Eolico offshore europeo: dove installare le nuove turbine?

Pubblicato dalla lobby europea del vento, il rapporto “Our energy, our future” individua i siti europei più adatti all’istallazione delle nuove turbine ed i relativi costi per lo sviluppo dell’eolico offshore

eolico offshore
By © Hans Hillewaert, CC BY-SA 3.0, Link

Lo sviluppo dell’eolico offshore richiede investimenti e pianificazione

(Rinnovabili.it) – Gli obiettivi della Commissione europea per lo sviluppo dell’eolico offshore – tra 230 e 450 GW entro il 2050 – sono raggiungibili, ma solo a due condizioni: servono nuovi investimenti nelle reti elettriche ed un corretto approccio da parte dei governi alla pianificazione  a lungo temine dello spazio marittimo.
Questa, in sintesi, la conclusione di “Our energy, our future”, rapporto pubblicato oggi da WindEurope in occasione del convegno Offshore 2019, in scena a Copenaghen dal 26 al 28 novembre. 

Prendendo in esame le risorse eoliche dei singoli Paesi, la vicinanza ai luoghi con maggiore richiesta energetica e, in generale, l’ubicazione dell’intera catena di approvvigionamento, il rapporto indaga i siti europei più adatti e convenienti per l’istallazione delle nuove turbine. Nel dettaglio, dei 450 GW di cui sopra, 212 GW potrebbero essere dispiegati nel Mare del Nord, 85 GW nell’Atlantico (compreso il Mare d’Irlanda), 83 GW nel Baltico e 70 GW nel Mediterraneo e in altre acque dell’Europa meridionale. 

 

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Partendo dal presupposto che in almeno il 60% dei mari non è ad oggi possibile costruire parchi eolici offshore e che i tempi di consegna sono di circa 10 anni tra progettazione e costruzione, gli esperti sottolineano l’esigenza di una corretta pianificazione a lungo termine dello spazio marittimo, considerata del tutto necessaria per minimizzare i costi di realizzazione e sfruttamento degli impianti. 

Le “zone di esclusione”, va ricordato, sono state istituite o per motivi ambientali o perché riservate alla pesca, alla navigazione e alle attività militari. Ciò significa che è possibile costruire solo meno di un quarto dei volumi richiesti a costi molto bassi, inferiori cioè a  50 euro/ MWh. Un utilizzo “multiplo” di tali aree – si legge nel documento – che consenta per esempio la costruzione di impianti e, insieme, determinati tipi di pesca, potrebbe essere una soluzione. 

In ogni caso, evidenzia il Report, gli investimenti nelle reti offshore dovranno necessariamente passare dai 2 miliardi scarsi del 2020 ad almeno 8 miliardi di euro entro il 2030. Ciò consentirà – come da obbiettivo – l’istallazione di almeno 20 GW all’anno entro il 2030 rispetto ai 3 GW di oggi. 

 

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