Impianti eolici e accettabilità sociale, le buone pratiche da replicare

Il progetto europeo WinWind ha analizzato le specificità socioeconomiche e ambientali in alcune regioni, di sei Paesi europei, dove sussistono barriere allo sviluppo eolico

Impianti eolici
Creative Commons Zero – CC0

 

Cooperative energetiche e repowering sono alcune delle misure per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo di impianti eolici in Italia

(Rinnovabili.it) – È possibile far crescere l’energia rinnovabile con un approccio che sia non sostenibile per il territorio ma anche inclusivo per le comunità? Per il progetto europeo WinWind la risposta è sì. L’iniziativa racchiude gli sforzi di 12 partner, tra cui l’ENEA, su un obiettivo ben preciso: aumentare l’accettabilità sociale dei parchi eolici alcune regioni di Germania, Italia, Lettonia, Norvegia, Polonia e Spagna.

Più di altre tecnologie verdi, l’eolico è in grado di attirarsi critiche e preoccupazioni da parte della popolazione locale, spaventata a volte dall’impatto visivo e/o acustico. Il progetto è partito dalle attuali barriere sociali allo sviluppo egli impianti eolici per studiare soluzioni ad hoc in grado di superare l’impasse.

 

L’iniziativa è coordinata dall’Italia, e più precisamente da Enea e dalla società umbra Ecoazioni e coinvolge, fra gli altri, anche le Regioni Lazio e Abruzzo, due territori dove la produzione di energia dal vento è diffusa in maniera limitata. I partner di WinWind hanno condotto un’analisi comparativa di dieci buone pratiche selezionate a livello europeo e in grado di migliorare l’accettabilità sociale dell’eolico. Quelle maggiormente replicabili sono state testate nelle regioni  bersaglio dopo aver analizzato le peculiarità delle comunità locali e le caratteristiche socioeconomiche, spaziali e ambientali dei territori. In questo contesto il progetto ha dedicato un’attenzione particolare alle nuove procedure di partecipazione volontaria e quelle di coinvolgimento finanziario, diretto e indiretto, e di condivisione dei benefici.

 

>>leggi anche L’eolico condiviso di Affi, quando le rinnovabili coinvolgono il territorio<<

 

Un esempio? Tra le best practices oggetto di trasferimento figurano il Repowering in Abruzzo, ovvero il rinnovo dei parchi eolici esistenti, con alti tassi di recupero e riutilizzo delle infrastrutture e riduzione dell’impatto visivo. O ancora le riduzioni fiscali e gli incentivi economici per le 1.600 famiglie di Tula, il comune sardo che ospita uno dei parchi eolici più grandi d’Italia.

 

Come è emerso anche nel seminario internazionale sulle buone pratiche che abbiamo ospitato in ENEA, per favorire l’accettazione sociale dell’eolico sono cruciali i quadri normativi favorevoli e gli incentivi finanziari che facilitano la partecipazione diretta dei cittadini alla produzione, al consumo e alla distribuzione dell’energia”, sottolinea la ricercatrice ENEA Tania Giuffrida. “L’impegno attivo dei cittadini così come la creazione delle comunità energetiche rappresentano importanti fattori per la diffusione di un eolico socialmente inclusivo. Le buone pratiche consentono di ricavare denominatori comuni per supportare il raggiungimento degli obiettivi di accettabilità sociale dell’energia dal vento nei diversi contesti locali”. Tra le misure applicabili in Italia, WinWind evidenzia anche la necessità di rafforzare gli scambi tra istituzioni locali e cittadini (ad esempio attraverso incontri pubblici e coinvolgimento nelle procedure dei singoli progetti), di realizzare cooperative energetiche e adottare strumenti per migliorare la qualità della vita nell’area (es. “Bonus baby”, Incentivi economici per la famiglia, ecc.).

Guarda qui (testo in inglese) le migliori pratiche per l’Italia.

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