Etichette, Nutriscore è attuale?

Il dibattito sulle etichette da apporre sulle confezioni dei prodotti alimentari è sempre più serrato, anche in vista di una decisione definitiva. Sarebbe utile un confronto al di là dei pregiudizi, perché un sistema carente colpirebbe soprattutto i consumatori. L’educazione rimane la chiave giusta per fare scelte informate

Nutriscore

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Nutriscore o Nutrinform? Il dibattito sulle etichette Front of Pack da apporre sulle confezioni dei prodotti alimentari continua senza sosta, anche perché si avvicina il momento di una scelta definitiva su una materia dove non c’è alcun accordo tra i Paesi comunitari.

Infatti la Commissione Europea presenterà la sua proposta di etichetta nutrizionale europea FoP all’inizio del 2023.

Nutriscore vs Nutrinform, le perplessità

È ben nota la posizione dell’Italia, che appoggia il sistema Nutrinform: un’etichetta a batteria che informa in modo dettagliato sui contenuti nutrizionali di ogni alimento (e questo è positivo per le scelte consapevoli dei consumatori) ma a cui si rimprovera di essere troppo complessa da leggere e quindi non gradita ai consumatori.

Sull’altro fronte è l’etichetta Nutriscore, sponsorizzata dalla Francia, che è la cosiddetta etichetta a semaforo, quindi di impatto visivo immediato.

Il suo funzionamento è legato ad algoritmi che danno indicazioni talvolta discutibili e non ben ponderate, come quando assegnano il colore rosso (riservato agli alimenti che nuocciono alla salute) a prodotti simbolo della Dieta Mediterranea come l’olio extravergine d’oliva.

Questo perché l’algoritmo si basa sul singolo ingrediente e non sulle quantità (ad esempio, è improbabile che qualcuno ingerisca un bicchiere di olio d’oliva).

Un altro motivo di perplessità deriva dal via libera del Nutriscore alle bibite gassate con coloranti e dolcificanti artificiali (di cui si beve anche più di un bicchiere) e ad alimenti altamente processati, mentre il Parmigiano Reggiano incassa una sonora bocciatura.

Altro tema caldissimo è il vino, di cui l’Italia è un produttore importante e stimato in tutto il mondo: è considerato un tale veleno che sulle etichette andrebbe scritto “nuove gravemente alla salute” come sui pacchetti di sigarette. Anche qui ci permettiamo di notare che il problema è tutto nella quantità.

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Il diritto a un’alimentazione sana

Inoltre, le etichette Nutriscore attribuiscono un semaforo rosso ai prodotti tipici italiani che si fregiano dei riconoscimenti europei Doc, Dop, Igp. Una posizione che molti vedono come un vero e proprio attacco al Made in Italy agroalimentare.

A questo punto è evidente che sarebbe opportuna una discussione senza pregiudizi per arrivare a una scelta che privilegi il diritto dei consumatori a un’alimentazione sana.

Con questo obiettivo in mente l’eurodeputato spagnolo Jordi Canas e il think tank Competere.eu hanno condotto un dibattito al Parlamento europeo.

All’evento “Empowering consumers. FoP labellings reform: health, knowledge, liberties” (Informare correttamente i consumatori. La riforma dell’etichettatura fronte pacco: salute, conoscenza, libertà) hanno partecipato nutrizionisti, PMI e associazioni dei consumatori. Un confronto serrato sulla riforma delle etichette Front of Pack che la Commissione vuole rendere obbligatorie secondo alle indicazioni della strategia europea Farm to Fork per un’alimentazione sostenibile.

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L’eccessiva semplificazione è un limite

Molto contrastanti le posizioni. Pietro Paganini, fondatore di Competere.eu, ritiene che le etichette Nutriscore siano ancorate al passato: «La scienza si muove nella direzione delle diete personalizzate. Il vostro smartwatch è collegato al vostro frigorifero, al vostro metabolismo e al supermercato. Si tratta di una grande rivoluzione nel campo della nutrizione, dove la ricerca sul DNA e sulla genetica ci sta portando verso diete personalizzate».

Non si può imporre un modello unico per tutti. La discussione, per Paganini, riguarda anche l’attendibilità scientifica di Nutriscore perché «quando gli interessi politici o commerciali lo decidono, l’algoritmo può essere modificato, dimostrandone così l’inconsistenza scientifica».

Ramon Estruch (Università di Barcellona) ritiene che l’eccessiva semplificazione di Nutriscore determinata dagli algoritmi sia un grave limite: «Le persone possono soffrire di ipertensione, allergie, malattie metaboliche, intolleranze, fattori genetici: tutti fattori che possono influenzare le esigenze alimentari di una persona, così come gli effetti di alcuni alimenti su un organismo, rendendolo tollerante o intollerante agli ingredienti.

Questo punteggio semplificato non aiuta chi soffre di particolari patologie ma avrebbe invece bisogno di un’informazione esauriente e corretta per fare scelte adeguate alle proprie esigenze mediche».

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L’educazione è la chiave per una scelta informata

Decisamente negativo il parere dell’europarlamentare Herbert Dorfman, rapporteur della strategia Farm to Fork dell’Unione Europea. Definire cosa sia sano o meno per un individuo è una questione strutturale: un sistema così banale da costringere a riformulare le ricette per ottenere un punteggio migliore ma senza serie basi scientifiche.

Dorfman, inoltre, ritiene che Nutriscore sia un sistema privo di trasparenza perché «conferisce alle catene di distribuzione dei supermercati un potere che può essere abusato per influenzare le scelte dei consumatori. Fa gli interessi del sistema di distribuzione. Questo è il problema».

Sempre secondo Dorfman, poiché Nutriscore è stato adottato in alcuni Paesi come Francia, Belgio e Germania, sarebbe opportuno valutare quali sono stati gli effetti sulla salute prima di introdurlo in tutta Europa.

Se l’eurodeputato greco Giorgios Kyrtsos ritiene doveroso sostenere le PMI in Europa perché stanno affrontando la crisi combinata dall’inflazione e dai prezzi dell’energia e non è il momento di aggiungere altre difficoltà, Veronique Willems di SME Europe, che rappresenta le PMI europee, ritiene che riformulare le ricette dei prodotti potrebbero comportare un onere inutile. Infatti le piccole aziende sono in gran parte escluse dal circuito della grande distribuzione.

«Le PMI spesso non sono presenti nei supermercati, ma i supermercati non sono il futuro», dichiara l’organizzazione dei consumatori europei SAFE. «Dobbiamo esaminare tutto il panorama alimentare. L’educazione è la chiave per consentire ai consumatori di fare una scelta informata».

Una posizione che ci sembra decisamente condivisibile.

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