Centrali solari nello spazio, l’UK ripesca l’idea degli impianti orbitanti

Il governo britannico ha commissionato una nuova ricerca sui sistemi fotovoltaici orbitali, un’idea che da metà del secolo scorso continua ad allettare diversi Paesi ma senza mai vedere la luce

Centrali solari nello spazio
Public Domain, Link

La prima centrale solare Uk nello spazio potrebbe vedere la luce nel 2050

(Rinnovabili.it) – Realizzare maxi centrali solari nello spazio in grado di produrre in energia pulita 24 ore su 24 per poi inviarla sulla Terra. È dalla fine degli anni 60 che, complice le fantascientifiche idee di Isaac Asimov, il mondo guarda a questo traguardo tecnologico. Ma ad oltre 50 anni dalla prima abbozzata proposta, tradurre tale concetto in realtà è ancora impossibile. Non mancano tuttavia promesse e progetti dedicati al fotovoltaico orbitale. E dopo gli annunci di Giappone e Cina, anche il Regno Unito si unisce alla partita dei sostenitori. Il governo britannico ha commissionato in questi giorni una nuova ricerca sulle centrali solari nello spazio o space-based solar power (SBSP). L’obiettivo? Capire se la tecnologia possa offrire una fonte di energia resiliente, sicura e sostenibile per il Paese.

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Per poter trasformare l’idea in realtà è necessario non solo realizzare grandi saltelli fotovoltaici da lanciare in orbita; gli impianti devono anche essere dotati di sistemi per convertire l’energia solare raccolta in onde radio ad alta frequenza da trasmettere in sicurezza ai ricevitori a terra collegati alla rete elettrica. Lo studio, condotto da Frazer-Nash Consultancy, prenderà in considerazione l’ingegneria e l’economia di una tale struttura, la capacità di fornire energia a prezzi accessibili per i consumatori e la tecnologia e il know-hoc necessari alla costruzione. Uno dei maggiori problemi da superare è il montaggio degli enormi satelliti in orbita, impresa che non è mai stata tentata prima su questa scala.

“Il Sole non tramonta mai nello spazio, quindi un sistema fotovoltaico spaziale potrebbe fornire energia rinnovabile a qualsiasi parte del pianeta, giorno o notte, pioggia o sole. È un’idea che esiste da decenni, ma che si è sempre stata lontana”, ha commentato Graham Turnock, amministratore delegato dell’Agenzia spaziale britannica. “Il Regno Unito sta aumentando il suo status di attore globale nello spazio e abbiamo piani audaci per il lancio di piccoli satelliti nei prossimi anni. I sistemi SBSP potrebbero essere un’altra freccia per il nostro arco e questo studio ci aiuterà a stabilire se è giusto per il Paese”.

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Il gruppo di ricerca studierà i principali progetti internazionali di satelliti solari, preparando un piano ingegneristico; il piano servirà ad implementare la prima centrale solare nello spazio operativa entro il 2050. Martin Soltau, Space Business Manager presso Frazer-Nash ha aggiunto: “Confronteremo gli SBSP con altre forme di energia rinnovabile, per vedere come possa contribuire ad un futuro mix di tecnologie energetiche pulite. Abbiamo anche lavorato con Oxford Economics, che ha una significativa esperienza nel settore spaziale e che fornirà ulteriori informazioni sulla valutazione economica del sistema e sui vantaggi per l’economia del Regno Unito”.

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