Il muro USA con il Messico? Trump propone di rivestirlo di fotovoltaico

Nel corso della riunione alla Casa Bianca con i leader del Congresso repubblicano, il presidente americano suggerisce l’idea di un muro di confine “solare” che si auto-ripaghi con l’energia generata

fotovoltaico

 

Il presidente Trump propone al Congresso un muro fotovoltaico

(Rinnovabili.it) – Rivestire il nuovo muro divisorio tra Usa e Messico con uno stuolo di pannelli solari. Sembra uno scherzo, uno di quelli circolati durante la campagna elettorale quando per la prima volta l’allora candidato repubblicano aveva promesso un “big, beautiful wall” e la rete aveva risposto con ironiche proposte progettuali. E invece l’idea sembra essere più concreta del previsto. Ad avanzarla sarebbe stato lo stesso Trump nel corso della riunione alla Casa Bianca con i leader repubblicani del Congresso dedicata a sanità e riforma fiscale. L’indiscrezione è stata pubblicata dal quotidiano Axios a cui fonti vicine all’amministrazione USA hanno confermato la nuova proposta del presidente americano: integrare moduli fotovoltaici nel muro di confine e impiegare l’energia prodotta per ripagare parte del costo di costruzione.

 

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Secondo quanto riportato dalle fonti, Donald Trump avrebbe suggerito un muro alto da 40 piedi a 50 piedi (12 -15 metri) dotato di fotovoltaico in modo che il risultato finale sia “una bella struttura”. In realtà, progetti in tal senso esistono già tra quelli presentati alla Casa Bianca quando all’inizio di quest’anno la nuova amministrazione USA aveva chiesto proposte architettoniche per il nuovo muro. Uno di questi è quello presentato da Gleason Partners LLC di Las Vegas, ad aprile scorso, in cui una fila di pannelli solari montati sull’apice della barriera alimenterebbero illuminazione, sensori e stazioni di ricarica.

 

Tralasciando l’analisi di quello che sembra un pallido tentativo per migliorare l’accettazione pubblica della barriera, sorge spontanea una domanda, formulata ad alta voce da Shayle Kann, vice presidente della GTM Research “Se si crede veramente che mettere il solare sul muro di confine permetterebbe di auto-ripagarsi, significa che si crede nell’economia positiva del solare. Allora perché non mettere il fotovoltaico su tutti gli edifici governativi e le nuove costruzioni?”

 

Il muro, va ricordato, ancora non ha un finanziamento approvato. Il primo budget proposto dalla Casa bianca, quello per l’anno fiscale 2018, chiede al Congresso 1,6 miliardi di dollari per la costruzione. L’amministrazione Usa ha reso nota l’intenzione di investire, una volta ottenuto il via libera dal Parlamento, “2,6 miliardi di dollari in nuove infrastrutture e tecnologie nel 2018 per dare alle forze dell’ordine gli strumenti e le tecnologie di cui hanno bisogno per scoraggiare, negare, identificare, tenere traccia e risolvere l’attività illegale lungo il confine”.

2 Commenti

  1. Ma che strano. Mi aspettavo che facesse trivellare tanti pozzi petroliferi in fila sul confine e che poi ci costruisse sopra un bel murone grosso con incorporato un oleodotto. Tutta la struttura petrolifera sarebbe stata invisibile, in modo da non turbare la sua anima ecologica e paesaggistica. Sarebbe stato più coerente, invece di dar soddisfazione ai nemici ambientalisti coi pannelli solari. Oppure una bella centrale nucleare dipinta di verde con una di quelle vernici mangia-smog. Pensaci, Donaldino.

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