Decreto Sonde Geotermiche, cosa dicono le nuove regole

Il Ministero della Transizione Ecologica ha firmato il decreto che, per la prima volta, disciplina a livello nazionale le procedure per l’utilizzo locale del calore geotermico per impianti fino a 100 kW. Ecco le novità

Decreto Sonde Geotermiche
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Come cambiano le regole per la piccola geotermia

(Rinnovabili.it) – Si va completando il puzzle di semplificazioni introdotte a inizio anno con il Decreto Energia (DL 1 marzo 2022, n. 17). Negli ultimi giorni del Governo Draghi, il Ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha infatti firmato l’atteso Decreto sonde geotermiche, provvedimento dedicato alla piccola geotermia. Il DM nasce con l’obiettivo di stabilire le prescrizioni per la posa in opera delle sonde geotermiche destinate alla climatizzazione degli edifici. Individuando i casi in cui applicare la procedura abilitativa semplificata (PAS) e quelli in cui l’installazione può essere considerata attività di edilizia libera.

Decreto sonde geotermiche, quando gli impianti non hanno bisogno di permessi

Il Decreto del MiTE sulla piccola geotermia spiega che per considerare i lavori di installazione interventi di edilizia libera, le sonde geotermiche a circuito chiuso devono estendersi a una profondità non superiore ai 2 metri se orizzontali, o agli 80 metri quando verticali. Inoltre la potenza dell’impianto geotermico non deve superare i 50 kW, né alterare i volumi degli edifici o comportare interventi su parti strutturali.

La procedura abilitativa semplificata si applica invece agli impianti fino a 100 kW di potenza termica, le cui sonde si estendano fino a 3 metri di profondità se orizzontali o 170 metri se verticali. Ad entrambe le tipologie è richiesto però l’inserimento di una serie di dati nei nuovi registri telematici creati a breve da Regioni e Province autonome. Agli enti locali spetta anche il compito di definire le modalità di controllo delle installazioni.

Prescrizioni tecniche per gli impianti geotermici residenziali

Il Decreto Sonde Geotermiche lega la progettazione degli impianti alla determinazione dei parametri termici del suolo mediante un test di risposta termica (TRT) o una campagna di indagini per la caratterizzazione del sottosuolo. Per le installazioni sotto i 50 kW è però possibile desumere tali dati anche ricorrendo a valutazioni ed analisi già disponibili. Per quelle sopra 50 kW c’è l’obbligo di inviare ai registri telematici la relazione tecnica con i risultati del TRT o quella della campagna di indagini. Altro parametro fondamentale da rispettare: il fluido vettore deve essere a basso impatto ambientale, preferibilmente acqua potabile con l’aggiunta di glicole propilenico ad uso alimentare o un altro antigelo. Il provvedimento riporta anche le prescrizioni tecniche per la perforazione e l’obbligo di qualificazione degli installatori.

I commenti del settore al Decreto sonde geotermiche

Per Arcangelo Francesco Violo, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) ­ “Si tratta di una svolta per tutto il settore della geotermia. Questo perché finora  la grande maggioranza delle Regioni non aveva un riferimento preciso. Era, cioè, possibile installare gli impianti, ma in una situazione in cui si navigava al buio su come autorizzarli. Per questo, va anzitutto detto che il decreto del MiTE è positivo perché rappresenta quel segnale che potrà finalmente avviare la ‘filiera della geotermia’ e per farla diventare una risorsa fruibile per i cittadini”.

Un buon passo avanti che avrebbe però potuto puntare più in alto, come spiega ARSE – Associazione Riscaldamento Senza Emissioni. Condividiamo appieno il valore del decreto che cerca di stabilire un livello minimo di semplificazione avviando così su tutto il nostro territorio un percorso di elettrificazione dei consumi termici”, sottolinea Riccardo Bani, Presidente di ARSE e a nome del Coordinamento FREE. “Purtroppo la semplificazione introdotta si limita a rendere agevole solo la realizzazione di impianti di piccole e piccolissime dimensioni escludendo i condomini, il settore terziario, le imprese e la maggior degli edifici della Pubblica Amministrazione. Stimiamo che la semplificazione introdotta nel decreto porterà benefici inferiori al 15-20% del potenziale conseguibile”.

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