La geotermia incontra il CCS nei piani futuristici di TerraCOH

La tecnologia “CO2 Plume Geothermal” permette di sfruttare l’anidride carbonica industriale come fluido geotermico

La geotermia incontra il CCS nei piani futuristici di TerraCOH

 

(Rinnovabili.it) – Unire i sistemi di cattura e sequestro dell’anidride carbonica industriale (CCS) alle applicazioni della geotermia ad alta entalpia. Questo l’obiettivo di TerraCOH, società statunitense che ha messo a punto una nuova tecnologia per sfruttare la CO2 supercritica. L’attributo si riferisce ad una particolare fase dei fluidi in cui la pressione e la temperatura a cui sono sottoposti, sono così alte da conferire proprietà in parte analoghe a quelle di un liquido (come nel caso della densità) ed in parte simili a quelle di un gas (ad esempio la viscosità).

 

TerraCOH nasce in seno all’Università del Minnesota. È qui infatti che i suoi fondatori, Jimmy Randolph e John Griffin, hanno messo a punto la “CO2 Plume Geothermal”, di cui l’ateneo detiene oggi il brevetto. L’idea è quella di impiegare l’anidride carbonica nel suo stato supercritico come fluido di lavoro in un sistema geotermico, iniettandola a una profondità di circa 1.600 a 4.800 metri. Una volta riscaldata, la CO2 sarebbe nuovamente tirata fuori per alimentare una turbina e produrre così elettricità.

 

La società sta raccogliendo i fondi necessari alla realizzazione di primi impianti commerciali: ha bisogno di mettere insieme circa due milioni di dollari per realizzare due centrali elettriche di piccole dimensioni (100-200 kW di capacità). Per tagliare le spese iniziali dei primi progetti, TerraCOH punterà a ex giacimenti di idrocarburi, in maniera tale da sfruttare i lavori di perforazione già eseguiti. L’azienda sta progettando una piccola centrale elettrica in un pozzo di petrolio nel nord-ovest del Nord Dakota grazie ai 5 milioni in sovvenzioni ricevuti dal National Science Foundation e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. L’obiettivo a lungo termine è quello di posizionarsi accanto a grandi produttori di CO2, per poi pompare le emissioni di carbonio nel terreno utilizzando la sua tecnologia CO2 Plume Geothermal. I primi impianti, ammette la società, avranno potenze intorno ai 15 megawatt, ma col tempo si potrebbe arrivare fino a 300 megawatt. Un altro obiettivo è quello di utilizzare il sistema geotermico come una “batteria” per l’energia solare ed eolica.

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