Il fracking arriva in Slovenia, a due passi da casa nostra

Le compagnie hanno promesso mari e monti al governo, che punta tutto sul fracking per estrarre gas naturale in grado di ridurre le importazioni

Il fracking arriva in Slovenia a due passi da casa nostra-

 

(Rinnovabili.it) – Il fracking sta per arrivare alle porte dell’Italia. La Slovenia infatti, nonostante le proteste ambientaliste, sembra decisa a sostenere la fratturazione idraulica alla ricerca del gas naturale a Petisovci, nell’est del Paese. Il governo «non chiuderà la porta allo sfruttamento del gas per uso domestico», ha detto Danijel Levicar, direttore del dipartimento dell’energia del ministero delle Infrastrutture.

La volontà di ridurre la dipendenza dalle importazioni è all’origine di questa svolta energetica dell’esecutivo di Lubiana, che per le attività di prospezione si affiderà ad Ascent Resources, una compagnia britannica. Questa collaborerà con Geoenergo, società indirettamente controllata dallo stato sloveno. La joint venture è partecipata al 75% da Ascent Resourcese al 25% dalla compagnia locale.

 

Il carosello delle cifre è già iniziato: Ascent stima che nell’area di Petisovci il sottosuolo custodisca riserve di gas pari a 7 volte il fabbisogno annuale di tutta la Slovenia. Nella prima fase, tuttavia, l’estrazione dello shale gas dovrebbe garantire la copertura di un 10-15% del consumo annuo. La cifra dovrebbe salire decisamente nella seconda fase.

Il fracking potrebbe iniziare già nel 2016 in due pozzi già presenti a Petisovci, che secondo i numeri fatti circolare conterrebbero 10 miliardi di metri cubi di gas. Intanto, si attende la Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento (Ippc), documento necessario per realizzare un nuovo impianto di trattamento del gas in loco.

Governo e aziende hanno già propagandato la creazione di molti posti di lavoro, sviluppo locale e arricchimento della popolazione. Inoltre, dicono, l’avvio dell’estrazione del gas sloveno potrebbe attirare nuovi investitori stranieri.

 

Il fracking arriva in Slovenia a due passi da casa nostra

 

Alla retorica consueta delle compagnie si è contrapposta quella degli ambientalisti, uniti nel condannare le trivellazioni e la tecnica del fracking. Grazie a grossi sussidi pubblici e privati, la fratturazione idraulica ha reso economicamente fattibile lo sfruttamento di giacimenti di gas da scisti che prima era assolutamente non competitivo forare.

Tuttavia, risvolti negativi di natura non solo economica sono sotto gli occhi di tutti, e ogni giorno emergono nuove prove circa il danno ambientale e sociale provocato dall’industria del gas. Dai terremoti che colpiscono le abitazioni nei dintorni all’inquinamento dei fiumi e delle acque potabili con sostanze tossiche mortali, senza contare la trasformazione del territorio in un deserto e i vapori cancerogeni sprigionati dalle perdite dei pozzi.

Secondo il rappresentante di Geonergo, Miha Valencic, c’è parecchia disinformazione sulla questione. Nel sito di Petisovci, sostiene, non dovrebbe essere utilizzato il fracking su larga scala ma una tecnologia di minore impatto ambientale già utilizzata nell’area sin dal 1950. La quantità d’acqua sparata ad altissima pressione sottoterra sarebbe inferiore a quella tipicamente adoperata negli Stati Uniti, mentre i prodotti chimici usati sarebbero “naturali”.

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