribuire per 0,7 Mtep di energia finale cumulata al 2030, pari a 700.000 Tep.
Il risultato conseguito fino ad oggi è invece di circa 4.000 Tep, un valore giudicato largamente insufficiente rispetto alle finalità dichiarate.
Il Fondo è destinato a sostenere interventi di efficienza energetica per imprese, ESCo e pubbliche amministrazioni, includendo la riduzione dei consumi industriali, la riqualificazione degli edifici e le reti di teleriscaldamento.
Perché il decreto di riforma è fermo al confronto tra Mase e Mef?
La delibera si occupa del ritardo nell’emanazione del decreto ministeriale di riforma. Il Mase aveva inizialmente previsto un cronoprogramma di cinque mesi, avviato nel primo trimestre 2024, ma le tempistiche non sono state rispettate.
Nel corso del 2024 e del 2025, il confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze si è protratto senza esito. Solo nell’estate del 2025 il Mef ha trasmesso osservazioni articolate e analitiche sullo schema di decreto, che il Mase sta ancora valutando.
Secondo la Corte, queste osservazioni avrebbero potuto emergere prima, all’interno del gruppo di lavoro interministeriale, evitando l’attuale stallo procedurale.
Che fine ha fatto la sezione Ecoprestito del Fondo nazionale efficienza energetica?
Un passaggio centrale della delibera riguarda l’Ecoprestito. Si tratta della sezione del Fondo destinata a concedere garanzie su finanziamenti legati agli interventi di efficienza energetica per persone fisiche, condomìni ed enti del terzo settore.
La Corte ricostruisce come il mancato accantonamento delle risorse nel triennio 2018-2020 e l’impossibilità di utilizzare proventi di aste CO₂ di annualità diverse abbiano impedito l’attivazione di questa sezione.
Il Mef ha espresso un orientamento negativo sulla possibilità di reperire nuove risorse a legislazione vigente, rendendo necessaria una revisione della norma primaria.
Le richieste della Corte dei Conti al Mase
La Corte dei conti formula raccomandazioni precise. Il Mase è invitato a pianificare in modo stringente l’adeguamento alle osservazioni del Mef o a raggiungere una composizione di vedute per arrivare all’emanazione del decreto di riforma, anche prima della revisione legislativa.
Il Ministero dovrà inoltre riferire entro trenta giorni, con documentazione allegata, sulle iniziative intraprese. In caso di mancata comunicazione, la Corte attribuirà il significato di mancata adozione di ogni misura.












