Turbine eoliche silenziose grazie alla tecnologia spaziale

Dai microscopi realizzati per osservare gli esopianeti arriva l’idea di come mettere il silenziatore ai grandi aerogeneratori

Turbine eoliche silenziose grazie alla tecnologia spaziale

 

(Rinnovabili.it) – Il rumore prodotto dai grandi aerogeneratori è dei motivi per cui l’opposizione all’energia del vento qui e là ancora persiste, perché allora non produrre turbine eoliche silenziose? A quest’obiettivo sta lavorando la Micromega Dynamics, una società belga la cui attività principale comprende il controllo delle vibrazioni prodotte praticamente da ogni cosa. “Alcuni paesi hanno fissato determinati limiti alla quantità di rumore che una turbina può fare“, spiega Nicolas Loix, CEO di Micromega che insieme al suo team di ingegneri ha preso in prestito una tecnologia oggi impiegata nello spazio per annullare le vibrazioni del rotore prima che diventino rumore.

 

Bisogna prima, però, fare una distinzione. Le turbine eoliche producono due diversi tipi di rumori: il  primo è dovuto alle pale, l’altro è proviene dal cambio del generatore interno. E’ proprio quest’ultimo il più fastidioso e quello che normalmente è soggetto alla regolamentazione nazionale. A volte l’unico modo per non escludere questo suono è quello di far lavorare le unità della wind farm al di sotto della loro piena potenza, il che, però, significa anche minore produzione energetica.

 

Turbine eoliche silenziose grazie alla tecnologia spaziale

 

Per risolvere il problema, la Micromega ha preso spunto dai telescopi progettati per osservare gli esopianeti, ovvero quei pianeti al di fuori del nostro sistema solare. Questa tecnologia si affida a piccoli telescopi i cui specchi devono essere costantemente allineati, per riuscirci la Micromega lavorando con l’Esa ha realizzato un meccanismo ad alta precisione con cuscinetti magnetici che regola gli specchi, a condizioni di attrito nullo e a temperature molto basse. “Non potevamo trasporre la tecnologia direttamente nel settore eolico, ma la conoscenza che abbiamo sviluppato nello spazio ci ha reso il lavoro molto più veloce”. Lo studio ha portato alla produzione di “contro-vibrazioni”, vibrazioni con la stessa lunghezza d’onda di quelle emesse dal motore ma di direzione opposta. Il risultato? “Eliminiamo la vibrazione prima di raggiungere la superficie dove diventa suono.”

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