L’analisi del ciclo di vita del primo parco fotovoltaico in perovskite

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena ha valutato le prestazioni ambientali ed energetiche di un impianto solare a base di perovskite realizzato sull’isola di Creta

Fotovoltaico a fine vita

A Creta è in funzione il primo parco fotovoltaico in perovskite integrata con materiali 2D

(Rinnovabili.it) – La perovskite rappresenta, a detta di molti, il futuro della tecnologia fotovoltaica. Gli sviluppi in questo campo sono progrediti rapidamente superando in pochissimo tempo l’efficienza di conversione di molte celle solari a film sottile oggi in commercio. E avvicinandosi alle prestazioni delle celle in silicio monocristallino. Ma perché una soluzione energetica sia realmente affidabile nella vita reale, deve anche poter contare su processi di fabbricazione efficaci e un’ottima operatività in condizioni ambientali esterne.

È possibile colmare il divario attualmente tra i prototipi di laboratorio e installazioni commerciali? La risposta arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena, che ha valutato il ciclo di vita del primo parco fotovoltaico in perovskite con grafene. L’impianto in questione è stato realizzato nel 2020 ad Heraklion, sull’isola di Creta, come parte di una ricerca internazionale. È costituito da nove pannelli solari di nuova generazione – in cui la perovskite è integrata con il grafene – e offre una potenza di picco totale di circa 261 watt.

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Per nove mesi, gli scienziati dell’Università di Siena hanno valutato le prestazioni ambientali ed energetiche dell’impianto, verificando la fattibilità tecnica dell’integrazione di questi moduli in un parco solare reale e funzionante. E dimostrando l’efficacia e la scalabilità del processo di fabbricazione di questa tecnologia.

 La ricerca è stata realizzata dal gruppo “Research on Renewable Energy and Sustainability”, coordinato da Adalgisa Sinicropi e Maria Laura Parisi, professoresse associate del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’UniSi, insieme insieme ai ricercatori del CHOSE – Centre for Hybrid and Organic Solar Energy dell’Università di Roma Tor Vergata, dell’Università ellenica del Mediterraneo, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dell’Istituto di Struttura della Materia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISM) oltre alle aziende GreatCell Solar Italia Srl e BeDimensional SpA.

“Lo studio si basa su un approccio multidisciplinare che ha consentito la realizzazione e l’installazione del primo parco ad energia solare realizzato con pannelli fotovoltaici di terza generazione basati sull’integrazione della perovskite con materiali bidimensionali come il grafene o altri in sostituzione del silicio – ha spiegato la professoressa Sinicropi – e completamente equipaggiata con sistemi di acquisizione di dati in tempo reale. I test eseguiti hanno dimostrato che i nuovi materiali sono vantaggiosi in termini di prestazioni e di impatto ambientale. I materiali bidimensionali (2D) sono elementi fondamentali di questa tecnologia in quanto migliorano l’efficienza e, soprattutto, la durata dei moduli, che è la chiave per il percorso verso la loro industrializzazione”.

“In questo contesto i ricercatori del ‘Research on Renewable Energy and Sustainability’ del dipartimento – ha detto la professoressa Parisi – hanno contribuito al lavoro realizzando un modello prospettivo di analisi del ciclo di vita per valutare la sostenibilità ambientale dei pannelli fotovoltaici innovativi e delle relative prestazioni considerando scenari energetici al 2050. I risultati ottenuti hanno fornito un supporto fondamentale per l’eco-design del sistema, dimostrando che la tecnologia messa a punto dal team di ricercatori ha un potenziale eccellente per contribuire al mix energetico europeo in ottica di decarbonizzazione”.

Lo studio è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Nature Energy

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