Il fotovoltaico in perovskite supera il 20% d’efficienza

I ricercatori dell’EPFL spingono in avanti i limiti prestazionali delle celle solari in perovskite, esplorando un nuovo modo per far crescere questi cristalli

Il fotovoltaico in perovskite super il 20% d’efficienza

 

(Rinnovabili.it) – Il fotovoltaico in perovskite è ancora giovane ma in pochi anni ha raggiunto traguardi che al suo concorrente principale, i moduli in silicio, hanno richiesto decenni. L’ultimo a essere stato tagliato riguarda l’efficienza con cui queste celle trasformano i raggi solari in elettricità. Alcuni ricercatori del Politecnico di Losanna (EPFL) sono riusciti a portare le prestazioni del fotovoltaico in perovskite oltre il limite del 20%. Il “trucco”, spiegano gli scienziati nella pubblicazione su Science, è tutto nella modalità di coltivazione di questi cristalli.

 

Michael Grätzel e il suo team hanno scoperto che, riducendo brevemente la pressione durante la fabbricazione della perovskite artificiale, si è in grado di ottenere prestazioni migliori per le celle solari di grandi dimensioni. Il lavoro è iniziato creando una sorta d’inchiostro contenente una serie di composti disciolti dentro. Gli scienziati hanno deposito il liquido su un particolare tipo di vetro conduttivo e lasciato asciugare fino ad ottenere una pellicola sottile; quest’ultima è stata sottoposta al calore con l’intento di farla cristallizzare e ottenere così un film sottile di perovskite.

 

Se il valore ancora non è perfettamente competitivo con il solare in silicio, lo è però con il fotovoltaico in film sottile, opzione impiegata, ad esempio, per realizzare sistemi solari integrati negli edifici. Il risultato è un buon passo avanti verso la commercializzazione di questa tecnologia, ma ci tiene a sottolineare il team di ricerca, elevate prestazioni non necessariamente segneranno la fine del silicio. Il fotovoltaico in perovskite deve superare ancora diversi problemi, per nulla marginali, tra cui l’utilizzo del piombo e una stabilità ancora troppo breve in condizioni reali.

L’opzione più convincente per Grätzel è quella rappresentata da celle ibride, in cui i cristalli di perovskite sono stratificati sopra il silicio policristallino. In questo caso l’efficienza potrebbe superare il 30%, con un limite teorico spostato a circa il 44%.

 

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