La Cina cerca di mettere un freno allo spreco di rinnovabili

Migliora il curtailment di eolico e fotovoltaico ma alcune provincie cinesi continuano a sprecare oltre un terzo dell’energia rinnovabile che producono

spreco di rinnovabili

 

Le contromosse di Pechino allo spreco di rinnovabili

(rinnovabili.it) – La Cina  è il primo Paese al mondo per i nuovi investimenti nell’energia alternativa. Qui si spendono cifre da capogiro e qui la nuova capacità di eolico e fotovoltaico aumenta, anno dopo anno, a cifre da Guinness dei primati . Insomma, nessuno batte la Repubblica Popolare per voracità di crescita e gli analisti, anche quelli più conservativi, sostengono che entro la fine dell’anno la nazione possa addirittura superare i 130 GW solari di capacità cumulata. Peccato che a questo enorme sforzo costruttivo, non corrispondano altrettanti benefici produttivi. Sì perché la Cina riesce a perdere fino al 50 per cento dell’energia eolica e solare che produce.

 

>>Leggi anche Cina leader delle rinnovabili? In realtà spreca fino al 50% della produzione<<

 

Ad aprile 2017 Greenpeace aveva fatto due conti rivelando come negli ultimi anni lo spreco di rinnovabili cinese sia addirittura aumentato. I motivi dietro questa cattiva gestione della produzione energetica verde sono essenzialmente due: lo sviluppo infrastrutturale e le regole del mercato elettrico.

Il “ritmo” di costruzione delle linee di trasmissione non tiene il passo con la crescita della nuova capacità. Come risultato, alcune regioni, ricche di vento e sole, hanno picchi di produzione verde che superano di gran lunga la domanda ma che non possono, per mancanza delle necessarie infrastrutture, essere dirottati a regioni più bisognose. La rete dunque non è in grado di assorbire l’energia generata dagli impianti rinnovabili che vengono pertanto tagliati fuori (curtailment). Altro elemento, la priorità del dispacciamento: nel Paese le centrali termoelettriche a carbone hanno la precedenza nel mercato elettrico.

 

Lo spreco di rinnovabili è un problema noto ormai da tempo al Governo che dal 2016 sta cercando di prevenire l’effetto curtailment con un piano per lo sviluppo di linee a tensione ultra alta o ultra high voltage (UHV) e precisi contingenti di nuova capacità rinnovabile per le provincie. Qualche timido risultato si è già ottenuto: secondo l’Ente Nazionale per l’Energia (NEA) da gennaio a settembre 2017, la perdita di energia eolica in tutta la Cina è passata da una media del 12% al 6,7% e quella solare da una media del 5,6% al 3,8%. Tuttavia in certi territori, come la provincia di Gansu, i numeri rimangono alti, al punto da riuscire a sprecare quasi un quarto di energia solare e un terzo di energia eolica.

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