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Sardegna: impugnata legge nazionale sulle aree idonee

La Regione Sardegna ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge n. 4/2026 di conversione del DL 175/2025. Todde: “Riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove”.

Sardegna: impugnata legge nazionale sulle aree idonee
Foto di Kamil Molendys su Unsplash

Continua il braccio di ferro tra Governo centrale e Regione Sardegna in materia di competenze energetiche. Dopo che l’Avvocatura Generale dello Stato ha presentato ricorso contro la LR n. 31/2025, ritenendo incostituzionale la moratoria inserita nel provvedimento, è l’amministrazione territoriale a scagliarsi contro Roma. E più precisamente contro le norme nazionali sulle aree idonee (Legge n. 4/2026 di conversione del decreto 175/2025).

“Abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge nazionale sulle aree idonee per le rinnovabili”, ha affermato la presidente Alessandra Todde, sottolineando che si tratta di “una norma che scavalca le nostre competenze statutarie, ignora la copianificazione, preferisce automatismi e riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove”.

Il provvedimento in questione, conosciuto anche come Decreto Transizione 5.0, è lo strumento con cui il Governo ha accolto la sentenza di riformulazione del DM Aree Idonee, pronunciata dal TAR Lazio.

Ma anche prima della modifica della norma nazionale, i rapporti tra Regione Sardegna e Governo centrale non erano dei migliori. L’amministrazione sarda era stata la prima in Italia a redigere e approvare una legge regionale in materia di aree idonee con tempi decisamente record. E quasi altrettanto velocemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri l’aveva impugnata di fronte alla Corte Costituzionale.

Ora il territorio sta lavorando per accogliere i rilievi della Consulta e integrarli nella propria legge, ma lo scontro, giocato tutto sull’autonomia energetica della Regione, non si esaurisce.

“La Sardegna non è contro la transizione energetica”, ha sottolineato la presidente. “Siamo contro chi pretende di decidere come e dove farla al posto nostro, ignorando il paesaggio, il nostro ambiente, i siti archeologici e identitari di valore internazionale e le comunità di questa terra”.

Nel ricorso presentato dalla Giunta vengono contestati anche ulteriori profili di criticità nei rapporti tra Stato e Regione. “Non accettiamo nemmeno che lo Stato trattenga beni pubblici dismessi che il nostro Statuto destina alla Sardegna”, ha dichiarato Todde, denunciando anche che “contestiamo i poteri sostitutivi che il Governo si è attribuito, alterando l’equilibrio istituzionale e scavalcando nei fatti perfino il ruolo della Corte Costituzionale”.

“C’è poi una contraddizione che non possiamo più ignorare”, ha aggiunto, spiegando che “il Governo da un lato apre le porte all’eolico offshore con il Piano dello spazio marittimo, dall’altro ammette che quella tecnologia presenta criticità rilevanti per costi e impatto”. Per questo “chiederemo formalmente la revoca di quel Piano”.

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