Mercati fotovoltaici emergenti: Sudafrica, Turchia, Messico sul podio

Il Messico migliora la sua attrattività per potenziali investimenti passando in solo 6 mesi dal 5° al 3° posto nella classifica IHS

Mercati fotovoltaici emergenti: Sudafrica, Turchia, Messico sul podio(Rinnovabili.it) – Il Messico si è finalmente aggiudicato un posto nel podio dei mercati fotovoltaici emergenti più attraenti per gli investitori. Secondo la società di analisi IHS Technology, infatti, il Paese ha in cantiere, per ques’anno, diverse centinaia di megawatt di progetti solari che lo spingerebbero al terzo gradino nella classifica, dopo Sud Africa e Turchia. Per arrivare a queste conclusioni il rapporto IHS Emerging Solar PV Markets Tracker ha analizzato la scena mondiale nel primo trimestre del 2014, valutando l’attrattività di ogni regione attraverso quattro parametri: clima macroeconomico, potenziale dimensione del mercato, maturità della pipeline e redditività del progetto.

 

In questo contesto la società definisce mercati solari emergenti i Paesi che si trovano a dover installare uno più GW fotovoltaici. Secondo il documento, il mercato messicano è passato dal 5° posto in classifica nell’ultimo trimestre del 2013 al 3° nel primo trimestre di quest’anno, su un totale di 40 paesi analizzati. A consolidarne il posto sono anche le ultime affermazioni dell’utility statale, la Commissione federale dell’energia elettrica, che ha annunciato l’intenzione, questa settimana, di realizzare partnership con aziende private per promuovere ulteriormente la produzione di energia rinnovabile.

 

Per il resto della classifica, il Sud Africa resta al numero uno per attrattiva solare, seguito dalla Turchia; a completare la top five sono Israele (4°) e la Svizzera (5°). La Romania, fino al 2013 fissa al terzo posto scivola ora al numero nove nella classifica a causa, principalmente, del dimezzamento dei sussidi governativi entrato in vigore a gennaio. Il rapporto sottolinea però come nonostante stia crescendo l’appeal per questi mercati, essi siano ancora legati ad elemento di rischio, ovvero la scarsa capacità delle reti di trasmissione di aggiungere in modo affidabile una maggiore potenza di generazione rinnovabile, così come la natura imprevedibile dei regimi di sostegno.

Articolo precedenteLegambiente suggerisce il green future in 7 punti
Articolo successivoAgricoltura: il risparmio idrico chiede soluzioni smart