La Commissione europea ha annunciato 4 nuovi progetti strategici per le terre rare dei magneti permanenti, in grado di godere di un iter autorizzativo facilitato con cui rafforzare la filiera nazionale, ma per il futuro delle turbine eoliche offshore potrebbe servire uno sforzo molto maggiore

Critical Raw Materials Act, passi avanti verso i target 2030
Estonia, Finlandia, Germania. Che si aggiungono a Italia, Francia, Polonia e Svizzera. Questi i paesi che ospitano i nove progetti strategici europei dedicati alle terre rare dei magneti permanenti, componenti essenziali delle turbine eoliche. Il 9 ottobre la Commissione europea ha annunciato gli ultimi 4 nell’ambito del secondo bando del Critical Raw Materials Act (CRMA), coprendo anche in questa tornata diverse fasi della catena del valore: dall’estrazione alla lavorazione fino al riciclo.
L’obiettivo? Come ha spiegato Stéphane Séjourné, Vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale, intensificare gli sforzi comunitari “per riappropriarsi della propria sovranità sulle materie prime critiche”.
Un tema particolarmente urgente quando si tratta di terre rare. Oggi queste materie prime sono essenziali per la produzione di magneti permanenti ad alte prestazioni impiegati in veicoli elettrici, turbine eoliche, elettronica avanzata, aerospazio e difesa. E sebbene non siano quantitativamente così rare come il nome farebbe intendere, la loro posizione e la loro filiera ne fanno una risorsa a rischio.
Oggi, infatti, l’Unione Europea dipende da paesi terzi per il 100% nella fase di estrazione e per oltre il 99% nella fase di lavorazione. Con la prima dominata a livello globale dalla Cina (68%), seguita da Australia (10%), Stati Uniti (9%) e Myanmar (8%), mentre la seconda è concentrata in Cina (85%) e Malesia (10%), lasciando all’UE una quota sotto l’1%.
La guerra commerciale USA-Cina
La questione si è andata ulteriormente complicando con l’accendersi della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Lo scorso anno in risposta ai dazi statunitensi sui prodotti cinesi, Pechino ha introdotto controlli sulle esportazioni di terre rare e magneti permanenti, obbligando le aziende straniere – comprese quelle europee – a richiedere licenze, riducendo di fatto le esportazioni. Il 30 ottobre 2025, però, è arrivata la prima tregua: la Repubblica popolare ha concordato con gli Stati Uniti una sospensione di un anno delle misure più restrittive in cambio di una riduzione dei dazi. Sospensione estesa pochi giorni fa ma solo fino a gennaio 2027. Della tregua ne beneficia anche l’Unione dal momento che un blocco dell’export cinese significherebbe il fermo di intere linee di produzione in Europa. Ma l’incertezza è tanta. Anzi troppa.
“Siamo riusciti a guadagnare un po’ di tempo grazie ai nostri negoziati con la Cina e l’America, una sospensione di 12 mesi per alcune delle misure”, ha commentato Séjourné. “Continuiamo a discuterne con i nostri partner cinesi. Ma si è trattato di una tregua temporanea”.
Le terre rare dell’eolico
L’imperativo è dunque accelerare il più possibile i progetti di estrazione mineraria, lavorazione e riciclaggio, così come diversificare le nostre catene di approvvigionamento. Un punto su cui si batte da tempo anche WindEurope, l’associazione dei produttori eolici europei secondo cui i produttori del Blocco Ue “dovranno trovare nuovi fornitori o ristabilire i rapporti con i fornitori precedenti. Oltre alla Cina, altri Paesi che già producono magneti permanenti includono Giappone, Stati Uniti, India e Indonesia”.
E sebbene le terre rare non rappresentino un fabbisogno esclusivo del settore eolico, è interessante capire quanti sforzi l’Unione dovrà compiere per garantire un futuro all’energia del vento.
Gli aerogeneratori utilizzano soprattutto il neodimio e il praseodimio, due elementi che costituiscono il nucleo dei magneti permanenti e nei giganti offshore si possono trovare anche piccole quantità di disprosio e terbio necessari per mantenere le prestazioni dei magneti ad alte temperature. Secondo un recente studio (From gigawatts to critical mineral demands for EU solar and wind, Nature Energy – 2026) se l’Europa volesse accelerare sull’eolico offshore, la domanda di questi metalli rimarrebbe bloccata su livelli elevati: circa 69.200 tonnellate al 2050.
I progetti strategici sulle terre rare
Sapranno dunque i nuovi progetti strategici sulle materie prime critiche metterci a riparo da eventuali rischi? Per ora no, ma costituiscono un buon passo avanti. Parliamo di 9 iniziative di cui 4 focalizzate solo sul riciclo, tre sulla lavorazione, 1 sulla sola estrazione e infine un progetto integrato di estrazione e raffinazione.
| Anno | Nome Progetto | Paese | Attività | Promotore |
|---|---|---|---|---|
| 2026 | BREES (Best Rare Earth Element Separation) | Francia | Riciclaggio | Rhodia Operations |
| 2026 | HyProMag GmbH | Germania | Riciclaggio | HyProMag GmbH |
| 2026 | Silmet 2.0 | Estonia | Lavorazione (Processing) | NPM Silmet OÜ |
| 2026 | Sokli | Finlandia | Estrazione | Sokli Oy |
| 2025 | CAREMAG | Francia | Lavorazione (Processing) | CAREMAG SAS |
| 2025 | LIFE-22-ENV-IT-INSPIREE | Italia | Riciclaggio | Itelyum Regeneration SpA |
| 2025 | MagFactory | Francia | Riciclaggio | MagREEsource |
| 2025 | Pulawy Rare Earths Separation Plant | Polonia | Lavorazione (Processing) | Mkango Resources Ltd. |
| 2025 | ReeMAP Project | Svezia | Integrato (Estrazione e Lavorazione) | LKAB (Luossavaara-Kirunavaara AB) |
Delle quattro selezionate con il secondo bando non sono ancora usciti dati approfonditi ma con i primi 5 progetti dell’UE i target 2030 del CRMA appaiono già più vicini.
Ovviamente il contributo stimato rispetto ai benchmark di fine decennio varia sensibilmente a seconda della fase produttiva:
- Per la fase di lavorazione delle terre rare si stima un contributo di circa l’88% della domanda dell’UE 2030, rispetto al target del 40% fissato dal Critical Raw Materials Act.
- Buono anche il riciclo con un contributo dei progetti 2025 di circa il 13% del fabbisogno dell’UE rispetto al target del 25%. E la nuova iniziativa a Lacq, in Francia, realizzata da Carester per recuperare disprosio e terbio “potrebbe rappresentare circa il 15% della produzione mondiale di questi ossidi”.
- Più indietro la fase dell’estrazione con appena un 2% stimato rispetto ad un obiettivo 2030 del 10%.
Vale la pena notare che i dati non sono completi, ma anche che manca la certezza assoluta che tutte le iniziative arrivino fino alla fine. Essere designato come progetto strategico non garantisce l’operatività finale. I promotori – spiega la stessa Commissione Europea – devono ancora assicurarsi i finanziamenti, completare le necessarie procedure di autorizzazione e rispettare tutti i requisiti legali e normativi applicabili.












